Internet Sub-Culture

Comments (0) Fashion

Siamo immersi nell’epoca della condivisione compulsiva del singolo momento, dello stato d’animo e dei pensieri in forma di parole immagini e suoni e del giusto canale per pubblicarli. La sovra esposizione potenziale del singolo ha portato ad un meraviglioso mercato all’interno del quale ognuno si può creare il suo piccolo spazio più o meno noto al grande pubblico, e creare perché no la sua identità ritrovandosi all’interno di un gruppo che potenzialmente è geograficamente lontanissimo. Condividere ed Esprimere interessi per quanto eccentrici o di nicchia possano essere, ora si ha la completa libertà di viverli in spazzi effettivamente ovattati che solo le così dette affinità condividono nel loro privato.

Attraverso questo velocissimo canale, nascono, si consolidano e si consumano nuove forme di espressione estetiche. Alcune di queste però vengono oggettivamente spinte alla ribalta da un massiccio seguito, questo succede quando un’avanguardia di individui va a feticcizzare dei concetti e dei canoni o particolari elementi di arte, musica, moda etc creando a tutti gli effetti una cultura popolare alternativa alla cultura dominante della società costituita.

Negli ultimi anni abbiamo osservato la formazione ed il consolidarsi di sub-culture alcune radicate nel tempo che probabilmente non avevano la tecnologia adatta per svilupparsi sino ad adesso, altre nate dall’attuale visione dell’uomo e della sua forma.

Vaporwave

É in assoluta una delle più longeve sub-culture poiché nasce oggettivamente con la massificazione di internet a cavallo del secolo scorso e l’attuale. Esprime la fascinazione del digitale a 68 bit, una sorta di espressione che rientra nell’accezione surrealista dell’arte più commerciale. Una forma di nostalgica affezione del presente che ha nel suo nome, il significato tecnico che gli addetti ai lavori ( ingegneri elettronici ) danno a un softwear o hardwear che non si manifesta nella fisicità del concetto. Per esemplificare, la musica che fa parte di questa tendenza viene anche definita musica post-ascensore, infatti in questa sub-cultura vengono usati come vessillo dei feticci della società ben pensante e vengono trasformati in icone surrealiste e anticonformiste che definiscono la nuova immagine dell’avanguardia. Il concetto di base è quello dell’odierna produzione musicale l’utilizzo di jingle ripetuti sino a far perdere l’effettivo senso che aveva in principio, un approccio non solo di forte impianto surrealista, ma anche in natura Pop quella di Andy Worhol che ha portato allo stremo il concetto di minimizzazione dell’icona Yuppie trasformandolo nell’anti se. L’estetica che andiamo in questo caso ad affrontare è una estetica cyber-punk immersa nella Miami anni ’90 con neon, statue rinascimentali, accoppiamenti di colore che di eccentrico fanno il loro centro di gravità, palme virtuali in una dimensione resa reale da una visione ultra commerciale di una città del domani, sdoganataci da Jule Verne. Cultura vagamente distopica e disordina che riporta ad una sovra affollata visione Bit del mondo, meno fumosa più luminosa e con molti più colori pastello. Progenitrice di un’altra Sub-cultura con una forte spina dorsale quale il SeaPunk. Per chi è lontano da questo genere di cultura che se pur vistosa è ancora per assurdo abbastanza lontana dai centri città, soprattutto nelle città della vecchia europa, la troviamo in trasparenza ad esempio nelle discoteche su i piatti e nello stile più Sugar Pop a dir la verità del dj berlinese Candy Ken, arrivando a Versace riempie uno spazio sempre più PinkPunk. e l’Icona Chip & chic di Moschino in Jeremy Scott e nelle sue muse dall’ugola d’oro.

 

