Fondazione Feltrinelli Herzog & de Meuron Riempie un voto urbano

Comments (0) Architecture, Art & Culture

fondazione-feltrinelli-2

Feltrinelli non ha badato a spese per l’edificio della Fondazione Feltrinelli inaugurato ieri nel quartiere di Porta Volta. Due anni di lavori, per realizzare il progetto dell’importante studio internazionale degli architetti Jacques Herzog & Pierre de Meuron, che realizzano la prima architettura permanente nella città di origine del loro maestro Aldo Rossi.
Lo studio, con sede legale a Basilea, è riconosciuto come uno dei più attivi e interessanti nel panorama mondiale con all’attivo innumerevoli incarichi prestigiosi e di rilievo (un esempio su tutti l’Allianz Arena di Monaco di Baviera) e vincitore del Premio Pritzker, uno tra i principali premi per l’architettura, nel 2001.

L’area interessata è quella tra viale Pasubio e viale Crispi, di proprietà della famiglia Feltrinelli da fine ‘800, e quella tra viale Montello e Porta Volta, di proprietà del Comune di Milano.
Si tratta du un grande vuoto urbano che giace lungo il tracciato delle antiche mura spagnole, una zona piuttosto centrale della città, poco distante dalla stazione di Porta Garibaldi e da Corso Como. Un complesso che si compone di due edifici gemelli, come da buona tradizione milanese (piazza Duomo, Principe di Piemonte e Duca d’Aosta), che sottolineano la presenza dell’antica Porta Volta lungo i bastioni. La struttura è un telaio in cemento armato, con uno sviluppo modulare e scatolare, regolare e ripetitivo, che mette in relazione i propri volumi interni con il verde pubblico circostante, mediante ampie pareti finestrate che coprono totalmente la superficie esterna.

Funzionalmente l’edificio si sviluppa su quattro piani fuori terra più il pianterreno, per un totale di cinque livelli, con uno sviluppo in pianta e volumetrico identico per ciascun livello.
Il piano terreno ospiterà l’ingresso e una classica e accogliente libreria Feltrinelli con una superficie di circa quattrocento metri quadri. Questa costituirà l’elemento essenziale e strategico del familiare luogo di socializzazione, rappresentato dall’abituale completezza di assortimento delle librerie Feltrinelli e dell’annessa Caffetteria.

fondazione-feltrinelli-3

fondazione-feltrinelli-3

Il primo piano sarà destinato a uno spazio polifunzionale a doppia altezza attrezzato per ospitare eventi artistici dal vivo, proiezioni e performance visuali.
Il secondo e il terzo piano saranno invece occupati dagli uffici della Fondazione e da aule per incontri, convegni e seminari, che avranno una capienza complessiva di circa 160 unità.
Infine la sala lettura della biblioteca, situata al quarto e ultimo piano dell’edificio, sarà dotata di postazioni multimediali con connessione Internet per offrire a studiosi e utenti la possibilità di avere accesso al materiale della collezione storica Feltrinelli, custodito nel piano interrato del complesso.
Il progetto, come dicevamo, disegna un manufatto edilizio in due corpi distinti, che esaltano gli elementi urbanistici e valorizzano l’antica Porta, grazie a due strutture gemelle. Uno stacco stretto e longitudinale, un segno forte, un taglio netto e profondo, quasi come il “gap” tra la banchina e il treno del Metrò, separa i due edifici. Ciò si riflette in due costruzioni autonome, che sono allo stesso tempo fortemente percepite come parte di un unico complesso.

Struttura e modularità sono i temi principali temi del Manufatto, lungo e stretto, il cui tetto a falde inclinate che riprende le geometrie degli edifici rurali, è un unico continuo di linee e materiali con le facciate dell’edificio. L’intero complesso è “innestato” nei confini storici dei 15.000 mq dell’area destinata a nuovo spazio pubblico, adattando suoi edifici al tracciato storico e, come già accennato, con un giusto equilibrio fra trasparenza e definizione degli spazi interni. Proprio la piena padronanza dell’uso dei pieni e dei vuoti, permette la presenza di spazi diversi, pur nella chiara percezione solida e unitaria del progetto nella sua interezza.

