Xiaomi si lancia in borsa e sbarca in Italia

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Voi vi starete chiedendo chi sia Xiaomi. Bhe è il quarto produttore di smartphone al mondo, finora conosciuto solo in Cina, ma che ora sta organizzando la sua espansione mondiale e presto vi sembrerà familiare come Samsung, Apple o Huawei.

Nei prossimi giorni ci sarà il lancio dell’Ipo alla borsa di Hong Kong, la società non ha ancora dichirato quante azioni metterà sul mercato, ma si suppone intorno ai 10 miliardi di dollari, facendo così lievitare il valore di Xiaomi alla soglia dei 100 miliardi. Se così fosse, sarebbe l’Ipo più grande degli ultimi quattro anni in Cina per un’azienda tecnologica, dopo i 28,4 miliardi raccolti da Alibaba nel 2014.

In Italia Xiaomi debutterà con un evento il 24 maggio a Milano, dove aprirà il primo punto vendita, ma la società ha comunicato di voler creare una rete capillare sul territorio di rivenditori Xiaomi e che la loro volontà è quella di “essere amati dall’italiani”, quindi non essere riconosciuti in quanto produttore cinese, ma piuttosto in quanto produttore di ottimi smartphone di qualità.

D’altra parte il mercato mondiale e anche quello italiano hanno ormai compreso che all’interno della produzione cinese c’è la bassa qualità, così come l’ottima qualità e i positivi risultati che riscontra Huawei in Europa e negli Usa lo dimostrano.

Huawei ha infatti spianato la strada a Xiaomi nei mercati fuori dalla Cina, dove riscontrerà meno diffidenza nel mercato rispetto a quella che incontrò Huawei nei sui primi anni nei mercati internazionali.

Quindi ora entra un nuovo potente concorrente nel mercato degli smartphone e questo è sempre una buona cosa, perché tutti sappiamo quanto aiuti la diminuzione dei prezzi, fondamentale per un settore che oggi lo si può dichiaratamente affermare come mercato di massa, cosa che non era solo qualche anno fa.

L’altro aspetto che ci aspettiamo è chiaramente un’ulteriore spinta nella qualità e nell’innovazione dei prodotti soprattutto di fascia bassa e media, in modo che sempre più persone possano avere accesso e prendere confidenza con i sistemi di servizi tecnologici per l’utilità quotidiana, Nfc in primis.

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