“Mès que un referendum”. La Catalogna al voto per l’indipendenza

Comments (0) Art & Culture

Era già successo tre anni fa, ma allora fu una semplice consultazione informale priva di conseguenze pratiche sul futuro del Paese. Oggi rischia di segnare una data di non ritorno nella storia della Spagna e non solo. Il 1° ottobre si terrà in Catalogna il referendum per l’indipendenza catalana: un voto ritenuto incostituzionale dal governo di Madrid e che sta già lacerando l’unità e la tenuta democratica iberica prim’ancora che si aprano le urne. Nelle scorse settimane, la Guardia Civil spagnola ha fatto irruzione in alcune sedi di governo a Barcellona sequestrando materiale utile per il referendum di domenica e arrestando 14 dirigenti vicini all’amministrazione catalana, tra cui Josep Maria Jovè, il braccio destro del vicepresidente della Catalogna. La polizia è entrata anche nei dipartimenti Affari economici, Esteri e della Presidenza dell’esecutivo regionale. Gli agenti hanno sequestrato circa 10 milioni di tessere elettorali.

L’azione della Guardia Civil ha scatenato le proteste in piazza di centinaia di manifestanti a difesa del governo catalano e del referendum, contro le “forze di occupazione” spagnola, contestate con striscioni e cori. E su twitter il governo catalano ha rincarato la dose: «I cittadini sono convocati l’1 ottobre per difendere la democrazia da un regime repressivo e intimidatorio».

Ma il premier iberico Mariano Rajoy ha difeso le misure del suo governo: «Tuteliamo i diritti degli spagnoli, i giudici si sono espressi contro il referendum, come democrazia abbiamo l’obbligo di far rispettare la sentenza». E da Bruxelles l’Unione Europea si è schierata al fianco di Madrid: «Rispettiamo l’ordine costituzionale della Spagna come avviene con ogni Costituzione degli Stati membri», è stato il pensiero espresso da Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea.

Tuttavia c’è di più, visto che la procura generale spagnola si è mossa per impedire concretamente lo svolgimento del voto di domenica. I magistrati hanno infatti ordinato alla polizia catalana di identificare tutti i responsabili di uffici pubblici (come, ad esempio, i dirigenti scolastici) coinvolti a vario titolo nelle operazioni di voto e hanno anche stabilito di sigillare i seggi per le urne del referendum. Inoltre sono state sequestrate quasi 10 milioni di schede elettorali anche se non è ancora chiaro dove si trovino ora le urne: secondo El Pais sono collocate al di fuori della Catalogna, secondo un dirigente catalano si trovano a Barcellona.

In ogni caso, come ribadito dal presidente della regione spagnola, Carlos Puigdemont, il referendum sarà valido anche senza il raggiungimento del quorum, quindi non sarà necessario un numero minimo di votanti. A questo punto si infittisce lo scenario pre e post referendario: non si sa se si voterà, come si voterà e cosa succederà dopo.

L’autodeterminazione catalana è un tema che si trascina ormai da decenni nella storia spagnola, pur avendo la Catalogna un suo inno, una sua lingua e una sua bandiera. L’origine dell’indipendentismo ha una data precisa, l’11 settembre 1714: durante la guerra di secessione, l’esercito catalano di Barcellona fu sconfitto dai Borboni dopo 14 mesi di assedio. Da allora quel giorno è diventato festa nazionale della comunità catalana (“la “Diada Nacional de Catalunya”, “La giornata nazionale della Catalogna”) e durante le partite del Barcellona al Camp Nou al minuto 17.14 dagli spalti si levano cori e urla a favore dell’autonomia. Nel Novecento, durante il franchismo, fu soppresso qualsiasi rifermento all’indipendenza catalana e solo nel 1979 fu riconosciuta la Catalogna come Comunità autonoma della Spagna.

Negli ultimi anni il consenso popolare verso una separazione da Madrid è cresciuto sempre di più, fino a raggiungere il 50,6% secondo un sondaggio del 2013. Basti pensare che durante Barcellona Juventus dello scorso 12 settembre, sulle tribune dello stadio sono apparsi due striscioni inequivocabili: “SOS democràcia!” e “Welcome to the Catalan Republic”.

Mès que un club” recita lo slogan dei tifosi del Barça. Domenica si potrebbe dire “Més que un referendum”.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy