Critiche razziste: un murale è stato (momentaneamente) bloccato a Kiev

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Ci sono gli occhi felici e una bocca sorridente. C’è un bambino che, gioioso, guarda tutti dall’alto di un palazzo di Kiev, in Ucraina. Una risata spontanea, di pancia, di chi sa godere di cose semplici, di chi ha in mano il mondo pur avendo le mani vuote. Una delle immagini che meno può offendere o suscitare perplessità e discussione, un tema caro e “sicuro” per realizzare un murale. Ma il bambino è nero e questo non è piaciuto a qualche abitante iroso della capitale ucraina.
L’opera porta la firma di Xav, artista poliedrico diviso dalla passione per i tatuaggi e per i murales che ha dipinto la facciata di un palazzo di 20 piani per realizzare il suo più grande lavoro, ben 70 metri di altezza per 15 di altezza. Xav è stato invitato a Kiev da Iryna Kanishcheva, co-fondatrice, assieme a Geo Leros, di Art United Us, un progetto che meriterebbe di essere approfondito a parte, il cui intento è quello di coinvolgere 200 street artist in tutto il mondo a realizzare altrettante opere per sensibilizzare l’opinione pubblica ponendo l’accento sul problema della guerra, dell’aggressione sviando però da propagande bellicose che portano a un lavaggio del cervello.

Xav nella realizzazione di quest’opera (che sarebbe dovuta durare circa due settimane e non un mese) ha avuto vari intoppi: la superfice della parete non era totalmente piatta, ha dovuto dividere in due il murale per problemi con la pedana montata male e poi classici e prevedibili fattori atmosferici. Ma quello che l’artista asturiano non si aspettava era ricevere critiche ribollenti e razziste da parte di alcuni locali mentre, di giorno in giorno, svelava dettagli del suo lavoro. Così, mentre si intensificavano i cori e le proteste, arrivando a minacce verbali, Xav è stato costretto a riporre pennelli e bombolette per qualche giorno, quando l’opera era solo al 40%. Secondo Kanishcheva, tra loro c’era anche un ex vice capo di polizia che vive in zona (alcuni dicono proprio nel palazzo) e che ha utilizzato termini vistosamente razzisti e squallidi per manifestare la sua disapprovazione nel vedere quest’immagine nella sua città.
«Alla maggior parte delle persone piaceva, ma alcune hanno protestato perché il ragazzo era nero – dice Xav -. Sono stato molto sorpreso, perché non avevo previsto una possibile reazione razzista al mio lavoro».

Xav alla fine ha completato con successo il murale e anche se alla fine lui e la curatrice possono ritenersi soddisfatti, se ne vanno con un po’ di amarezza e un po’ di negatività. Ma se Art United Us è stato realizzato è anche per questo. Laddove è possibile creare dialogo e confronto: «È come un’iniezione culturale con una reazione imprevedibile, ma è bene vedere che la gente reagisce e pensa, perché ti rende umano – spiega Iryna Kanishcheva -. Per qualsiasi paese, indipendentemente dalle condizioni economiche, devono esistere programmi d’arte e di educazione. Le persone imparano ed esprimono i loro sentimenti attraverso l’arte e imparano ad avviare un dialogo. Arte United Us ha portato molte diversità artistiche a

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