L’embargo di Rafael Marquez, tra divieti e una sottile “damnatio memoriae”

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Eppure a far notizia in questo mondiale non sarà poi tanto questo record. E sì, perché Rafael Marquez dall’agosto del 2017 è stato inserito nientemeno che nella blacklist del dipartimento del Tesoro degli U.S.A. per un suo presunto coinvolgimento in un’operazione di riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico messicano: fu accusato, infatti, di aver utilizzato società a lui riconducibili, tra cui una onlus e una scuola calcio, per ripulire il denaro sporco proveniente dal contrabbando di droga. Marquez avrebbe avuto legami con Raul Flores Hernandez, trafficante messicano. Mai incriminato ma gli Stati Uniti congelarono i suoi beni, così come le sue attività. Bella storia.

Rafael Marquez in allenamento, senza il logo Coca-Cola

E quindi questo comporta una serie di ristrettezze per l’ex difensore di Monaco e Barcellona: marchi e banche degli Stati Uniti non possono avere relazioni commerciali con lui; durante gli allenamenti, mentre i compagni di squadra sfoggiano magliette con il logo “Coca-Cola”, lui deve indossarne una senza sponsor; non può essere intervistato a bordo campo; non può essere nemmeno nominato MOTM (Man Of The Match) poiché il premio è associato alla Budweiser, birra statunitense.

Fortunatamente il Messico non gioca con sponsor Nike, altrimenti sarebbe stata un’altra gatta da pelare. I giocatori del “tricolor” sfoggiano Adidas, lo sponsor personale di Marquez è la Puma, entrambi brand tedeschi.
La FIFA ha avuto a cuore il caso del difensore messicano: nella distribuzione a tutte le nazionali partecipanti al Mondiale di 1,5 milioni di dollari per prepararsi al torneo, ha fornito al Messico una parte in euro, attraverso banche europee, per far sì che anche Marquez avesse la sua quota. Soprattutto ha permesso al Messico di poter convocare Marquez, attraverso una risoluzione comune e paziente di ogni ostacolo che potesse frapporsi al suo inserimento nella lista dei 23 della “selección”.
Marquez vive dunque questa situazione da “separato in casa”, ma non passivamente. Da quasi un anno va avanti la sua battaglia legale affinché possa essere cancellato dalla blacklist del dipartimento del Tesoro, Rafael continua a negare ogni accusa e a proclamarsi innocente.
A 39 anni, Rafael Marquez, che ora milita nella compagine messicana Atlas, affronta dunque il capitolo più impegnativo della sua carriera, paradigma dell’eterno scontro tra Messico e i potenti Stati Uniti, che proprio in questi giorni sta vivendo il suo apice.
E in Messico, anche per non pensare a tutto questo, sperano in un buon Mondiale da parte della loro nazionale. Magari col poster dell’immortale Rafa Marquez in bella vista sulla parete del salotto.

 

 

 

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