Il SeaPunk

Assistiamo in questo caso alla manifestazione della Sub-cultura prima della massificazione di Internet, sdoganata a dir la verità da una felicissima gioventù fine anni ’80 e ’90 che portando in spiaggia il vaporwave lo ha reso meno glamour e più personalizzabile, quella che poi sarebbe diventata in superficie e a livello commerciale l’Mtv Generation. Da affermare che prima della effettiva “teorizzazione” della sub-cultura nata a tutti gli effetti di recente nel 2011 in tanti sono stati gli esponenti negli anni ’90 che al vaporwave avevano scelto l’alternativa inconsapevole e più “understatement” della precedente sub-cultura. Un’esplosione di colori freddi molto marini che ci ricorda un ultra pop shabby, che ha appena scoperto la modellazione 3d, parliamo di quella pre “frattali”, per intenderci alla tomb raider primi tempi, dove la Pixar era ancora un lontanissimo futuro, e che ha fatto di un film come “Immortal ad Vitam” del regista Enki Bilal, un vessillo iconografico dove la geometria dei solidi diventa materia centrale, e la simbologia derivante dalle religioni e correnti degli altopiani della meddleAsia diventano a tutti gli effetti feticcio di una azzurrissima cultura in una costiera e sovraffollata città verticale. L’espriessione estetica come nota di coda è quella di un figlio che ruba i colori “sapidi” di una cultura Bit Pop questa volta, quella intima del genitore sessantottino, aggiungendoci un tocco di surrealismo cosmico di vago sapore tolkien con cavalli e delfini che fluttuano in un ideale cosmo abitato da menti. Una visione estremamente luminosa di un futuro per tutti incerto, che a livello culturale è un bicchiere di acqua frizzante a dir la verità, o per essere più calzanti spuma di mare, una fiabesca visione che una gioventù allo stremo a dovuto creare per poter così aggiustare un’eredita problematica. Esposizione mediatica della sub cultura le possiamo ritrovare in una rihanna ormai del 2012 al SNL e in tutti gli ultimi lavori di una Azealia Bancks ultra RetroPunk. Nella moda ritroviamo cenni di questa cultura nel Duo tanto amato dalla regina Witour Proenza Shouler e nelle sapienti mani della nostra “Fab” come Lady Gaga la definisce Donatella Versace e del suo entourage. Si assapora anche nel design ultra pop di vago ricordo architettonico-imperialista del Brand di gioielli Acapulco 1992. Inevitabile è sottolineare l’evidente espressione della sub-cultura in una Gwen Stefani anni ’90 ancora No Doubt, che con i suoi ultimi lavori ci ha stupito invece con una forte vena Vaporwave.

 

Soft-grunge

Ladies it’s just for teen. La ricetta è di una semplicità assurda ed inevitabile per una seapunk amante del rock sicuramente più da sottoscala; che è in realtà un locale molto cool in centro. Non proprio quel rock sporco di grasso come quello del papà, ma le chitarre lo ricordano tanto. Appena finito di infornare i dolci nel dolce forno, ritroviamo i colori della confezione su i loro capelli, dal candyPink all’azzurro shabby anche qui, con una prominente ricrescita che ricorda l’evidente biondissimo aspetto angelico di una moderna Itgirl tinta. Erede pastello di una sorella maggiore come Shirley Manson, iconica front dei Garbage, signora del Grunge, dismette i vestiti neri molto metallo della sorella e veste un punkrock, riprendendo il metallo nell’accessorio. Tutto questo è ovviamente racchiuso in una oversize non solo longfit t-shirt stampata, il tutto sostenuto da una cosa molto tumblr tempi d’Oro (parliamo del 2010) i docMartens. Look vincente nel festival musicale top del momento come ad esempio il coachella che andrà tutto assolutamente documentato in maniera dettagliata su una quantità pressoché infinita di personal-blog. Cultura che fa della modernissima Charlie XCX e della Fascinosa Lana Del Ray icone effettive di una dilagante sub-cultura tutta al femminile e under 18 con evidenti sbordamenti di età.

 

Witch house

Lo scenario è complicato e o normale di primo acchito, siamo oggi in un locale della vecchia Brooklyn, e i nostalgici fumi da un passato proibizionista ci palesano l’importanza culturale del luogo. La gente che troviamo seduta al bancone e ai tavoli, con un sottofondo musicale ancora poco definibile, è un mix tra universitari, intellettuali, artisti e designer, pluralità che vive in un limbo socio-cultural-iconico di nostalgica natura. Un mix che parte da una visione hipster intendendolo come quel caucasico essere anni ’30 che adora la ritmatissima musica color ebano, gonne più lunghe ma ispirate dal glamour holliwoodiano anni ’50 sino ad arrivare a delle lesissime maglie in cotone ovviamente manica lunga. Da qualche polsino intravediamo un gioiello dal sapore hip hop adorabilmente express the excess, ed un lontano rockabilly che ovviamente fa capolino da dietro al bancone, in mezzo a shaker di cristallo lavorato e mille fialette, il tutto insaporito da uno stuolo di tatuaggi dal simbolismo esoterico dei più diversi periodi storici. La forma estetica così vaga, lo stanchissimo simbolismo esoterico che lotta per far capolino dalle maniche e sulle schiene, il gioiello rivisitato non per funzione ma per posizione sul volto del sano portatore, vine battezzata dopo l’affine stile musicale denominato scherzosamente Witch House, denominazione partita dall’evidente capostipite della corrente musicale, da cui successivamente prenderà il nome la sub-cultura formalizzata da Pitchfork e dal New York Times. La vera corona arriva grazie al genio di una promessa mantenuta della moda, il Tisci, quel Riccardo che ci ha restituito un rinvigorito Givenchy che in una vecchi Salem con un sapore futuristico ha consolidato per le strade di tutte le città questa cyber-culture.

