Art Basel Hong Kong: l’arte della location strategy

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Art Basel Hong Kong. Photo credits and rights: Roger Price.

Aperta ieri con durata di soli tre giorni, 24-25-26 marzo, Art Basel Hong Kong è alla sua terza edizione. Il brand Art Basel invece è ben più datato, composto da tre fiere internazionali, Hong Kong appunto, Miami Beach e la storica di Basilea che esiste dal 1970. Oggi Art Basel, che sia la manifestazione asiatica, americana o europea è considerata a ragione la fiera d’arte contemporanea più importante del mondo.
Fondata in Svizzera dai galleristi e collezionisti Trudl Bruckner, Balz Hilt e i coniugi Ernst e Hildy Beyeler si è affermata a livello internazionale sia per quanto riguarda le possibilità offerte a livello di mercato sia per la qualità della ricerca artistica.

Oggi i mercati più importanti per l’arte contemporanea sono gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma per quanto riguarda il mercato dell’arte, va considerato che è sempre stato un mercato globale e dall’ottocento almeno lo è in senso intrinseco. Per questo è sufficiente, per quanto riguarda la logistica della sua fiera più importante, che ve ne sia una per continente.
Se infatti la fiera di Basilea è in grado di servire tutto il mercato europeo, quella di Miami e Hong Kong lo sono per le Americhe e per l’Asia.
La scelta di creare la seconda fiera Art Basel proprio a Miami si è dimostrata una scelta fantastica nel recente passato e di sicuro lo sarà anche nel prossimo futuro, una scelta che ha innalzato esponenzialmente il valore del marchio Art Basel.

Infatti Miami ha vissuto e sta ancora vivendo anni d’oro dal punto di vista della riqualificazione culturale della città, grazie al rifacimento di alcuni quartieri storici, grazie all’apertura proprio dell’Art Basel, grazie alla costruzione del Miami Design District e grazie anche a un generale riassetto di locali e spazi che sull’onda del rinnovamento hanno dato una nuova linfa intellettuale e chic alla città.
Ma Miami non ha significato solo questo, infatti Miami è da sempre la “città di mezzo” tra l’America col simbolo del $ e l’America Latina.

L’America Latina è una fucina di artisti grandiosa, arte legata al sentimento, poco celebrale, un’arte più di pancia che di cervello, qualcosa che negli Usa e in Europa è difficile trovare e che trova facile collocazione e ottimi clienti a Miami.
Detto questo è anche vero che dalla fine del ‘900 ai primi del 2000 gli Usa sono stati dei coltivatori di talento incredibili, la terra che ha spinto l’arte a fare l’ultima vera innovazione dopo quella promossa in Europa da Marcel Duchamp e compagni, quindi partendo da Andy Wharol, Jasper Joon, Jean-Michel Basquiat passando per Jeff Koons e arrivando al trainatore mondiale della video art Matthew Barney, per citarne alcuni, gli Usa hanno fatto la voce grossa nella loro affermazione nel mondo dell’arte.

Citando questi nomi non possiamo non notare come la maggior parte degli artisti a stelle e strisce di fama mondiale venissero da New York o comunque dal nord degli Usa, ma decidere di localizzare la fiera a New York non avrebbe avuto lo stesso senso di Miami. L’anima intrinseca all’arte è quella di unione, l’arte non ha confini, infatti come già detto anche il suo mercato è sempre stato internazionale, l’arte è una cosa che viviamo tutti assieme, espressa da qualcuno prende subito un valore ampio, in continuo mutamento per giunta e tutto questo da un punto di vista di location strategy non poteva che ricadere, per quanto riguarda il continente diviso in Nord e Sud, sulla città che più di tutte si presta come frontiera culturale, mix di latini, africani ed europei che insieme hanno dato vita a una delle città più affascinanti di questi giorni.

Ecco, questi giorni, sono proprio i giorni in cui vediamo una delle più grandi espansioni economiche della storia, cioè quelle legate ai paesi asiatici, con India e Cina ai primi posti.
Anche in questo caso la scelta sulla città dove andare a far attecchire il mercato dell’arte con Art Basel è stata fatta con giustezza. Hong Kong infatti è una delle due regioni cinesi con amministrazione speciale, chiamata come la terra dove “l’occidente incontra l’oriente”, essendo stata a lungo parte dell’impero britannico e per questo presentando aspetti economico e culturali simili all’occidente.
Questa occidentalizzazione la si riscontra molto sul lato finanziario, Hong Kong infatti ha sempre avuto per la Cina un ruolo simile a quello che la Svizzera ha per l’Europa, una sorta di Hub internazionale che si gestisce autonomamente e che per questo consente un migliore svolgimento degli affari tra attori di diversi stati.

Hong Kong ha un’economia capitalista basata quasi esclusivamente sul settore terziario, con indici di istruzione, qualità della vita e sviluppo umano tra i più alti al mondo.
Se tutto questo è fondamentale anche per le vendite di opere d’arte come per qualsiasi altro mercato, la libertà culturale, il fatto che Hong Kong si trovi in Cina, ma ci si comporti come in Occidente, la ha resa la location ideale per l’Art Basel asiatica.
Infatti proprio come la Svizzera per l’Europa e Miami per le due Americhe, Hong Kong è terra di incontro. In realtà assomiglia di più alla Svizzera che a Miami, nel senso che proprio come la Svizzera che da sempre rimane fuori da ogni disputa internazionale e persino dall’Europa (amministrativamente parlando) anche Hong Kong è fuori dalle dispute politiche internazionali, essendo appunto a gestione amministrativa speciale, quindi pur essendo in Cina, le sue dinamiche politiche ed economiche prendono spesso strade diverse da quelle promosse da Pechino.

Per l’Asia questo era il luogo ideale di Art Basel, perché se si fosse fatto in un’altra città della Cina o dell’India, sarebbe immediatamente diventata la fiera dell’arte o della Cina o dell’India, o di un altro paese, mentre Hong Kong con la sua neutralità si presta ad essere come la zona internazionale dell’aeroporto, un luogo dove ci si può incontrare senza essere sostanzialmente sulla terra di nessuno.
Questo libera l’arte da compromessi con le culture locali e rende il brand Art Basel, intrinsecamente internazionale proprio come l’oggetto di cui si occupa.

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