Mfon: donne, nere e caparbie. Ecco come nasce una rivista

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Si chiama Mfon: Women Photographers of the African Diaspora, non è un libro, ma una rivista semestrale commemorativa volta a diventare la voce collettiva delle donne fotografe di origine africana e ora vi spiego perché sarebbe il caso di acquistarlo.
Immaginiamo una fotografa senegalese, il nome? Mmekutmfon ‘Mfon’ Essien, una vita a fotografare la sua realtà fino a diventare famosa per aver esposto le sue opere alla Biennale di Dakar, in Senegal. Onori e menzioni le sono arrivate dalle più importanti riviste riviste fotografiche annuali degli Stati Uniti e di tutto il mondo. Eppure al culmine della sua carriera scompare divorata dal cancro al seno il giorno prima che il suo reportage “The Amazon’s New Clothes” fosse esposto al Brooklyn Museum of Art, nella mostra “Committed to the Image: Contemporary Black Photographers”.
Alla morte di una così grande artista nasceva la necessità di non perdere tanto lavoro e un impatto visivo così forte. Così la documentarista Laylah Amatullah Barrayn, la visual artist Adama Delphine Fawundu e la produttrice vincitrice di Emmy e il vice-editor di Mfon, Crystal Whaley, hanno deciso di fondare Mfon: Women Photographers of the African Diaspora”. L’intento è di “creare la consapevolezza dell’impatto che i fotografi della diaspora africana hanno nel mondo”, come spiegano i fondatori sul sito della rivista. Ma non solo, la volontà è di “ Promuovere una voce che sia internazionalmente rappresentativa della fotografe di origine africana”.
Insomma l’idea è creare un potente collettivo di donne fotografe, giornaliste e studiose per costruire le loro pratiche attraverso la rappresentanza solida delle loro voci nel campo della fotografia.
Fino ad ora sembra un intento riuscito, almeno nelle intenzioni, perché il numero inaugurale di Mfon includerà 100 fotografe donne che hanno attraversato la Diaspora. Quest’edizione iconica avrà un’introduzione del Dr. Deborah Willis, MacArthur Fellow e presidente del Dipartimento di Fotografia e Imaging presso la Scuola di Arti Tisch di New York University. Includerà conversazioni e saggi scritti da studiosi, giornalisti e artisti. I numeri successivi di Mfon saranno caratterizzati da saggi fotografici di quattro o cinque fotografi con interviste approfondite e saggi che consentiranno di contestualizzare le opere.
Inoltre sarà istituita una borsa di studio il “Mfon Legacy di Grant”, che sarà assegnata a fotografe emergenti di origine africana.
Per collaborare alla realizzazione di questo sogno potreste preordinare la rivista con un contributo di 30 dollari. Solo 30 dollari per cambiare la storia della fotografia.

Stili di vita a Lagos, Lagos, Nigeria, 2010
(Lola Akinmade Åkerström)

Autoritratto, 2009
(Hélène Amouzou)

Incantata, Raven Bar, San Francisco, California, 2015
(Angélica Ekeke)

Danielle Babou, Abidjan, Costa d’Avorio, 2014
(Émilie Régnier)

Fratelli, 2014
(Yodith Dammlash)

Dettaglio di Coney Island, Seggiolini volanti, Coney Island, Brooklyn, NY, 1972
(Ming Smith, Courtesy of Steven Kasher Gallery)

Little Ethiopia negli Stati Uniti, Falls Church, in Virginia, 2016
(Hilina Abebe)

La stanza di Jagger, Lagos, Nigeria, 2016
(Jenevieve Aken)

Grata a Lei, Kingston, Jamaica, 2010
(Sabriya Simon)

Dalla serie “Caméleon”, Senegal, 2015-2016
(Fatoumata Diabaté)

Fedelmente, Lalibela, Ethiopia, 2016
(Eyerusalem Jiregna)

Giuba, the New Nation, Giuda, Sudan del Sud, 2014
(Eman Helal)

Dalla serie “Invisibile: il rifugio, la strada”, New York City, 2006
(Samantha Box)

Le ragazze che filavano l’oro
(Nydia Blas)

Morsi, L’inzio e la fine, Cairo, 2013
(Eman Helal)

Dalla serie attualmente in produzione “Bits of Borno”, Maiduguri, Nigeria, 2015
(Fati AbuBakar)

 

 

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