Banksy ha voluto dire la sua sulla mostra a Londra dedicata a Basquiat

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Il Barbican Centre di Londra, il più importante centro teatrale d’Europa, giovedì 21 settembre ha inaugurato una mostra dedicata all’artista statunitense Jean-Michel Basquiat. “Basquiat: Boom for Real”, che durerà fino al 28 gennaio 2018, coincide coi trent’anni dalla morte, a 27 anni per overdose di eroina, di una delle figure iconiche più rappresentativa degli anni ‘70-’80 e, per estensione, di tutto il XX secolo.

A Basquiat, assieme a Keith Haring, va dato il merito di aver “nobilitato” il graffitismo e il writing riuscendo a coinvolgere appassionato e ammiratori finendo per portare questo movimento dalle strade metropolitane di New York alle gallerie d’arte. E poteva, una delle icone “street” del nuovo millennio, non lasciare un suo commento irriverente su questa iniziativa? Assolutamente no, così lo street artist Bansky è tornato in azione nella sua madrepatria con due nuovi murali, una provocazione nel suo stile, per rispondere alla mostra promossa dal Barbican Centre.

Sul suo account Instagram, l’artista anonimo di Bristol ha postato tre immagini accompagnate da commenti brevi ma incisivi. I richiami a SAMO (pseudonimo giovanile di Basquiat durante l’epoca pura del graffitismo) sono evidenti. Nella prima opera si vede una fila di persone in attesa di fare un giro su una ruota panoramica coi sedili sostituiti con un simbolo ricorrente nell’arte dell’artista americano, la corona. Sotto la didascalia abbastanza eloquente, in riferimento al Barbican: «Un luogo che in genere fa scomparire velocemente i graffiti dalla propria zona». L’allusione che pone una riflessione generale sull’arte di strada è proprio il trattamento differente che subiscono i graffiti dentro e fuori dai musei.

Nella seconda opera, infatti, quella più grande vediamo il protagonista del famoso dipinto del 1982 “Boy and Dog in a Johnnypump” mentre viene perquisito da due agenti della polizia metropolitana londinese. L’uomo, interpretabile come un ritratto dello stesso Basquiat, viene ripreso per sottolineare il trattamento che avrebbe subito oggi l’artista se fosse stato semplicemente un ragazzo nero e non la celebrità internazionale sui cui musei e collezionisti sbavano. Anche qui, segue su Instagram il commento pungente: «Una collaborazione non ufficiale con la mostra di Basquiat».

Touchée.

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