Spotify suona la campana di Wall Street

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Spotify

Spotify debutta a Wall Street, il titolo si chiama Spot, che sta per Spotify Technology.
Si parla di un valore azionario che si aggira tra 23 e i 25 miliardi di dollari.
Il colosso di Svezia è stato quotato al New York Stock Exchange (NYSE), ma non con la solita Ipo, quanto con la cosiddetta “quotazione diretta”, ciò significa che non ci saranno intermediari finanziari a gestire il lancio delle vendite. Nessuna emissione di nuovi titoli, nessuna commissione bancaria, nessun speech per convincere gli investitori. Le azioni si compreranno direttamente in Borsa.

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NEW YORK, NY – MAY 20: Daniel Ek, Founder and CEO, Spotify speaks onstage at Spotify Press Announcement on May 20, 2015 in New York City. (Photo by Michael Loccisano/Getty Images for Spotify) *** Local Caption *** Daniel Ek

Daniel Ek, il fondatore, e il suo gruppo hanno dichiarato alla commissione di approvazione un bilancio 2017 in cui emergono 4,09 miliardi di Euro di ricavi, in cui spicca la crescita rispetto ai 2,9 del 2016 e al 1,9 del 2015.
Nel 2017 contava 159 milioni di utenti, di cui oggi se ne annoverano 71 abbonati a pagamento.
Gli obiettivi del 2018 sono di raggiungere tra i 92 e 96 milioni di abbonati a fronte di un range di utenti che dovrebbe aggirarsi tra i 198 e i 208 milioni.

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Numeri notevoli, una crescita del 40% nel 2017 e una stimata del 30% per il 2018, però il gruppo ancora non produce reddito, ma perdite, 378 milioni di euro nel 2017, che si ridurranno verso un range compreso tra i 230 e 330 milioni nel 2018.
É chiaro che questo non fa paura agli investitori, infatti è ormai largamente riconosciuto che il valore azionario non è più così strettamente legato agli utili nelle aziende tech in fase di startup.
Aziende come Tesla e Amazon, tra le più quotate al mondo, producono ancora in perdita nei loro asset principali.
Al contrario, una multinazionale quotata che produce miliardi di ricavi, la prima al mondo per liquidità disponibile, Apple, sarà anche la prima antagonista di Spotify con la sua Apple Music.

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Rivale fino ad un certo punto, in quanto io credo che come accade in tutto il settore del consumo tecnologico di massa, rimarrà diviso tra il “mondo aperto”, dove esistono Google, Samsung, HP, Sony etc… e il “mondo Apple”, dove Apple fa tutto e tutto è collegato all’interno di questo mondo.
Credo quindi che gli utenti Apple, per la maggior parte rimarranno ad ascoltar le loro canzoni preferite su Apple Music, mentre il resto rimarrà su Spotify, e credo anche che i manager di Spotify lo abbiano già messo in conto.
Se poi volete proprio fare gli alternativi, quelli cool, c’è Tidal. Il prodotto top class.

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