Cinque motivi per cui “120 battiti al minuto” dovrebbe essere per tutti

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Silenzio = Morte. Siamo a Parigi, agli inizi degli anni ’90, alla nascita di Act Up, un’organizzazione di attivisti che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze dell’AIDS. Ecco spiegato in due righe “120 battements par minute”, in italiano: “120 battiti al minuto”. Forse due righe non bastano a spiegare un film tratto da una storia vera come questa. Ma la notizia non è questa, c’è tempo per raccontavi la trama. Il film è nelle sale italiane dal 5 ottobre, qualcuno di voi lo avrà già visto. E poi ha anche vinto il Grand Prix all’ultimo Festival di Cannes.
La notizia è che in Italia questa pellicola è vietata ai minori di 14 anni. Ma neanche queste è una notizia nuova, perché lo avevano già scritto tutti.
Allora la notizia potrebbe essere che ogni giorno, in Italia, 11 persone scoprono di essere sieropositive. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono 4 mila l’anno. Siamo il secondo Paese in Europa per incidenza di Aids. Sono 130mila le persone attualmente malate di AIDS nella nostra nazione. Ma neanche questa è una notizia nuova perché i dati più aggiornati che ho trovato risalgono a maggio 2017.
Però, dal momento che eravate a conoscenza di tutte queste informazioni, avete provato a fare due più due? Perché come recita il trailer del film, 120 battements par minute, Silenzio è uguale a Morte. Quindi mi chiedo: “Quanti sono i minori che prima dei 14 hanno già iniziato ad avere rapporti sessuali e quanti di questi lo faranno a 16, 17, 18 anni? Quanti di questi minori sanno cosa è l’HIV, cosa vuol dire essere sieropositivo, cosa si intenda per contraccettivo, PrEP o per AIDS?”

Io questi dati non li ho, ma so dirvi, sbirciando un po’ in giro, che sarebbe meglio che i ragazzi sapessero.
Sì, è vero, nel film ci sono scene di sesso, ma sta al genitore capire se il figlio è pronto o meno ad affrontare questa tematica. E allora ecco perché sarebbe il caso di fargli vedere il film:
1) Si tratta di una storia vera, la pellicola è veloce, va al ritmo del cuore, 120 battiti al minuto appunto, è così avvincente potrebbero anche restare lì per i 135 minuti necessari allo svolgersi della trama e guardarsi tutto il film.
2) Ormai abbiamo capito che l’HIV non è un problema solo della comunità LGBTQ, ma se qualcuno non lo avesse capito, il film lo spiega molto bene. Se invece il vostro problema è far vedere a vostro figlio quattordicenne che due uomini hanno atteggiamenti intimi, bene il grattacapo non è da ricercarsi nel film.
3) È avvitato intorno alla parola “politica”, quella politica che “che attiene alla pόlis”, interesse per il bene comune. Il film invita lo spettatore ai dibatti interni dell’associazione e a partecipare alle opposizioni morali e di stile, a lottare con Act Up, a sentirsi esso stesso parte della causa.
4) La pellicola è profondamente educativa, capace di raccontare a tutti, giovani e giovanissimi, la battaglia non ancora vinta contro una malattia che, complice il silenzio di troppi, ha ucciso 40 milioni di persone nel mondo. Come ha detto il regista del film Robin Campillo: “l’AIDS non conosce età, non dimentichiamolo”.
5) Il film parla d’amore, vita e morte, come ogni buon racconto dovrebbe fare. “Decisioni simili (come quella del divieto ai minori di 14 anni) possono creare un clima che può diventare molto violento, quando invece oggi bisognerebbe solo educare alla tolleranza e combattere l’omofobia in ogni sua forma” ha spiegato all’HuffPost il regista a proposito del divieto italiano, “Ho voluto raccontare questa storia perché sentivo che non era stato ancora fatto e occorreva farlo in un modo che ottenesse la massima visibilità, andando al di là della nostalgia, ma io penso anche di più a quelli di noi che sono sopravvissuti e a quelli che ancora oggi combattono con la malattia”.
Un divieto che ha imbarazzato anche Teodora Film, società distributrice per l’Italia del film, che in un comunicato ha spiegato: “Abbiamo sperato fino all’ultimo che 120 Battiti al minuto riuscisse ad arrivare nelle sale italiane come ‘Film per tutti’, sarebbe stato un segnale forte, per dimostrare che gli uomini che amano altri uomini non spaventano più nessuno. Così non sarà”.
Adesso tocca a voi capire cosa fare, decidere se guardarlo o meno con i vostri figli e nipoti. Io vi ho detto la mia perché, e cito il film: “Insieme possiamo costruire una comunità capace di organizzarsi e di adattarsi alla malattia con spirito positivo e combattivo”.

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