Lacoste sostituisce il suo coccodrillo con le specie a rischio estinzione

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E’ una delle icone più riconoscibili nel campo della moda. Un simbolo a cui si lega la storia di un brand di successo. E’ il coccodrillo verde della Lacoste, casa d’abbigliamento francese fondata nel 1933 da René Lacoste e dall’amico André Gillier, e divenuta famosa per l’invenzione della polo con il simbolo dell’animale posto alla sinistra del petto e immutato nei decenni.

CR: Lacoste

Fino a oggi. Sì perché potreste vedere una tigre o una tartaruga o un’iguana al posto del coccodrillo. Lacoste, infatti, prendendosi a carico un impegno animalista e ambientalista, ha cancellato – momentaneamente – il suo iconico marchio per un’edizione limitata. L’iniziativa, chiamata “Save Our Species”, è stata promossa per sostenere la International Union for Conservation of Nature, una ONG che si occupa della salvaguardia degli animali e della natura. L’azienda francese ha deciso, così, di “adottare” dieci specie a rischio estinzione: la vaquita, un mammifero marino che vive nel golfo di California; la tartaruga rugosa birmana; il lepilemure settentrionale; il rinoceronte di Giava; il gibbone di Cao Vit; il pappagallo kakapo; il condor della California; il saola, un bovide che vive in Vietnam e Laos; la tigre di Sumatra e l’iguana di Anegada.

La campagna è stata accompagnata online dall’hashtag #LacosteSaveOurSpecies su Facebook, Twitter e Instagram e in pochissimo tempo gli utenti hanno fatto piazza pulita dei capi d’abbigliamento: il numero di ogni polo disponibile, infatti, corrispondeva a quello degli esemplari esistenti per ogni singola specie. Per esempio, quelle con la vaquita erano solo 30 e quelle con la tartaruga 40, per un totale di 1.775 magliette al costo di 150 euro l’una. Il ricavato, ovviamente, è stato tutto donato all’ONG.

 

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