Il valore arbitrario della street-art: Banksy & Co.

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BANKSY

Ossia: “This is not a photo opportunity”

“Il valore è arbitrio” (Value is arbitrary) c’è scritto su un muro di New York, ma quale credete che sia il valore della street-art? Certo una quantificazione è stata fatta: si conosce perfettamente il valore di un’opera di Basquiat, di Keith Haring e soprattutto di Banksy.
Per anni le opere di Banksy e tanti altri artisti sono state depredate da galleristi senza scrupoli. Sono state rimosse dalle loro postazioni originali e vendute nelle grandi gallerie d’arte a prezzi esorbitanti.
Così siamo stati privati di vere e proprie opere d’arte che raccontano la realtà cruda che spesso non vediamo, opere che ci portano a riflettere su ciò che è veramente importante distogliendo lo sguardo da noi stessi e da quello che ci vogliamo sentir dire.
Ma non solo! Dal primo ottobre 2013 Banksy ha annunciato che avrebbe realizzato un progetto artistico a New York. Ogni giorno, per un mese, ha realizzato un pezzo unico per le strade della città costringendo gli abitanti a muoversi, a spostarsi di quartiere in quartiere, per scoprire, vedere fotografare ciò che aveva realizzato. I newyorkesi in questo modo sono riusciti a vedere posti della città dove non sarebbero mai stati, si sono scontrati con realtà della grande mela che forse avevano visto solo al telegiornale. Banksy ha puntato i riflettori su argomenti di cui la gente non voleva parlare, il suo successo è stato proprio posizionare le sue opere in punti in cui collezionisti d’arte, mercanti e galleristi non avrebbero mai messo piede. “Arte pubblica messa in luogo pubblico”. Ma sono rimaste pubbliche per pochissimo tempo, perché staccate dai muri e messe in costose gallerie.

Fino a che il 13 ottobre l’artista inglese ha installato un banchetto a Central Park, assumendo un vecchietto per vendere opere firmate Banksy solo a 60 dollari l’una. Incasso della giornata 420 dollari e molte tele invendute.
Sorpresa delle sorprese, ogni quadro acquistato a 60 dollari aveva un valore reale di 250 mila dollari.
E allora quale credete che sia il valore dell’arte?
Qualche giorno fa i riflettori si sono spostati su Blu. Anzi sull’ex rettore dell’università dell’Alma mater, Fabio Roversi Monaco, oggi presidente di Banca Imi e organizzatore della mostra “ Street Art-Banksy & Co. L’arte allo stato urbano”, reo di aver staccato i pezzi di intonaco con i disegni di Blu.
Le opere sarebbero state esposte nella mostra a Palazzo Pepoli a Bologna dallo scorso 18 marzo.

Mossa che ha portato Blu a cancellare per protesta i lavori che aveva realizzato a Bologna, nell’arco di vent’anni, come aveva già fatto a Berlino. Un atto che contesta la “sottrazione di beni collettivi allo spazio pubblico e la sottesa logica del profitto e della privatizzazione”.
Lasciamo stare per un momento il valore economico e dei diritti d’autore. La domanda adesso è: ha senso decontestualizzare queste opere? Non vi sembra che quei luoghi, quei muri non siano scelti a caso. Non trovo giusto che l’arte nata per essere di tutti finisca per essere di pochi. Oltretutto l’aspetto madre della street art è il suo essere effimero: nasce per le strade e subisce l’evolversi del tempo, si deteriora, si logora.

Ora chi ha ragione? Qual è il valore di un disegno o di una frase scritta sul muro?
Molti writer criticano le opere dei grandi artisti, le sminuiscono, forse anche per il mercimonio che se ne fa. Ma che differenza c’è tra un writer e un grande artista?
“La mia teoria è che ogni frase può sembrare profonda. Basta aggiungere alla fine il nome di un filosofo morto. Platone” anzi Banksy.

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