Pulitzer 2017: trionfano il Ny Times e il consorzio giornalistico sui Panama Papers

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Gli Oscar del giornalismo al New York Times in tre categorie, il Washington Post si difende con un riconoscimento su un approfondimento dedicato al nuovo presidente degli Stati Uniti, il consorzio International Consortium of Investigative Journalists (di cui parte l’italiano l’Espresso) va a segno per il lavoro fatto sui Panama Papers.
Giunto alla 101esima edizione, il premio Pulitzer stila annualmente le proprie pagelle in 21 categorie che comprendono anche la letteratura, la musica, la fotografia e le vignette. Protagonista dell’edizione 2017 è il quotidiano della Grande Mela che porta a casa il premio di miglior reportage internazionale (dedicato allo “Stato profondo” russo), miglior reportage speciale (un articolo sulle memorie di un veterano dall’Afghanistan) e miglior foto dell’ultim’ora (quelle di Daniel Beherulak sulla lotta ai narcotrafficanti condotta dal presidente filippino Duerte). Il successo del New York Times è stato però preceduto da una clamorosa gaffe, ormai divenuta di rito dopo lo scambio di buste nella notte delle statuette del cinema e le polemiche sul mancato ritiro del premio Nobel per la letteratura destinato a Bob Dylan. Nell’edizione del 10 aprile, infatti, è stato pubblicato sul quotidiano un annuncio pubblicitario dal titolo “Come ci si sente a vincere un Pulitzer? Chiedetelo ai vincitori del Times appena annunciati”?: peccato che il premio non fosse stato ancora assegnato ma, evidentemente, era già arrivato qualche spiffero dalla Columbia University, organizzatrice della cerimonia. Infatti già mezz’ora prima dell’inizio della premiazione il Ny Times era in diretta su Facebook con i tre reporter vincitori del Pulitzer.
Il gruppo internazionale di testate giornalistiche (Icij), che comprende anche il settimanale l’Espresso, si aggiudica il premio per l’inchiesta sui Panama Papers, il lavoro giornalistico che ha svelato una fitta rete di società offshore e di paradisi fiscali che accoglievano fiumi di denaro da tutto il mondo. Ben undici milioni di file, carte in gran parte provenienti dallo studio Mossack Fonseca, sono stati passati al setaccio da 400 giornalisti appartenenti a 100 giornali di 80 paesi, dopo che un’informazione riservata fu trasmessa al tedesco Suddeutsche Zeitung.
Il miglior servizio di Interni è stato vinto dal Washingon Post per un’inchiesta sulla fondazione benefica di Donald Trump mentre a Pro Publica è stato assegnato il riconoscimento di “servizio pubblico” per aver fatto luce sugli abusi della polizia di New York nell’esecuzione degli sfratti.
Lo scrittore afroamericano Colson Whitehead ha trionfato nella categoria “letteratura” con il romanzo “Underground Railroad”, un racconto fantascientifico sulla lotta e la fuga degli schiavi dai loro padroni. Il Pulitzer per il teatro è andato al dramma “Sweat” dedicato alle battaglie della classe operaia. Infine, le rivolte carcerarie oggetto del saggio “Blood in the water” di Heather Ann Thompson hanno conquistato il riconoscimento come miglior lavoro storico.

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