Il mio grosso grasso matrimonio Ranibow

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Immaginate una sera settembre, i piedi immersi nella sabbia del Salento, il vestito bello, il vento dolce e un matrimonio di fine estate. Potrebbe anche essere un’unione civile, anche se a volte, legalmente, le parole fanno la differenza, l’amore no quello è uguale per tutti. Esattamente come le isterie prematrimoniali di suocere, cognate, spose e sposi. Non cambia nulla, c’è la burocrazia, le pubblicazioni, le partecipazioni che vanno spedite in tempo, c’è la cerimonia da preparare e deve essere commovente ma non troppo, i vestiti da comprare, a questo proposito bisogna che gli sposi si mettano a dieta, il fotografo da scegliere, un ricevimento da organizzare, fare le prove della cena, ci sono da sistemare gli invitati ai tavoli, perché zia Pina non parla con zia Maria dal litigio del 1996, la musica che deve divertire tutti, gli addobbi, i fiori che non devono essere troppo ingombranti, le bomboniere che più sono inutili più fanno faville, soprattutto c’è da festeggiare un amore, una nuova famiglia che nasce. Che sia tra uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo, trans e uomo, trans e donna, zia Pina e zia Maria, c’è una famiglia che nasce!

Ora da dove cominciamo?
Eh cari miei, ora sono cavoli amari.
Ci vuole un wedding planner!
Si serve, non pensate di sapere fare tutto da soli, a meno che non siate dei professionisti di settore.
Ora, se volete unirvi in unione civile e volete farlo in Puglia, quello di cui avete bisogno sono Giovanna e Michela D’Alema. Le due sorelle hanno da poco vinto il bando Pin, Pugliesi Innovativi della Regione Puglia, con un progetto dal nome “Il mio grosso grasso matrimonio Raibow”, ma sui social le troverete con il nome “Say Yes wedding and more”.
La loro idea, non è solo quella di guidare e aiutare gli sposi durante la preparazione del loro giorno speciale, ma aiutarli anche dal punto di vista burocratico.
Sono le prime in Puglia a fornire questo servizio alle coppie. “Io faccio parte di una associazione di contrasto all’omofobia che si chiama Liberamente e Apertamente”, mi ha detto al telefono Giovanna raccontandomi come è nata l’idea del progetto: “milito a Lecce oramai da 5 anni e ho avuto l’occasione di vedere il cambiamento del territorio e approcciarmi a tematiche che inizialmente erano un po’ un taboo e adesso vengono vissute con più naturalezza. Avevo in mente di spendermi per la causa in questo senso, anche perché io sono omosessuale e questa è anche una mia esigenza, quella di contribuire al miglioramento della società. Mentre per mia sorella è un discorso un po’ più complesso, lei è eterosessuale: tempo fa le ho raccontato che una coppia di nostri amici, che si stava unendo civilmente sono stati vittime di omofobia, loro erano andati a comprare i vestiti per la cerimonia in un atelier e sono stati maltrattati. Questa cosa l’ha sconvolta un sacco, sono subentrati una serie di fattori, si è sentita ferita immaginando che questa cosa potesse succedere a me”.
Così la prima fase del progetto è proprio legata alla formazione di chi si interfaccerà con le coppie che si uniranno civilmente. Tutti coloro che si interfacceranno con la loro rete di organizzazione unioni civili dovranno essere pronti e accoglienti, perché c’è ancora molta confusione e ci sono ancora molto pregiudizi. Incontreranno fiorai, catering, fornitori e addetti ai lavori per insegnare e sensibilizzare alle unioni civili.
Una formazione che si avvarrà di partner esterni, come l’Associazione Lea, Liberamente e Apertamente e l’associazione Seyf, con Vincenzo Lotito e Sandro Accogli, che si occupa di interscambi culturali per aiiutare le ragazze ad estendersi all’estero e aiutare quelle coppie omosessuali che vogliano unirsi in Salento. “In modo, spiega Giovanna, di destagionalizzare il turismo Gay in Salento”.
Ma veniamo a noi. Come si organizza un’unione civile?
“Esattamente come si organizza un matrimonio” risponde Giovanna speditamente e inizia a spiegare: “con tanta difficoltà, tanta fatica, tanti parapii. Noi pensiamo prima di tutto a livello burocratico, a quello che bisogna fare affinché l’unione civile sia valida. Insomma lo stesso percorso che si fa per un matrimonio tradizionale. Bisogna andare al comune richiedere una serie di moduli da compilare e documenti da presentare. È un aiuto importante alla coppia, perché essendo state approvate solo da un anno le regole sulle unioni civili non sono ancora chiarissime a tutti. C’è ancora tanta confusione”.
Ci sono anche le pubblicazioni, quindi non cambia molto?
“Si si è identico, solo che è stato chiamato unione civile per sottolineare, a mio avviso, la diversità tra le coppie eterosessuale e le coppie omosessuali. Perché nei fatti corrisponde interamente ad un matrimonio, esclusion fatta per l’obbligo di fedeltà. Questa è una cosa che non ci piace affatto. Qualora, un giorno, la coppia volesse divorziare, l’adulterio non sarebbe ragione di divorzio. Quasi a sottolineare la natura promiscua dei rapporti omosessuali”.
Giovanna si unirà civilmente a giugno dell’anno prossimo, con la sua ragazza Gaia e non immagina proprio di poterla tradire o che la loro non sarà una famiglia. Sembrano piccolissime, ma sono già delle grandi donne e noi le seguiremo ancora.

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