fondazione-feltrinelli-4

fondazione-feltrinelli-4

Nell’approccio compositivo e formale, fin dai primi schizzi di studio e dalle stesse parole degli architetti, è apparsa chiara la volontà di elaborare una proposta ad hoc che potesse indiscutibilmente legittimarsi come “assolutamente milanese”.
Herzog & de Meuron hanno immaginato la loro Fondazione come u
na Porta Urbis integrata nel sistema dei bastioni, che esprime così chiaramente l’intenzione di appartenere strettamente alla città e confrontandosi alla stessa scala e sul valore urbano di importanti edifici che caratterizzano il tessuto stesso di Milano come il Castello Sforzesco, l’Ospedale Maggiore e il Lazzaretto. Scelgono quindi di reinterpretare in chiave contemporanea la tradizione gotica lombarda ed ereditare la spiccata orizzontalità e linearità delle cascine padane e alla semplicità e imponenza delle architetture milanesi che in passato avevano ispirato lo stesso Aldo Rossi nel suo progetto per il Quartiere Gallaratese.
La scelta di reinterpretare questi importanti riferimenti, ha generato un’architettura dal carattere apparentemente monolitico, caratterizzata da un forte e spiccato impatto sul paesaggio urbano, innanzitutto per la sua scala dimensionale – la cortina su viale Pasubio è lunga 188 metri, e la cuspide dell’edificio si attesta sui 32 metri di altezza – ma allo stesso tempo per la dinamicità di continui angoli acuti che spezzando la linearità di pianta e prospetto, danno vita a volumi interessanti e inaspettate distorsioni ottiche, che alleggeriscono e movimentano l’insieme, stemperandone l’apparente rigore formale.
La struttura esprime e si adatta alle condizioni geometriche del sito con la ricerca dell’equilibrio fra trasparenza e definizione spaziale. Facciata, struttura e spazio formano un insieme integrato dal vago sapore Miessiano, inconsciamente radicato nel percorso formativo di ogni progettista moderno.

Al netto delle scelte architettoniche, strutturali e compositive dell’edificio in sé, l’intervento mira a diventare un forte elemento caratterizzante nell’ambizioso progetto di riqualificazione del tessuto urbano circostante, proponendosi in luogo del vasto vuoto urbano sconclusionato che per decenni ha avvolto i caselli di Porta Volta, generato dalle demolizioni delle mura spagnole del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.
Il Masterplan complessivo per il quartiere di Porta Volta detiene un potenziale strategico importantissimo per la creazione di un impatto visivo positivo sul territorio circostante, proprio grazie alla sua notevole dimensione urbana.
Dal punto di vista urbanistico, infatti, il nuovo edificio della Fondazione è destinato a tutta la cittadinanza milanese, poiché la sua progettazione è stata integrata dalla realizzazione di un grande spazio verde pubblico, con viali e piste ciclabili, concepita in estensione della viabilità già esistente.
L’area verde, nello specifico che ha la funzione di valorizzare i resti visibili delle mura spagnole contribuendo alla loro tutela, è attrezzata con sedute e un’area giochi appositamente dedicata all’infanzia, con un’illuminazione progettata in modo da garantire sicurezza, soprattutto serale e durante l’organizzazione di eventi ed attività.
L’implementazione delle piste ciclopedonali già esistenti nelle zone limitrofe, collegherà il nuovo edificio con i quartieri circostanti, nello specifico è stato realizzato un nuovo tratto di percorso complessivamente lungo oltre un chilometro, che consentirà di collegare via Melchiorre Gioia e l’Arena Civica integrandole con le aree oggetto della nuova edificazione.

L’obiettivo ambizioso è quindi quello di restituire alla collettività un’area strategica della città, con un’opera concepita per essere il fulcro di questa riqualificazione e per il rilancio della zona, dialogando al contempo, nelle linee dei nuovi edifici, con il contesto e la storia della città nel modo più coerente possibile. Se la realtà dei fatti confermerà questi sforzi, Milano potrà contare su un ulteriore frammento di qualità inclusivo e confortevole, per favorire l’utilizzo consapevole e responsabile dello spazio pubblico , sul modello degli esempi europei.
L’Edificio di Porta Volta, potrà quindi porsi come esempio virtuoso di un percorso sicuramente corretto di dialogo tra il costruito e lo spazio che lo accoglie, diventando strumento permanente per il miglioramento costante dei rapporti e dei tessuti sociali, cosa a cui in realtà da sempre, dovrebbe ridursi la missione e il fine ultimo dell’architettura.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on FacebookShare on LinkedInShare on Tumblr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Will be used in accordance with our Privacy Policy