La legge sull’apologia di fascismo e un Paese tormentato dal suo passato

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Nell’ordinamento italiano, ci aveva pensato subito la Costituzione elaborata sulla scia della guerra di liberazione da vent’anni di totalitarismo: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista», recita la XII disposizione transitoria e finale. Poi, in successione, sono intervenute la legge Scelba del 1952 che introduceva il reato di apologia fascista e la legge Mancino 1993 che puniva gesti e comportamenti legati al nazifascismo e che incitavano alla discriminazione razziale. Ma, evidentemente, non bastava in questa Italia del terzo millennio che non ha ancora fatto pace con se stessa, con il suo passato e che troppo spesso vomita i suoi rigurgiti xenofobi verso i migranti che sbarcano sulle nostre coste in cerca di una speranza. Basti pensare a quest’estate che sta terminando, con il lido veneto di Chioggia trasformato in un santuario del fascismo, la “marcia su Roma” paventata da Forza Nuova per il 28 ottobre o la torta raffigurante il volto di Hitler in vendita in una pasticceria di Maratea.
La Camera dei deputati ha approvato il testo di legge su proposta del parlamentare pd Emanuele Fiano, che istituisce il reato di propaganda fascista. La norma è costituita da un solo articolo che punisce con il carcere da sei mesi a due anni «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità». Inoltre, la pena è aumentata di un terzo «se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici». E’ così introdotto un nuovo articolo nel codice penale, il 293bis.
La legge ha ricevuto il via libera di Montecitorio con 261 sì, 122 no e 15 astenuti: favorevoli i partiti di maggioranza e la sinistra, hanno votato contro M5S, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord. Se dovesse avere anche il disco verde del Senato, il testo sarebbe un successo del parlamentare democratico Emanuele Fiano, che ha fortemente voluto la legge visto anche che porta addosso i crimini del nazifascismo, essendo figlio di un ebreo deportato e sopravvissuto ad Auschwitz. Le opposizioni lamentano invece la presunta incostituzionalità e demagogia di una norma che limiterebbe la libertà di manifestazione del pensiero. Ma, più probabilmente, è la voce di chi non ha il coraggio di dirsi antifascista perché semplicemente non lo è.

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