L’emozione in un corpo: Paolo Troilo

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“ Per me i colori sono un’illusione, sono ingannevoli, traditori. Il bianco e nero sono porte aperte.
Ho scelto di eliminare i colori perché non raccontassero le loro storie. E ho rimosso pure l’ambiente attorno, gli oggetti, gli abiti. Voglio dipingere in modo diretto, senza interferenze”. Lo ha dichiarato Paolo Troilo, artista italiano in mostra a New York.
Si tratta di un artista straordinario, che molti di voi ricorderanno per le sue opere vigorose, altri per lo spot della Nespresso.
Alla sua biografia, Paolo Troilo, sembra tenerci molto: è “nato a Taranto nel 1972 ed è un artista autodidatta con la passione dell’arte finn da bambino.
Ha frequentato l’Istituto d’Arte, poi l’Istituto Europeo di Design a Roma e infine la facoltà di Architettura a Firenze. Dopo aver lavorato alcuni anni Milano come Art Director Senior per la Saatchi&Saatchi, nel 2005 ha intrapreso la sua nuova carriera di pittore iniziando a dipingere con le dita” come si legge sul sito.

Dipinge sempre se stesso con linee nervose, ricreando immagini forti e d’impatto. Infatti il protagonista indiscusso dei suoi dipinti è il suo riflesso sulla tela, ma soprattutto l’essere umano. Troilo dipinge anime lacerate che si contorcono e lottano alla ricerca della propria identità. Come ha spiegato l’artista, i corpi nudi vengono dipinti in uno spazio vuoto, soli con se stessi per far si che lo spettatore non si distragga. Le emozioni che i dipinti raccontano sono pulsioni ancestrali, disperazione e riscatto, un grido che parte dal profondo dell’anima e vuole scuotere il mondo.
La violenza dell’immagine forse è anche spiegata dalla fisicità con cui Troilo si approccia alla tela usando le dita come pennelli, immergendole nei suoi barattoli di colori acrilici nero e avorio, stendendo il colore sulla tela fino a ottenere un intenso effetto materico.
“Il giorno in cui sono uscito per comprare tutti gli strumenti per iniziare a dipingere ho dimenticato di comprare i pennelli, quindi ho cominciato a dipingere con le dita” spiega sul suo sito.

Una casualità che si è trasformata in una scelta stilistica ben precisa, non solo quella dell’hand painting ma anche quella di lavorare solo in monocromia, con forti contrasti o scale di grigio.
Le sue opere più emozionanti sono dipinte su grandi tele, una fra tutte è “Bandiere” dove le bandiere sono uomini che sembrano dimenarsi piegati dal vento. O ancora la serie “Rannicchiati” che ritrae corpi maschili ripiegati su se stessi, concentrati nel loro mondo interiore e pronti a esplodere o “Guerra e P ace” dove esplora il concetto degli opposti e la ricerca di un fragile equilibro. Sicuramente il suo metodo pittorico ha fatto si che conoscesse bene l’anatomia umana, perché in ogni piega, in ogni muscolo o nervo riesce a raccontare una emozione.

Oramai Paolo Troilo è famoso e apprezzato in tutto il mondo e ha esposto nelle più celebri gallerie d’arte e come spiega nella sua bio: “Nel 2011 è stato selezionato per la 54a Biennale di Venezia.
Le sue opere sono state esposte a Milano, Roma, Firenze, Madrid, Parigi, Singapore, San Francisco, Istanbul, Tel Aviv, Los Angeles. Vive e lavora sia a Milano che a Palermo, è padre di Antonio e Brio Caterina”.
Quest’anno sarà al IF! Italians Festival, a Milano al Teatro Franco Parenti, dal 28 al 30 settembre 2017. Il tema di quest’anno è: arte applicata e tecnologia per sovvertire il sistema e indicare la strada a una nuova generazione di creativi e di brands.

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