Guida Michelin, il cielo è pieno di stelle.

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Dal 1900 ad oggi è diventata una istituzione internazionale.
Guida Michelin spiega l’Europa e come ama mangiare. Dal 2005 sono cadute sotto la lente di ingrandimento anche alcune singole città che del gusto internazionale ne hanno fatto questione di branding, come NYC, San Francisco, Tokyo etc.
Guida Michelin, almanacco di consigli al viaggiatore diviene una istituzione nel tempo. È una sorta di corsa che gli chef sono creativamente ed inconsciamente portati a fare. Parliamo di prestigio e progressione personale, per i creativi dei fornelli è uno dei massimi riconoscimenti, oltre a quello dell’itinerario di una quasi mistica Relais Chateaux. L’idea nasce nell’89 del ‘800 da uno dei fratelli Michelin, i fondatori dell’azienda di pneumatici, geniale brand extension per un’azienda che vende l’effettivo mezzo su cui viaggiare. Dopo 11 anni André ed Edouard Michelin pubblicano la prima guida ufficiale, è il 1900.
Dopo quasi 120 anni, la guida copre e controlla 11 paesi e alcune città a livello extraeuropeo.
Ma come funziona? Le stelle in definitiva sono il consiglio da parte della guida al viaggiatore, la classificazione prevede tre stelle massime, non frazionabili così distinte:
* luogo consigliato e vale la fermata durante il viaggio;
** vale una deviazione dal viaggio;
*** vale il viaggio.

Diciamo che André ci aveva visto lungo, sicuramente non aveva previsto i vari MasterChef e addizioni varie nei confronti del segmento, ma ha decisamente influito nel creare appeal e far diventare un lusso edonistico il mangiar bene, una necessità dei più.
Ovviamente la moderna sovraesposizione dei mestoli più sofisticati del mondo in miriadi di programmi ha sicuramente confermato l’importanza dello strumento di classificazione.
La questione di status è sdoganata, è mezzo commerciale, infatti le stelle o meglio gli “Stellati” sono divenuti istituzioni loro stessi, chiamati sempre più spesso a giudicare i giovani rampolli delle sale operatorie dove si preparano piatti sempre più ricchi di filosofia per un pubblico sempre più conscio di quello che vuole nel piatto. Dal basico stagionale al Km zero, il vero tiranno è seduto al tavolo e sa esattamente cosa aspettarsi, sono passati gli anni ’80 e ’90 dove un consumatore poco educato si sedeva ad un tavolo con troppe forchette e veramente poca idea di quello che stava per succedere.
Il Brand del burroso uomo fatto di pneumatici “Bianchi”, istituzione quanto il brand stesso, ha saputo mantenere nel tempo il focus sull’importanza della nutrizione, nel loro caso durante un viaggio o come motivo di un viaggio. Con le sue due guide Rossa e Verde, è un faro nel turismo eno-gastronomico.
Certo l’istituzione comporta sempre dei sacrifici, infatti per un ristorante che ha avuto l’onore di ricevere le stelle è sicuramente anche un onere, in quanto è necessario studiare, sperimentare e spostare sempre l’asticella più in là, dettaglio meraviglioso a dirla tutta, ma che sicuramente allontana in modo sensibile dal pubblico.
L’ultimo ristorante, dopo altri nel tempo, ad aver rinunciato alla stella è il “Donatella” in provincia di Alessandria, sottolineando la necessità di voler cucinare per persone e non per riconoscimenti e di voler essere anche più presenti per la gente del luogo senza cucinare solo per la gente che viene da fuori.
Sentimento questo espresso da molti chef che non hanno rinunciato alle stelle, ma che puntano comunque a riavvicinare la comunità alla loro cucina. Parliamo di Bottura, il visionario 3 stelle Modenese. Massimo dopo un primo periodo di sperimentazione sulla cucina tipica della sua regione, non troppo apprezzata inizialmente dai locali, inizia a riscuotere consensi e riesce a sdoganare piatti tradizionali filtrati dalla sua mente e dalle sue mani.
Per capire il dietro le quinte dello spettacolo che siamo abituati a vedere seduti ad un tavolo consigliamo la visione del documentario Netflix “The Chef table”, focus su 6 menti stellate che hanno aperto le loro cucine. Infatti da Massimo Bottura a Dan Barber, passando da Francis Mallmann a Ben Shewry, fino Magnus Nilsson e Niki Nakayama, lo spettacolo è una sinfonia di idee meravigliosamente eseguite e fotografate per una chiacchierata con gli Chef.
Durante la presentazione della guida 2016 è stata sottolineata l’importanza del ruolo degli ispettori Michelin e l’importanza del loro anonimato, principalmente per garantire la tranquillità dello chef, della brigata e del personale di sala durante il pasto.
È effettivamente l’istantanea del food istituzionale e non, nei paesi in questione, del fermento e della capacità di ripresa delle nazioni tutte. Ora possiamo trovare tutti i consigli sui ristoranti attorno a noi anche in una guida app che è stata resa gratuita al consumatore, una sorta di Foursquare o Yelp, stellato.
E i giovani ne escono sempre al meglio. Infatti i nuovi stellati, quelli del 2016 hanno in media un’età inferiore ai 35 anni, e si premia sicuramente la creatività.
Dalla terra della haute cuisine arrivano quindi i consigli pratici, se pur non particolarmente economici, al viaggiatore, anche se sono tanti ormai i ristoranti e i gastropub a mantenere alto il livello senza stressare troppo le carte dei clienti, basti pensare ad uno degli chef più amati del momento, Davide Oldani che del suo D’O ha fatto una bandiera dello stellato etico e a un costo decisamente consumabile. Infatti da qualche anno la stessa guida propone itinerari gustosissimi e alla portata di tutte le tasche, dando comunque la possibilità di assaporare sapori da cucine veramente promettenti.
Nasce per consigliare ed istituzionalizza il viaggio gastronomico, non resta quindi che mettersi in macchina e scegliere dove consumare i tre pasti della giornata.
Nel tempo l’azienda ha contribuito non solo a rendere sicuri i nostri viaggi con i loro pneumatici, ma anche a renderli decisamente più buoni. Ha sicuramente contribuito a creare e a consolidare un segmento sempre considerato per pochi e particolarmente snob, rendendolo una lettura e una scoperta per tutti. Il buon cibo è a portata di viaggio.
Il Brand in sé è il nome, fatto della fiducia di tutte le persone che ci lavorano e che guardano al marchio come consigliere per i momenti più o meno importanti. In sé la produzione grafica e di immagine è molto legata al concetto di garage e di viaggio su strada. Spartano e piacevolmente distonico nei confronti del livello di raffinatezza consigliata. In questo caso fa più brand il Chi inteso a Chi consigli e Chi consigli, piuttosto che il marchio in sé. Quando l’idea vale tutte le parole che sono state spese nel discorso. L’immagine è quella del padre di famiglia che organizza la tabella di marcia e calcola anche il tempo per il pranzo o la cena rigorosamente consigliata dalla Guida più famosa.

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