INES RAU – lei la prima modella transgender di PlayBoy

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Il primo numero di PlayBoy dopo la Morte di Hugh è anche il primo in cui è stata pubblicata una playmate transgender.
I tempi sono cambiati Hugh, a noi non può far altro che piacere, la rivista storica che ha fatto del “soft” erotismo uno status, riconosce la bellezza di una donna che è nata intrappolata nel corpo di un uomo.
Ho letto parecchi pareri discordanti su questa uscita, e sulla sua presenza nel numero, certo si sarebbe potuto fare semplicemente un numero tributo al fondatore, ma così non è stato, hanno voluto scandalizzare e probabilmente ci sono riusciti. Infatti molti dei loro assidui lettori hanno dichiarato che smetteranno di comprare il giornale se la linea editoriale resterà questa. Meglio perderli che trovarli a parer mio.
Ines Rau, 26 anni, Parigina, professione modella, ha detto: “I’m an advocate for anyone who is scared to be who they really are because they fear being judged or rejected,”.

Certo per gli affari del giornale magari non sarà proprio il massimo, ma non credo sia un vero dramma, anche perché i compratori del futuro non ragionano su due vettori, e non sono amanti necessariamente delle “tettone bionde e svampite”, anzi. Probabilmente questo cambiamento di rotta è avvenuto nel momento giusto, speriamo solo che la redazione ci regali sempre più perle di questo genere, perché di genere parliamo, il riconoscimento della bellezza di un genere che già in tantissimi apprezzano, ma tacitamente, ma se PlayBoy lo sbatte in un numero, per di più nel primo senza Hugh, fa sicuramente parecchio rumore.

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I.R. Ha detto, ho sempre avuto la paura di non essere capita, di non poter essere amata, di non trovare mai un ragazzo, ma poi mi sono detta, non è una questione di essere amati da gli altri, ma di amare se stessi.
Personalmente adoro quando, involontariamente e candidamente si diventa vessillo di una battaglia quotidiana che in tantissimi affrontano.

Insomma stupenda linea editoriale, quella nuova, infatti oltre le signiorine e le loro interviste su i loro interessi e le loro bellissime giornate baciate dal sole della California, su questo numero troverete interviste con Chelsea Handler e James Corden e una relazione approfondita sulla comunità LGBTQ dell’Uganda, paese non propriamente friendly per la comunità dove spesso e volentieri lo stato appoggia le discriminazioni di genere, se discriminazione si può chiamare il reato di essere se stessi.

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