UE, Free InterRail Pass per tutti i neo diciottenni: accanto alla nuova visione di Ostello

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Appartenenza, contribuisce a definire i confini e la struttura di un dato sistema sociale, sia esso gruppo, associazione, movimento o Stato.
Oggi che si parla di cercare l’unità in una Europa che sembrerebbe allentare i legami ogni giorno di più, dopo la decisione Britannica di uscire dall’Europa, dalla capitale politica del continente arriva la proposta di dare la possibilità a tutti i teen, gli appena 18enni almeno, un pacchetto di biglietti gratuiti per viaggiare tra i paesi europei. Un modo per stimolare la creazione di un’identità unica o almeno una nuova identità, quella di una Europa unita, sentimento che quelle generazioni pre internet, mi spiace dirlo, non hanno, non gli è stata trasmessa e che ingenuamente non hanno percepito o voluto percepire, e contro cui si sono scagliati, al contrario di chi con internet e gli InterRail ha potuto crearsi, una identità internazionale distante dalla chiusura di generazioni che preferiscono fare per loro piuttosto che per tutti, non percependo l’influenza globale di una scelta del genere.
Detto questo, i legislatori sperano nell’opposto, sperano di riuscire a far capire ai giovani che un mercato aperto, un’Europa aperta, giova, l’esperienza di creare un’identità capillare, qualcosa che vada oltre la nazionalità, la lingua, i confini, convinzioni ed ideologie politiche o religiose, differisca nel modo di pensare, allarghi i confini di ogni sguardo.
Nonostante il costo di questo progetto, immenso, si parla di più di un miliardo all’anno, considerando che i cittadini europei che compiono 18 anni ogni anno sono c.ca 5 milioni. Il primo passo verso questa apertura arriva da Bruxelles, a ruota dal BelPaese, l’Italia, col suo Primo Ministro Matteo Renzi, che ha recentemente rivelato i suoi piani per regalare 500 euro ad ogni 18enne, come culture pass, lo schema chiamato “Buona idea”, verso cui anche la Germania sembra essere d’accordo e ora attendiamo tutte le altre nazioni. Questo mi sembra un bel modo per passare dalla crisi economica, il terrore e l’idea di futuro poco roseo, mostro che ormai educa, al combattere attraverso lo spostare gli orizzonti e modificare i modi.
Detto questo, personalmente non sentivo la parola InterRail e la parola ostello da parecchio tempo. Tanti sono i modi di viaggiare, di vivere un luogo, e di assaporare le vibrazioni di un viaggio.
Il calore, il cuore della città lo senti vivendola il maggior tempo possibile, la notte diventa relativa, almeno la parte in cui si dorme, da qui l’inutilità del luogo di appoggio che provano le giovani generazioni, quelle che hanno iniziato a girovagare alla fine dello scorso secolo, un po’ come facevano i loro zii della metà dello stesso secolo. Negli strani ’90 la parola InterRail e ostello erano utilizzatissimi e sinonimo entrambe di scomodità, basso budget e lunghissime giornate passate rigorosamente con scarpe comode, a visitare la città, un museo, una galleria, un pub ed un locale alla volta.

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Quasi due decenni dopo la musica è molto cambiata, o quasi, gli X sono cambiati, o meglio sono cresciuti, tantissimi hanno procreato, si sono susseguite guerre, papi, tendenze, gli Hipster… che hanno cambiato tanto, e l’ostello ha perso l’accezione di viaggio a bassissimo budget ed con il tempo è diventato luogo di design, di scambio di idee, sempre più ricercati, luoghi dove far nascere e o sviluppare tendenze.
Un po’ come le case di quegli ormai ex universitari che si accontentavano della branda, e poi hanno scoperto il design, il tutto sommato al modernariato ed al recupero, dando spazio a barbutissimi architetti ed interior designer. Gli ostelli da camerate in cui si dormiva in N persone, sono diventate delle super cool camere, parte di strutture particolarmente complete, comprensive di ristorante e bar, con i servizi più disparati, splendidi luoghi dove si assapora il modo di vivere di quei liberi pensatori che hanno amato la scomodità, ma che ora non fanno a meno del bello e della tecnologia. Sostituite le cartine comprate in edicola, o la Lonlyplanet, con Google Maps e Foursquare, le città non hanno più segreti sugli schermi degli smartphone, impossibile sbagliare la linea della metro o il tram.
Uno degli esempi di queste cattedrali di nostalgia, che ora sono luoghi di tendenza studiati nel minimo dettaglio sono ad esempio i Generator Hotels, che potrei definire dei boutique hostel?
Sono esattamente gli alberghi che ti aspetti in Europa, e tanti ormai sono i gioielli sulla corona della catena, è forte il coordinato di stile tra tutti, ma sembrano molto ben studiati per il luogo in cui sono stati immersi, e le recensioni confermano.
Stoccolma, Roma, Parigi, Londra, Venezia, Barcellona, Amsterdam, Berlin Mitte, etc etc etc… ognuno con una sua anima, ma fedele al brand. Continuano a mantenere l’anima della sharing economy, questo è poco ma sicuro.
Arriviamo ai prezzi che partono mediamente in tutta Europa da 22-25 euro a notte nelle camerate con N persone, per chi non ha ancora abbandonato l’animo da vero viaggiatore, o per quei neo 18enni di europea cittadinanza a cui verrà regalato il Euero-free-pass, luoghi però decisamente ricchi di maggior stile da quelli dove gli zii e i fratelli maggiori dormivano in viaggio, ma pur sempre di camerata si tratta, sino a prezzi meno da ostello per camere private con bagno privato e perché no anche con un godibile terrazzo.
La voglia di provare non manca, l’offerta è varia, i bar e ristorati degli alberghi sono ricercati come il design, lascia fare ad uno Yuccie, e vedrai cosa ti mette in un bicchiere o in piatto.
Si sente il profumo di sfida al giovane neo colosso del viaggio che è diventato AirBnB, che risponde con migliaia di piccole realtà in giro per tutto il mondo, e per tutte le tasche.
Alla fine le strutture ricettive si sono dovute inventare qualcosa per poter restare a galla, e perché non farlo con stile?
Non resta che scegliere la meta e decidere se andare in albergo, in ostello o affittare un appartamentino e poi partire….

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