Carolì e la sfida con se stessa: l’arte puerile che fa riflettere gli adulti

Comments (1) Art & Culture

Un giorno, il padre e la madre le dissero: «Carolina, fra un paio di mesi ci trasferiamo. Questa è la tua valigia: mettici dentro tutto quello che puoi». Il vecchio secolo aveva da poco lasciato spazio al nuovo. Agli albori del 2000, l’Argentina venne colpita da una tremenda crisi economica. L’eco travolse le terre calde e contadine, ma anche la capitale Buenos Aires. Carolina aveva poco più di 13 anni, qualcuno si sarà trovato nei suoi panni: come si può decidere quali affetti portare con sé e quali oggetti lasciare per sempre?

Riuscì a metterci dentro quanti più giocattoli possibili, ma non riuscì a portare i suoi disegni e i suoi acerbi quadri che aveva appeso in cameretta. Oggi, a 30 anni, Carolì – questo il suo nome artistico – quei quadri ce li ha ancora in testa e li ripropone continuamente, evoluti e perfezionati, ma senza distaccarsi troppo. Carolì è cresciuta a Padova e attualmente fa la spola con Roma, i cui muri hanno iniziato ad accogliere i suoi murales. Pittrice, l’artista da poco si è affacciata al mondo esterno, impugnando bombolette a spray. Ammette, con umiltà, che ha tanto da imparare e perfezionare, assimila e chiede consigli a chi ha vernice incrostata tra le dita delle mani e ascolta. Si mette in gioco e a Padova sono iniziati a sbucare i suoi pezzi. Uno ha un tema molto delicato, la lotta contro la violenza sulle donne:
«E’ nato tutto da una serranda di un bar del centro che ho dipinto. Il pezzo che ho realizzato è piaciuto “Gruppo Polis” che sostiene e aiuta persone in difficoltà e mi hanno chiesto di fare un murale. Sono stata molto felice, mi sentivo pronta per accettare questo incarico: mi piace fare cose con un messaggio ben preciso. Il mio lavoro non è solo questione estetica. Va bene essere attratti dal colori, ma poi l’opera deve trasmettere qualcosa».

Nel murale non c’è un evidente richiamo alla violenza femminile. Nel suo intento non c’era l’idea di rappresentare la crudeltà, ma al contrario, Carolì trasmette energia e forza ragionando per concetti opposti. Solo gli occhi chiusi dei volti femminili ritratti lasciano intuire un senso ancora di inquietudine e di soggiogamento: solo quando la donna sarà rispettata nella sua integrità allora in quel momento gli occhi potranno aprirsi nuovamente.
Carolì si dice una non perfezionista dei contorni, le piace stare fuori dalle righe e, in questo, un po’ rispecchia la sua personalità. I suoi personaggi sono catapultati in una dimensione atemporale: silhouette circense, ballerine, con bombette, fiori e costumi variopinti sono rievocazioni frammentate del suo passato. Verso l’Argentina, verso l’infanzia, ma senza nostalgia: «Da bambina ero molto attratta dal circo e dal teatro: a scuola quando c’erano recite oppure operette mi prendevo l’incarico di disegnare e costruire la scenografia. Ero un po’ ribelle, non mi integravo mai e mi piaceva stare da sola, senza malinconia, ma semplicemente perché immaginavo e creavo altri mondi».

E’ un tratto puerile, il tratto di 12-13 anni, di quando la sua vita si è scissa in due, una Carolina argentina e una Carolina italiana. L’approccio difficile in una nuova realtà, la mancanza di interazione linguistica, il non sentirsi all’altezza, vivendo a stretto braccio con una continua sensazione di inferiorità. Tutto questo è il passato, a Padova tutto sembra a portata di mano in una città che respira coi positivi e creativi rapporti umani che si instaurano.
D’altronde Carolì doveva semplicemente riprendere in mano i pennelli e ricucire la sua vita. Lei stessa confessa: «I miei nonni e gli altri parenti, di origini italiane, quando venivano in Argentina mi portavano tanti regali e tra questi c’era una fantastica valigetta di colori». Colori, circo, fantasia. Bastava solo unire i puntini.

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One Response to Carolì e la sfida con se stessa: l’arte puerile che fa riflettere gli adulti

  1. Sandra Degli Agostni ha detto:

    Grande fantastica Carolina o tuoi dipinti mi fanno sognare e ritornare bambina

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