Past & Future, one idea Zaha Hadid

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Baghdad, 31 ottobre ’50. Zaha Hadid.

È la prima donna a vincere il Premio Pritzker, è il 2004, questo premio la conferma ArchiStar,come se ce ne fosse stato bisogno. Parliamo di una personalità che del concetto di impossibile ha fatto la sua colazione e il resto della giornata è come un quotidiano imprevedibile e sorprendente.

La plasticità e la forza di un nome che, affiancato a visionari progetti chiude un cerchio.

Brand internazionale, ad oggi ha vinto tanti premi in un ambiente solitamente caratterizzato dalla presenza massiva maschile.

Lei che del futuro ha fatto il presente dando forma al concetto di leggerezza e di organico, attraverso linee armoniche, ma di una incisività sconcertante; ha fatto atterrare un simbolismo non terrestre riuscendo a rendere quella forma necessaria allo sviluppo architettonico contemporaneo.

Il sentimento di morbidezza dei materiali strutturali ha dato il via ad una cultura della forma che è stata sdoganata in tantissimi altri ambiti del vivere quotidiano, dall’ovvio design che in questo caso a cavalcato l’onda, al food sino ad arrivare al fashion.

Ambienti in cui lei ci ha messo la firma, passando dai concept di yacht dalle fibrose sembianze sino ad arrivare alla moda, alle scarpe più precisamente, o meglio, oggetti i suoi, che sembrano disegnati come decori per impreziosire chi li calza.

Organicità, quella dei suoi progetti, che ha influenzato una generazione di architetti, designer e a dirla tutta anche i land-designer di Hollywood, creando un futuro verde e sostenibile che ha finalmente del fascino, quello che tanto mancava al green-concept.

Ha tantissimi cantieri in giro per il mondo, solo in Italia una decina, compresa la firma di alcuni edifici all’interno del mega progetto di rivalutazione dell’exFiera Milano City.

L’influenza di questo ormai affermatissimo brand è globale, il pensiero di una persona che ha avuto la capacità, oltre l’evidente potenziale espresso di progettazione estetica, di esprimere senza mai troppe unzioni la propria visione.

Pensare, progettare e creare, nel suo caso non sembrano essere propedeutici l’uno all’altro, ma sono tre concetti in una sola parola.

La voce di un brand che è quella di una donna che non fa sconti a nessuno, il pieno contrasto di volumi, materiali e forme sono probabilmente la chiave di traduzione di una personalità che non ha ancora detto tutto, ma che ha già deviato egregiamente il gusto estetico della massa, definendo il futuro con i suoi progetti di ieri.

La percezione è quella di non luoghi, come possono essere le grandi strutture che trasmettono l’emozione fanciullesca di percezione di un alieno futuro. Luoghi i suoi, dal forte simbolismo, che restituiscono a materiali pesanti una leggiadria quasi necessaria, piccole e gigantesche sculture, scolpite dal vento.

Numerosi premi, più di 400 dipendenti, decine di progetti all’attivo e molti in via di realizzazione attivati attraverso un meravigliosa differenziazione di progettazione estetica; Zaha Adid è un international brand con un allure che aumenta esponenzialmente il valore del suo marchio, spiegando e rendendo necessaria l’organicità della forma che il mercato continua a voler assorbire.

Zaha Hadid, visioni, idee e spazi di un brand solido e multiforme.

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