Prohibition & Exhibition, new hot things. Soft Core

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Dal latex al profumo il passo in realtà è breve. Dal sesso al sexy.
Quel sexy che ti lascia un sorriso sul volto e un buon sapore in bocca.
La tendenza Hard Core che ha caratterizzato le brandizzazioni e i concept dei brand che abbiamo indossato, desiderato, dei giornali che abbiamo letto e del cibo che abbiamo mangiato, si è consumato o meglio si è chiusa nelle stanze private, non viene più esibita, ma fatta intravedere.
Arriviamo così ad oggi con una flebile nota di fondo di un profumo sensualmente persistente, la sensazione di vellutatissime corde tra le mani, quella voglia leggera ma continua di proibito, il Soft Core scorre tra le pagine dei nuovi look book, delle pagine di tutti i giornali di moda e salta da un post all’altro nei personal blog, parlando sì di moda ma anche di design e della tentazione per eccellenza, il cibo.
Gli outfit super hot, strutturati e lucidi sono cresciuti e si sono rivestiti di un erotismo sofisticato, quel gioco di sguardi che toglie il fiato.
Sentimento questo, che si nasconde dietro nere maschere di pizzo, esaltata da labbra rosse, in una privata esistenza di un locale di Brooklyn siamo in un caldissimo video di Beyonce o meglio Yonce le che è “sulle labbra di tutti come il liquore” da sfogo a quella privatissima carica egocentrico-sensuale che è protagonista su i socialissimi profili di tutti.
Uno degli esempi commerciali meglio riusciti che non tacciono un erotismo estremo, che resta comunque sempre privato e mai esibito, anzi immerso in una opulenta austerità e snervantamente sexy è quella della trilogia di libri 50 sfumature di grigio, che ha replicato il successo anche al botteghino.

Una sofisticazione che ricorda con nessun imbarazzo le prime pubblicità di Tom Ford per Gucci, lo stesso Tom Ford che ha ceduto ormai da tempo ad un molto più che sofisticato erotismo, quello del non detto.

Arriviamo a NYC dove l’eros e lo sdoganamento del narcisismo estremo, derivante dal fast social e dalla sovraesposizione del singolo su pressoché infiniti canali, ha trovato le sofisticate pagine di 25Magazine, dove la Vanità assoluta e l’Erotismo più intimo sempre pubblico ovviamente, trova grazie ad Anja Rubik, la forma dell’arte tra le pagine di un magazine che parla solo di lui, sotto forma di idolo dorato, amato, odiato e vissuto da generazioni di persone che hanno fatto dell’eros, del narcisismo e della passione una “passione”, sempre vestiti e fotografati dai migliori.

Concreto esperimento di erotismo sociale che ha feticizzato se stesso attraverso l’esibizione di una mai calante voglia di esprimersi. Quella vibrazione sempre presente, che ci porta a Madrid alla tavola di David Muñoz, 3 stelle Michelin, sulle sedie del DiverXo. DM ci spinge all’intimo confine tra follia e puro eros, cucina fusion la sua, definizione limitante, che punta a sconvolgere il palato e a far viaggiare la mente con il sapore, il tutto con una degustazione, uno chef grunge che ci porta in una dimensione intimista dove solo noi possiamo entrare, o con lo yoga o grazie a lui.

Se avete 10 minuti e 46 secondi vi consigliamo la visione del video di presentazione del concept, che forse vi farà capire l’esperienza di un pasto preparato da D.

Tendenza, cultura o meglio flebile sentore quello del SoftCore che deve il suo successo alla Proibizione, che sottolinea il contrasto di una vita vissuta in strada, a scuola, in ufficio o in palestra, e intimi scatti sempre più spesso autonomamente pubblicati, in nome di quella vena narcisista e di auto proclamazione che il vanesio essere umano è condannato ad avere ed esserne dolcemente schiavo.

L’offerta sta apprendendo dalla domanda, come è giusto che sia, come abbiamo potuto appurare attraverso una spintissima campagna di private selfie di Calvin Klein con myCalvin, dove erano gli utenti e i fruitori CK a fare la campagna pubblicitaria attraverso un hastag, mostrando il meglio di loro in formato polaroid. Leggera vertigine, vezzo, vanesia espressione personale, si può interpretare in diversi modi, ma le manie di protagonismo di un consumatore dittatore ha finalmente riportato il brand a prendere la forma del proprio utente.

Nascendo e muovendosi in una dimensione personale ed intimista, basata sulle inclinazioni del consumatore. Questo vettore di brandizzazione è ben strutturato in quanto gli attori del mercato forniscono un prodotto, che evolve e viene percepito diversamente da tutti coloro che ci si interfacciano, suscitando sensazioni di addizione e di necessarietà, piacevole ed erotica anche nell’insoddisfazione.

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