Una caotica recensione di un album stupefacente: io e Levante

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É uscito ormai da qualche settimana “Nel caos di stanze stupefacenti”, il nuovo album di Levante edito da Carosello Records. Ma sono pronta a scriverne solo ora.
Credevo che lo avrei divorato, come è successo con “Manuale distruzione” e “Abbi cura di te”. Invece così non è stato. Questo non significa che il “terzo figlio” di Levante non mi sia piaciuto. É che siamo cresciute sia io che lei. Sono passati due anni dall’uscita di Abbi cura di te e forse siamo maturate, io non ascolto più come prima e lei scrive album a cui è legittimo dedicare il giusto tempo. Bisogna ascoltarlo e riascoltarlo per farsi trasportare dalle canzoni che la musicista ha scritto. “Un disco interamente ideato, concepito e scritto da Levante”, spiega la nota che accompagna l’uscita del disco. Levante “ha avuto un ruolo attivo anche nel delineare le linee guida della produzione artistica di dodici canzoni che raccontano magistralmente sentimenti e stati emotivi: amore, distanza, intimità, incomunicabilità, gelosia, complicità, solitudine, delusione e aspettative”.
Ebbene sì, i tempi di Alfonso sono lontanissimi, nonostante ogni tanto ci sia ancora la necessità di esclamare mesti: “che vita di merda!”. Oggi Levante non racconta più se stessa, o meglio non racconta solo se stessa, ma con uno sguardo acuto guarda al mondo e lo descrive con i suoi bagliori e suoi bui pesti. Temi come la violenza sulle donne, l’omosessualità sono stati rielaborati a modo suo dando vita a brani come Santa Rosalia,o Gesù Cristo sono io. Mai scontata, mai banale, mai vittima. È così nascono testi come questo:
“Per tutte le spine del mondo/ i chiodi piantati nel cuore/ questo e il mio sangue/ questo è il mio corpo/ li porto via amore/ confessa che sei il demonio nella testa/ che mi trascina sempre giù/ confessa che il paradiso non mi spetta/ che non mi sono genuflessa/ che da te risorgo anche io”.
“Non me ne frega niente”, il primo singolo dell’album è un ritratto perfetto dei nostri tempi. “Sono molto legata alla rete, ma ne critico la maleducazione e le modalità più grevi”, ha spiegato la cantante. Ed effettivamente la lotta fra hater e la dipendenza da social sono una delle piaghe della nostra epoca.
Ma nonostante questo legame con la realtà che la circonda, “Nel caos di stanze stupefacenti” non tradisce quella ricerca intimista che Levante ci ha raccontato negli scorsi lavori. Infatti per la presentazione del disco ha raccontato: «Se solo mia madre, anni dopo, avesse potuto vedere la stanza in cui ero finita forse mi sarei salvata da tutte le cadute fatte inciampando solo e sempre su me stessa, sopra specchi scivolosi che non si ruppero mai (almeno non si ruppero!).
In quella stanza ho incontrato i peggiori mostri, combattuto contro la solitudine, affrontato minacce e paure, sempre e solo per colpa di quel disordine che, per troppo tempo, non mi fece trovare la chiave per riaprire la porta che mi separava dalla cosa giusta.
“Fà la cosa giusta.”
“Segui le orme dorate”
“Segui i cieli d’argento”
Erano in troppe a parlarmi e abitavano tutte questo stupido corpo. Sono caduta, un milione di volte, ho trovato altre porte, sì, ma la chiave della cosa giusta non la trovai mai, mai prima di cadere di faccia a terra, e farmi male.
Tanto male.
Nel caos di stanze stupefacenti è un disco pieno di tutto questo.
Che si aprano tutte le porte per te mio terzo figlio» ha concluso Levante.
In questo periodo è uscito anche il suo primo libro “Se non ti vedo non esisti”, edito da Rizzoli, e con imperdonabile ritardo ammetto di non averlo ancora letto. Ma presto rimedierò!

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