L’editoria nel design d’interni.

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Il nuovo trend nel design d’interni parla di emozioni.

Infatti il design d’interni è diventato al pari della moda il primo modo di rappresentare il proprio stile e la propria personalità.
Certo, lo è sempre stato in qualche modo, ma negli ultimi dieci anni sono avvenuti profondi cambiamenti nella società che lo hanno fatto salire in auge, raggiungendo picchi di seguito impensabili precedentemente e ciò principalmente grazie alla dimensione notevolmente aumentata raggiunta dal suo target di riferimento.
Incredibilmente dobbiamo questo alla crisi economica e alla seppur lenta ripresa, che hanno messo l’accento su alcuni trend che si possono riscontrare a livello mondiale, soprattutto nei paesi capitalisti occidentali.
Questi trend sono: la riscoperta del nido familiare come vero piacere della vita, la possibilità di recuperare oggetti del passato per arredare e dare calore alla propria casa, la volontà aumentata di conoscere e mettere in casa oggetti di culture diverse, la rivalutazione del design a basso costo che ha lasciato d’altra parte una maggiore possibilità di spesa per la personalizzazione delle abitazioni attraverso l’oggettistica di design.
Infatti in tutte le case considerate “le meglio arredate” sulle varie riviste di design si nota sempre più, una grande commistione di stili, di cui il bilanciamento estroso degli arredi diventa il vero valore dell’interior design.
Detto questo, gli interni non sono più tanto distinguibili per regione geografica come una volta, ma lo sono solo in base alla personalità di chi vive l’abitazione.
Se infatti ancora fino agli ’90 e primi ’00 si poteva riconoscere facilmente una abitazione di Madrid da una di San Paolo, una di Chicago da una di Londra, bé oggi è più complicato se non mettiamo il naso fuori dalla finestra.
Possiamo dire che una volta la casa era questione di status sociale, mentre oggi è più una questione di status personale. Chiaramente il livello economico si percepisce ancora, ma ha perso d’importanza rispetto al livello di personalizzazione e creatività che si riesce a mettere nell’arredare casa propria.
Possiamo di dire che siamo passati dal dover dimostrare la propria classe sociale d’appartenenza al dimostrare di non appartenere a nessuna classe, dichiarando esclusivamente la propria libera creatività.
In questo modo, non sono più soltanto le persone decisamente benestanti ad arrovellarsi per arredare casa propria, alle quali si sono aggiunti praticamente tutti i facenti parte della fascia media della società e anche quelli che pur standone al disotto hanno una spiccata creatività per l’arredo.
Da questa massificazione dell’interesse per l’interior design, un settore che ha colto bene la possibilità di sviluppo economico è stato quello legato ai media e in particolare all’editoria.
Parlando dei media in generale, si può notare un proliferazione di account Instagram legati all’arredo o all’architettura.
Ci sono quelli focalizzati sulle ville maestose, quelle sui building più high-tech di nuova generazione, ci sono quelli d’ispirazione per l’arredo di casa propria ognuno col suo stile, quelli più romantici dai toni caldi e pastelli, quelli più contemporanei, quelli che aiutano l’immaginazione a commistionare diversi stili, quelli più pop e quelli più ricercati, ci sono i profili delle aziende di design e quelli degli studi di architettura, tutti che mostrano i propri lavori e che danno ottime suggestion.
In editoria, questa esplosione per l’interior design, già predetta dal film cult “Fight Club” in cui il protagonista la chiamava “arredo-mania”, poteva essere appresa in due modi differenti, entrambi validi, con riscontri decisamente diversi.
I magazine che si occupano di design o interior design, con alcuni fuoripista verso l’architettura si dividono, riassumendo all’osso, in due tipi: quelli rigorosi e ligi ai dettami delle discipline del design e dell’architettura e quelli che invece sono più legati ai trend del momento e preferiscono l’edonismo più puro agli spesso algidi diktat dei moderni maestri del design e dell’architettura.
I primi assomigliano a quanto fanno le riviste scientifiche nel loro campo, pubblicano progetti degni d’attenzione per la loro carica innovativa da un punto di vista prettamente didattico, i secondi invece … i secondi sono quelli di cui trattiamo ora, perché sono un po’ la novità di cui stiamo parlando.
Questa nuova generazione di magazine sta seguendo un trend in cui dell’interior design non ci si preoccupa più della qualità concettuale che risiede dietro allo studio del progetto, ma tanto più delle emozioni puramente umane che riesce a suscitare. Per cui pezzi romantici, anche se non autentici, anche se di nessun valore per l’avanzamento della disciplina del design, sono ben accetti, anzi, spesso la fanno da padrona.
Ma ancor più pop è la tendenza di visitare le case dei vip per vedere come la hanno adornata, in modo che stuole di fan possano dare un’occhiata nel privato più privato del loro idolo, quasi un gossip pianificato, un pop che più pop non si può. Adorabile.
Anche da questo tipo di editoriali troviamo differenze significative tra le due tipologie di magazine: sul primo si fanno generalmente interviste ai designer, i quali, molto spesso son persone seriose anche nel progettare la ludicità come richiedere il loro ruolo, da cui ne escono dichiarazioni d’intenti non solo sulle estetiche e sui rimandi, ma anche sui metodi di produzione, fasce di mercato, possibilità d’applicazione ecc… mentre sui secondi le interviste sono come dicevamo fatte a personaggi famosi del mondo dello spettacolo, a cui probabilmente la casa è stata arredata da un interior designer e non sanno magari di quali materiali è fatto un pezzo di design e certamente non ne conoscono le difficoltà progettuali, ma quello che interessa al lettore di questi magazine è sapere il rapporto che ha la persona con quel tipo di stile d’arredamento, cosa gli ricorda un certo oggetto, come lo/la fa sentire una certa stanza e perché.
Insomma, queste due tipologie di magazine mostrano attraverso il design la celeberrima diatriba tra razione e sentimento.
Quello che dobbiamo sottolineare oggi però è la partecipazione di alcuni brand dell’editoria a questo rinnovato sentimentalismo del design, che li avvicina a tutto un nuovo target, molto ampio, interessato più alla piacevolezza delle architetture e del design, più amanti anche del lifestyle a cui si riferisce, piuttosto che ai concetti di progettazione che stanno ci sono dietro.
Per quanto riguarda la brand identity e la brand awareness, si sarebbe potuto pensare fino a qualche anno fa che aprirsi così tanto, per un settore elitario come il design, sopratutto quello di matrice europea, verso grandi masse di pubblico avrebbe potuto far scendere la percezione del valore dei marchi, sia quelli dei produttori dei pezzi di design che occupano le pagine dei magazine, sia quelli dei magazine stessi.
Alla luce dell’era di Instagram per la divulgazione dell’immagini d’autore, in tutti i campi ma soprattutto in quello del lifestyle mood, amico di merende dell’interior design, il problema non esiste più, infatti la massificazione non è più una variabile da gestire, ma solo una costante da consolidare ancora di più se possibile.
Certamente bisogna sempre mantenere alta la qualità, degli arredi, dell’immagine, della fotografia, degli editoriali e la vostra brand reputation sarà super salvaguardata e la brand awareness ne goderà.

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