Ave Cesare: i fratelli Coen coloriscono ancora!

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Ci sono un prete, un rabbino, un pastore e un sacerdote ortodosso che discutono sulla loro interpretazione della natura del figlio di Dio, o meglio devono dare il loro parere sull’interpretazione che ne viene data in un film. Non sto raccontando una storiella, è l’incipit di “Ave Cesare!”, il nuovo film dei fratelli Joel ed Ethan Coen.
Siamo ad Hollywood e le storie di attori capricciosi, sceneggiatori comunisti, giornaliste vanitose e produttori facoltosi sono unite da un filo rosso Eddie Mannix, un fixer, ossia colui che si occupa di evitare gli scandali come foto osé, camuffare gravidanze fuori dal matrimonio e venire incontro ad ogni eccentrico bisogno delle star dei film. La storia di Mannix, cattolicissimo uomo fidato, con l’unico feticcio di fumare di nascosto dalla moglie, per alcuni versi ricorda quello che affermava lo sceneggiatore Ben Hetch: “Io odio gli attori”. Ogni attore di “Ave Cesare!” è adatto ad un ruolo in particolare, specializzato a rappresentare un mondo, ma se allontanati e vestiti di altre vesti risultano goffi e fuori luogo. Come per la scena tra Ralph Fiennes e Alden Ehrenreich, in cui il giovane attore di western si trova in una pellicola romantica e non riuscendo a dire “vorrei fosse così semplice!” accede ad una scena comica che passerà alla storia.
Può anche accadere che scompaia il protagonista di una pellicola sulla vita di Gesù, George Clooney, che avrebbe dovuto interpretare un centurione romano. La storia si complica, perché i rapitori sono un gruppo di sceneggiatori malpagati, mal ricompensati e comunisti.
Oggi gli scandali e la vita delle star di Holliwood non si nascondono più, non son più esempi di bella rettitudine da seguire, oggi gli scandali si creano ad arte per pubblicizzare un film, un album o a ridare lustro ad una carriera.
Siamo lontani dalle ultime pellicole di Joel ed Ethan. “A proposito di Davis” è lontano anni luce, non solo per il tema trattato o per lo scintillio delle scenografie, ma anche per i colori e i temi. Certo la lentezza quasi irreale dei Coen resta, come un marchio di fabbrica.
In Italia il film è uscito nelle sale solo il 10 marzo, mentre negli Stati Uniti da più di un mese. È costato 20 milioni di euro e ne ha già incassati più del doppio.
Leggendo le recensioni si capisce che è un bel film ma non tocca i picchi delle altre pellicole, perché può sembrerebbe minore e meno profondo.
I critici professionisti sono divisi. Se alcuni definiscono “Ave Cesare!” una bella commedia che fa ridere, altri scrivono che dietro la risata c’è di più, c’è un film bellissimo.
Per alcuni il peccato capitale è aver svelato, la normalità e la pochezza che c’era, o c’è, dietro quelli che noi immaginiamo come grandi divi.
Per quanto mi riguarda ho trovato il film bello da vedere, sia per la fotografia Roger Deakins, perfetta, che cambia di genere cinematografico, in genere cinematografico, saturando, opacizzando e contrastando dove serve. I costumi di Mary Zophres sono perfetti.
Insomma Joel ed Ethan hanno fatto un’altra magia delle loro. Andate a vedere il film, ma se volete un consiglio, non allo spettacolo delle 22:00, o in un giorno in cui siete stanchi, perché vale la pena di essere visto!

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