Usti…che? La strage dimenticata di Ustica

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Il 27 giugno 1980, l’aereo Dc9 della compagnia Itavia, partito da Bologna con destinazione Palermo, precipita per non meglio precisate ragioni nei pressi dell‘isola di Ustica, a largo della Sicilia. In quello schianto morirono 81 persone. Un profondo mistero in salsa italiana, forse uno dei più eclatanti e paradossali. Omertà, depistaggi, morti sospette, processi lenti, una compagnia aerea, la seconda più grande italiana, che fallisce per le tante accuse diffamanti in un periodo, quello degli anni ’80 e della Guerra fredda, dove l’Italia ha una moglie americana e un’amante libica. Nel 2014 è nato il progetto Flight 870, il quale, attraverso video e infografica e con l’utilizzo di un linguaggio chiaro e preciso, prova a far luce attorno al caso di Ustica, nel quale ricordiamo, non ci sono al momento colpevoli.

In occasione del 35esimo anniversario della strage, nel 2015, il progetto Flight 870 ha lanciato una serie di 3 nuovi video che spiegano e raccontano le altrettante ipotesi sull’esplosione. Dal cedimento strutturale, ad una possibile bomba all’interno del velivolo, fino ad un missile che ha per “sbaglio” colpito l’aereo di linea: tre storie che si sono intrecciate continuamente sui giornali per oltre 30 anni, con i loro protagonisti e le loro contraddizioni.

Ora, nel 2018, a 38 anni dalla strage Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime, lancia un messaggio di speranza, un monito per tenere sempre alta la guardia e non assopirsi: «I magistrati stanno continuando a lavorare, sulla base delle dichiarazioni di Cossiga del 2008 e di un marinaio americano secondo il quale quella sera furono abbattuti due aerei libici. Non hanno chiuso le indagini, come era previsto dovessero fare entro l’anno, e hanno in mano altri elementi. Credo si stia arrivando a scrivere tutta la verità».

Le dichiarazioni riaprirebbero il dibattito sulla tesi della battaglia aerea: secondo questa teoria il Dc9 partito dall’aeroporto bolognese e diretto a Palermo sarebbe caduto nel mar Tirreno dopo essere stato colpito durante una battaglia aerea che avrebbe opposto libici e americani. Oggi , dopo la Sentenza ordinanza del giudice Priore sappiamo molto su quanto avvenuto quella notte del 1980: il Dc9 dell’Itavia è stato «abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea…» , e sappiamo, grazie a un dossier della Nato che ha permesso di superare i silenzi italiani, che quella notte nel cielo c’erano aerei militari americani, francesi, inglesi, belgi e alcuni aerei non identificati, forse libici. È dunque in questo scenario di guerra che è avvenuto l’abbattimento di un aereo civile in tempo di pace.

«Ci manca ora l’ultimo pezzo di verità da conquistare – conclude Daria Bonfietti – il più importante credo, per la dignità stessa del nostro Paese: identificare l’ aereo militare, considerazioni ci portano a Francia o Usa, che materialmente ha abbattuto l’aereo civile».

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