Le Tribù dell’Africa contemporanea: dai SAPEURS agli Afropolitan

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SAPEURS

Dai SAPEURS agli Afropolitan
La moda si sa, ha sempre sofferto di mal d’Africa, dai libri tendenza alle passerelle, fino ad infilarsi negli armadi di tutti noi, l’Africa ha sempre avuto una forte influenza sull’estetica della cultura Eurocentrica.
Forme decise e colori pieni, risvegliano quel caldo animo assopito sotto la polvere di tutti i giorni, grazie alla musica, passata, presente e futura, e alle linee di un abbigliamento che è sempre fonte di ispirazione.
Non a caso la nuova campagna di Valentino è interamente ambientata nel cuore del continente nero, in Kenya, ed è firmata da Steve McCurry, fotoreporter genio della ritrattistica.
Camminando per i diversi paesi Africani ci imbattiamo in schiere di giovani talenti, che hanno creato un nuovo linguaggio, il loro modo per comunicare, attraverso la musica,la moda e il design, nuovi comunicatori che esprimono loro stessi ed il loro continente, spesso anche e con giusta ragione, in modo crudo e spiazzante. Sono gli Afropolitans, giovani e meno giovani con uno stile particolare, si riappropriano dei loro colori, delle geometrie e dei contrasti che fanno dell’Africa uno dei luoghi più difficili ed affascinanti del pianeta, ed esprimono il tutto con il loro modo di vestire e vivere.
È etimologicamente sbagliato definirli hipster in quanto è il caucasico che a loro aveva rubato gli abiti, ed in questo caso troviamo il tutto spalmato di luminosi colori, che si annodano in geometrie, culto del caldo paese.

In particolare i SAPEUR, Super Dandy Africani comunità di persone che vestono con stile, esteti che vivono nei sobborghi poveri di Congo- Brazzaville.
In tanti ormai hanno parlato di loro, molti dai loro uffici e redazioni, chiamandoli ingenuamente “tendenza”, ma il primo ad aver immortalato questa nuova natura, è Daniele Tamagni, fotografo italiano che ha mostrato chiaramente come questa sia etica, religione e modo di vivere, tutto racchiuso in un libro fotografico, dal titolo Gentleman of Bacongo. È stato il primo a definire e classificare fotograficamente tutte le le tribù dell’Africa contemporanea. Dal 2009 ad oggi questo libro è diventato un vettore dello stile SAPE, alla lettera Società delle Persone Eleganti che fanno atmosfera (Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes).
Questo stile, come l’Afropolitan, nasce dalla voglia di riappropriarsi delle proprie radici, mixando i colori e le forme classiche, con gli abiti dismessi dei militanti anti-appartheid di inizio anni ’70. Infatti l’altro centro nevralgico, oltre Bacongo, è Johannesburg, dove il fermento giovanile è quello di una grande città con uno stile nettamente spiccato e colorato. Performer, artisti, fotografi e designer, stanno riuscendo sempre di più a svalicare i confini nazionali e diventare influencer, molto anche grazie ad internet e tanto per l’attenzione che la loro creatività ha richiamato all’interno dei loro confini.

 

 

Da un continente all’altro la moda unisce e diventa metodo ed etica oltre che estetica, proprio come per i fashionisti anche i Sape vivono per il loro stile.

Hanno imparato l’eleganza eurocentrica dagli europei immigrati in Congo, facendola propria, legandola in modo sempre più estremo ai loro canoni. La protesta ha fatto tanto contro l’oppressione del dittatore Mombutu, che negli anni ’70 cercò di cancellare il pezzo di storia coloniale, esprimendo dissenso e rendendo illegale mettere giacche, camicie e cravatte, “consigliando” una divisa nazionale.
I Sape sfidando il regime, rifiutarono la divisa e continuarono a sfilare, per modo di dire, per le strade delle poverissime città del Paese, con i loro sgargianti abiti, papillon e sigari, cosa che fanno tutt’ora.

I canoni principali

La prima regola ne racchiude tre: colore, colore e colore, ben accoppiati e mai più di tre nello stesso outfit.
Le bretelle, solo se puoi incorniciare il filino di pancia di troppo, una cosa per pochi eletti insomma.
Bell’abito = bel portamento, una falcata felpata, lenta e leggera, che consenta a tutti di ammirare ogni singolo dettaglio.

Etica che è Estetica.
I Sape lo sono di famiglia, alcuni si aggregano di propria volontà, sono animi gentili e creativi, rinnegano la guerra e sono il vessillo di un mondo in pace e decisamente elegante.

La contraddizione.

I Sape vivono in case modeste in un paese che di povertà conosce veramente il significato, ma loro che fanno fatica a mettere assieme il pranzo con la cena, non rinunciano alla camicia o all’abito che spesso comprano a rate, vivono di lavoretti occasionali e se riescono fanno i Dandy a pagamento, per eventi come feste, matrimoni o funerali. Portatori di stile ad ogni costo.

Per molti è una tendenza, l’Afropolitan o il Sape, ma la tendenza è passeggera, l’eleganza resta, e i Sape ne sanno qualcosa.

Img credits and copyrights: ilja smets

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