Umanizzazione delle cure

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Il brand nella sanità: partiamo dall’umanizzazione delle cure.

Nel mondo occidentale si sta riscontrando a più livelli, dopo il periodo iper-industriale, che l’uomo non è come la macchina che guida o che usa al lavoro, ma è un corpo, una mente e quasi per tutti è anche uno spirito (anima o coscienza o qualsiasi altra cosa sia la vostra idea).
Uno dei settori che si sta facendo degli sforzi ammirevoli verso questa idea, anche se purtroppo va detto con eccessivo ritardo, è il sistema sanitario. Non parlo tanto del sistema sanitario di una o di un’altra nazione, ma parlo della sanità in generale, del settore a livello globale, il quale, tra l’altro, come accade nel mondo delle assicurazioni, ha tutti i brand molto simili tra loro, per cui non ci siamo accorti di uno che si sia comportato molto meglio di altri.
Prima di parlare di brand però dobbiamo dare un paio di nozioni e capire dove dobbiamo andare a parare in termini di branding.
La relazione sta tra umanizzazione delle cure e brand delle cliniche ospedaliere (pubbliche o private).
Non essendo medici, vi riportiamo la descrizione iniziale del programma di umanizzazione delle cure fatto e posto sul sito dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) che dice:

“Per umanizzazione s’intende quel processo in cui si deve porre il malato al centro della cura; questo concetto segna il passaggio da una concezione del malato come mero portatore di una patologia ad una come persona con i suoi sentimenti, le sue conoscenze, le sue credenze rispetto al proprio stato di salute. Si può sottolineare quindi che il processo di umanizzazione consiste sostanzialmente nel ricondurre al centro l’uomo con la sua esperienza di malattia e i suoi vissuti”: così una definizione di umanizzazione in letteratura medica.
Il tema dell’umanizzazione è stato inserito per la prima volta nel Patto per la salute 2014-2016 laddove si afferma che “nel rispetto della centralità della persona nella sua interezza fisica, psicologica e sociale, le Regioni e le Province Autonome si impegnano ad attuare interventi di umanizzazione in ambito sanitario che coinvolgano aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza” e si predispone un programma annuale di umanizzazione delle cure che comprenda la definizione di un’attività progettuale in tema di formazione del personale e un’attività progettuale in tema di cambiamento organizzativo indirizzato soprattutto all’Area critica, Pediatria, Comunicazione, Oncologia, Assistenza domiciliare.

La stesura riportata è di un ente della Repubblica Italiana, ma diciamo che la concezione che se ne può estrapolare è condivisibile da chiunque nel mondo.
L’uomo non è una macchina da riparare, un uomo malato nel corpo, ha conseguenze nella sfera psicologica, emozionale, relazionale e sentimentale, è un insieme di cose che vanno prese in considerazione durante il periodo di malattia.
In questa idea di paziente, si inserisce un diverso tipo di trattamento durante la malattia che consiste in pratiche di sollievo umorale per il periodo che questo passa all’interno della struttura clinica.
Una struttura clinica che oggi, nelle realtà più evolute punta a diventare un “ospedale senza dolore”, dove, se prima già si utilizzavano trattamenti chimici per la riduzione del dolore corporeo, si incomincia a comprendere che la riduzione del dolore psichico ed emotivo ha uguale importanza e non può essere trattato chimicamente.
In questo percorso, la prima attività che si fa è far intervenire le associazioni di cittadini all’interno della struttura sanitaria in modo da capire grazie ai loro consigli ed interventi quali siano le aree e le modalità di gestione del paziente per aumentare la soglia di sopportazione della malattia e del periodo di degenza.
Ora, noi occupandoci di aziende, dobbiamo parlare anche di altri fattori, che inquadrano il sistema sanitario come sistema economico, che deve essere solido, efficiente e che come in tutti i settori è creato da aziende e marchi in competizione apparente tra loro.
I sistemi sanitari sono tra i settori con più giro d’affari al mondo. Gli Stati Uniti sono il paese che spende di più per la sanità, parliamo di 2700 miliardi di dollari l’anno (2015), il 18% del pil nel 2012 e si stima arriverà al 20% nel 2020.
In Italia, dove il sistema sanitario pubblico è ritenuto uno dei migliori a livello mondiale, per costo al pubblico e servizi offerti, vede comunque un’inesorabile perdita di utenza a favore del settore privato, principalmente per via delle attese e dell’aumento di prezzo dei ticket delle aziende ospedaliere pubbliche.
Oggi nonostante il settore sanitario pubblico copra tutti i servizi e tutto il territorio, per una spesa pubblica che supera i 111 miliardi, che investe quasi il 9% del pil in sanità, vediamo che le aziende private sono arrivate ad una quota di valore di mercato di 30 miliardi, con 600 aziende operanti.
Nel complesso in tutti i paesi dell’Ocse la percentuale di pil investita in sanità è cresciuta dell’1% arrivando oltre i 2 punti e mezzo percentuali di media grazie agli ingenti investimenti che stanno facendo i paesi asiatici e del sud-america che arrivano a spendere fino al 25% in più anno su anno sul comparto sanitario nazionale.
In tutto questo scenario, i brander di tutto il mondo, manager e proprietari, devono vedere chiare tre cose:
-1 il mercato privato avrà sempre maggiore spazio, per la sua capacità d’efficienza e questo richiederà maggiore diversificazione, sia strutturale, specializzandosi in trattamenti per specifici pazienti, sia di brandizzazione per evitare di finire tra le mille pecore bianche;
2- l’aumento della spesa vedrà sempre più investitori cercare di fare business nel mondo della sanità e in questo, tralasciando la qualità della struttura clinica che ovviamente deve esserci, la qualità e la capacità di comunicazione agli utenti diventerà un asset fondamentale per il benessere economico della struttura stessa;
3- i clienti/pazienti premieranno i brand che, al contrario di oggi che sono tutti molto asettici, freddi e basati sullo stile “cavie da laboratorio”, sapranno dare calore psicologico-emotivo al paziente, partendo proprio dalla comunicazione di sé stessi e all’attenzione al paziente che è anche cliente.
Oggi più che mai l’attenzione al paziente diventa fondamentale, sia per rispettare il sacro giuramento di Ippocrate, ma anche perché oggi le aziende sanitarie sono recensite online come tutte le altre.

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