A proposito di Fiorucci, di una rinascita e della storia di un brand

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Ormai lo sanno tutti, non è più un segreto. Il 2017 è l’anno dei ritorno di Fiorucci. Forse la parola “ritorno” è riduttiva, dovremmo parlare di “rinascita” perché è così che la vedono nella famosa etichetta di moda. Al punto che, il 16 settembre c’è stato un vero e proprio Resurrection Party in stile italiano, organizzato per ospiti e celeb in piena London Fashion Week con l’apertura di uno store a Soho, all’angolo tra Brewer e Great Windmill Street.

Per il CEO Janie Schaffer, proprietaria dal 2015 del marchio italiano: «Si tratta di uno spazio creativo e versatile con arredi mobili, perfetto per l’organizzazione di mostre, eventi e party in stile Fiorucci» . In effetti si tratta di uno store avveniristico, in pieno stile Fiorucci: un palazzo di 500 metri quadri, un tempo sede di una fabbrica di cioccolato vittoriana. Due piani interamente dedicati al nuovo Flagship store dove, oltre alle collezioni donna, uomo, denim e accessori, si trovano articoli regalo e home design, poster, stickers e il volume Fiorucci. I piani sono collegati da un’enorme scala a spirale decorata da un’installazione floreale di Pulbrook e Gould. Al piano interrato si trovano lo showroom e l’ufficio stampa. Ovviamente non poteva mancare una customization area, che realizza jeans su misura e personalizzati, ricamati, decorati o serigrafati con le immagini originali provenienti dal favoloso archivio grafico Fiorucci.
Nello store londinese si possono gustare cappuccini rosa o assaggiare cupcake da Fioruccino, il bar gestito da Palm Vaults; mentre nel cocktail bar e nella lounge al primo piano ogni settimana si può assistere a eventi di musica e moda, proprio come accadeva, in quei favolosi anni, negli store Fiorucci.

Una rinascita che non dimentica il passato della casa di moda, anzi ne esalta i vecchi fasti attraverso il volume Fiorucci, che in Italia sarà in vendita dal 23 settembre solo da 10 Corso Como a Milano. Edito da Rizzoli, il libro celebra il cinquantesiamo anniversario del marchio e raccoglie i contributi di tutti coloro che tra gli anni 70 e 80 hanno varcato la soglia dello store di New York, da un giovane Marc Jacobs a Sofia Coppola.
Tutto è iniziato quando Elio Fiorucci ha iniziato ad esportare estetica London’s Swinging Sixties ai clienti italiani nel 1967. Già verso la metà degli anni ’70, Fiorucci era un’impresa globale con negozi a Milano, Londra e New York, che vendeva tutto, dalle ghette in PVC alle magliette grafiche e stampa leopardata oppure con i glitter. C’erano anche i manifesti seminal, gli adesivi e le merci che, da li a poco, sarebbero diventati oggetti da collezione.
La storia dell’etichetta Fiorucci è praticamente intessuta nella tappezzeria della cultura pop. Ricordata come il “daytime di studio 54″. Tanto che lo stesso Andy Warhol aveva fondato la rivista Interview nel negozio di Fiorucci su Lexington Avenue a New York. Madonna, a soli 16 anni, ha tenuto il suo primo concerto proprio in quello store newyorchese dove Jackie O e Elizabeth Taylor sorseggiavano il caffè e Truman Capote firmava i suoi libri.
Hanno fatto parte dello staff Fiorucci ragazzini del calibro di Klaus Nomi e Joey Arias che vendevano jeans verniciati da i Jean-Michel Basquiat e Keith Haring. Marc Jacobs incontrò qui Calvin Klein, quando era solo un adolescente. La sua influenza si è sentita nel lavoro dei designer della vecchia guardia come Jean Paul Gaultier, Marc Jacobs, John Galliano e Isaac Mizrahi, nonché talenti emergenti come Charles Jeffrey, Ashley Williams e Matty Bovan.

Nel nuovo libro di Rizzoli dedicato al brand, Sofia Coppola ha scritto che non c’era “niente di più eccitante e glamour”. Oggi l’idea del glamour è mutata, ma il brand Fiorucci sembra sempre più attuale. Forse è proprio questo il momento giusto per una ripresa. Ne saranno contenti i vecchi fan Fiorucci e i Millennials ossessionati dalla nostalgia, per i quali Fiorucci è semplicemente la leggenda della moda.

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