 

Healt Goth

Lo scenario che affrontiamo è uno scenario definitivamente Post-Darwiniano, da cui deriva la base filosofica e scientifica della sub-cultura, una visione ultra-perfezionista che non ha dovuto affrontare in alcun modo gli orpelli della cultura pop, troppo presa dalla visione di un uomo impegnato a trascendere la propria condizione utilizzando la ratio come vettore di evoluzione lasciando alla natura l’ormai poco considerabile e concepibile concetto di casualità. La visione è un’ordinata visione post-umanista con qualche pizzico di illuminismo, a condire il tutto, di cui mai ci stancheremo, in dettaglio il concetto di cui stiamo parlando è il transumanesimo corrente filosofico-tecnologica e perché no religiosa, che punta al progresso e al superamento del se, un perfezionismo il cui mezzo è un corpo troppo limitante per una mente che si evolve più velocemente.La domanda nasce abbastanza spontanea, che sia il momento di aiutarci? Inevitabile menzionare il tanto travisato in passato Friedrich Nietzsche ed il futurista Marinetti.Che con le loro fagocitanti realtà hanno così tanto stimolato il pensiero in un uomo che si stava sedendo su delle scoperte tecnologiche non all’altezza del suo potenziale. Come in tutte le culture di superficie e non anche questa ha la necessità di un feticcio, di qualcosa da portare come vessillo per le strade. Quale potrebbe naturalmente essere se non l’uomo stesso nella sua ovvia forma materica “il corpo”, presentato in abbondanza nell’itinerante e decennale mostra “the body world”. Questo è un corpo che va tutelato, esaltato e curato, è un mezzo con un potenziale infinito che evolutivamente va aiutato per sopperire al gap con la mente di un uomo sempre più impegnato alla creazione di un se più grande. La feticizzazione di questo a portato ad una semplicità estetica che è quella del corpo stesso un corpo che vine coperto ma mai destrutturato, la forma è quella ed è giusta evidentemente, un BDSM ed una idealista visione cyborg-like, il tutto ricoperto da un monocromatico abbigliamento tecnico post-apocalittico alla Rick Owens, ho un dark cover-naked ovviamente tecnico come abbiamo potuto osservare nel 2014 fluire in passerella dalle mani di un Alexader Wang per H&M. Tutto nasce con #HELTGOTH sul NikeSmoosh. Tutto questo convoglia in una evidente necessità dilagante da parte del consumatore di tornare al centro di un mercato troppo marchio riferito, incoronando marchi e designer che non sempre fanno questo per lavoro, pensiamo a Rita Ora per adidas Original, allo stesso modo Kaney West, che sono stati con i Margiela, Weng, Owens, Bikkembergs e perchè no Burlon, HBA (hood by hair) l’ormai star della tv italiana Philippe Plain, tutti incoronati protagonisti di una tendenza ultra-culturale e involontariamente Pop nell’accezione semplice di popolare. Il tutto e cultura del se ed esaltazione della forma, che non è fanatismo, ma volontà pura e semplice di trascendere una condizione. Ci sono altre tendenze e sub-culture che meriterebbero la menzione, ma per loro natura esprimono una evidente involontà evoluzionistico tecnologica, che li porta lontani dalle cyberculture, sopra a tutte un Hipster-moderno (perché la natura originaria era molto più avanti dei suoi nipoti, la rottura della regola e una visione decisamente lata della realtà imposta) questi fanno un largo uso della tecnologia per fruire di un prodotto quale il social, ma il singolo non usa nell’effettività la tecnologia come supporto all’evoluzione della propria cultura se non quella di divulgazione di antichi hobby riscoperti in soffita.

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