JR MESSICO E KIKITO

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«I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta». La saggezza delle parole di Antoine de Saint-Exupéry nel suo capolavoro “Il piccolo principe” trova quotidianamente conferme.
Vedendo lo sguardo di questo gigantesco bambino e immaginandolo mentre afferra i pannelli di ferro della barriera verrebbe da pensare: «Ma che diavolo stiamo facendo?!». Kikito è solo un bambino di poco più di un anno, ma il suo sguardo, curioso, dev’essere un monito per la deriva a cui, giorno dopo giorno, ci stanno portando le decisioni dei grandi: le sue manine appoggiate al muro che separa il Messico dagli Usa sono un simbolo di genuina resistenza.

Kikito è apparso nei pressi di Tecate, paese del Messico, nella parte di muro che confina con la contea di San Diego. Il padre artistico è il francese JR che, seguendo il suo stile basato su riproposizione di fotografie in bianco e nero, ha incollato l’immagine di questo bambino che vive con la madre e i nonni, che lui stesso ha conosciuto a Tecate.
Per quanto non sia una presa di posizione diretta nei confronti del presidente degli Stati Uniti, l’opera di JR segue la decisione di Donald Trump di rivedere la “Deferred Action for Childhood Arrivals”, il programma di Obama che tutela i figli degli immigrati clandestini cresciuti in America. I cosiddetti “dreamers” che rischiano l’espulsione sono circa 800mila. E proprio in un sogno è venuta in mente all’artista francese di realizzare quest’opera, la prima in Messico per lui: «Alcune persone sognano mondi di fantasia, io sogno muri – ha detto in un’intervista telefonica al New York Times – in uno di questi c’era un bambino che guardava oltre il muro al confine e mentre con un amico visitavo una casa di Tecate ho visto il piccolo. Mi ricordava quello del sogno. Mi chiedo, questo bambino è preoccupato di ciò che accadrà? Cosa pensa? A un anno non vedi frontiere o quale delle due parti è la migliore».

Il pezzo, completamente visibile solo dal lato americano fino al due ottobre, non è il primo realizzato al confine tra Stati Uniti e Messico. A Tijuana, il collettivo giapponese Chim Pom ha costruito una casa sull’albero denominata “USA Visitors Center”; il fotografo americano, Richard Misrach, e il compositore messicano, Guillermo Galindo, hanno unito le forze per realizzare il progetto “Border cantos” ovvero la realizzazione di particolari strumenti musicali (come il llantambores) partendo dagli oggetti che i migranti lasciano durante il viaggio.

Per il JR, che ha dedicato diverse opere al tema dell’immigrazione non solo recente, l’installazione messicana è parte di una continua conversazione: «La gente migrerà sempre: quando abbiamo costruito muri, le persone costruivano tunnel. Quando abbiamo chiuso i ponti, sono passati dall’acqua. La storia dell’umanità è la storia delle persone che migrano. Naturalmente, questo dev’essere regolato, ma per questo bambino non ci sono pareti o confini».

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