Editoria On Line: il futuro del giornalismo.

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Editoria on line: blog o non blog, questo è il problema

È appena iniziato l’anno e si fa il punto della situazione per capire cosa fare per far funzionare il 2016 meglio del 2015.
Bene, pensandoci, c’è un settore che più degli altri sta mostrando alti livelli di idiosincrasie nei suoi sistemi che di certo vanno migliorati, stiamo parlando del settore dell’editoria.
La carta stampata, si sa da tempo, non va più un gran che, oggi è tutto on line. La competizione quindi usa parole chiave nuove: engagement, funnel, blogger, contenuti premium, ebook ecc…
Il settore si sta assestando, cercando di capire come monetizzare l’enorme mole di lavoro di contenuti prodotti, ma quello che non si sta facendo ancora è un sostanziale lavoro sulla differenziazione dei marchi (le testate giornalistiche o nomi dei blog) e sulla valorizzazione del brand.
Il settore ha decisamente bisogno di chiarezza, infatti è diventata molto sottile, se non inesistente, la linea che separa i siti online dei quotidiani dai blog d’informazione e di cronaca, oppure i siti di magazine specializzati su alcune tematiche da blog che affrontano gli stessi temi.
La differenza infatti non sta tanto in ciò che è visibile, ma in ciò che non si vede.
Partiamo da questo assunto, le categorie delle notizie più viste on line (blog e non) sono queste tre categorie principali:
di cronaca (compresa politica ed economica);
di gossip;
di tecnologia.
All’interno delle tre aree, le brand identity mostrano tratti peculiari molto simili tra loro.
Pensate solo ai siti online dei quotidiani che, dall’America all’Europa, mostrano ancora tutti quanti i nomi della testata giornalistica come se fossero stampati ancora con la macchina a caratteri mobili di Gutenberg.

I giornali di gossip al contrario si basano tutti su una semplicità estrema per dare più spazio possibile di visibilità alle notizie, avendo pochissima brand attitude e attirando il lettore soprattutto per l’eccitazione da scoop della notizia. Altra nota che hanno tutti in comune è l’utilizzo del rosso nella design graphic del brand.
Quelli di tecnologia sono quelli che mostrano più diversità e ce ne sono veramente di tutti i tipi, anche perché il settore richiama chiaramente persone molto esperte a gestire e creare i vari blog o magazine on line.
I siti dei giornali hanno target molto territorializzati, per questo hanno una competizione tra loro molto bassa, in quanto giornali che si leggono in una certa città non si leggono in un altra, essendo la cronaca ovviamente diversa. D’altra parte i quotidiani nazionali hanno anch’essi un mercato molto stabile dettato dal fatto che il target è più o meno lo stesso che prima leggeva il giornale cartaceo e quindi il mercato era già suddiviso prima dell’entrata massiccia sul web.
Per i siti di tecnologia invece il discorso è diverso e la competizione on line è più agguerrita perché essi quasi non esistevano o erano pochissimi, a seconda della nazione, e per questo il mercato si sta ancora assestando.
Per quanto riguarda i siti di gossip, il brand non ha praticamente nessun valore, si gioca tutto sulla tempistica con cui esce la notizia e chiaramente sul valore “sensazionale” della notizia riportata. Per cui qui la competizione è veramente alta, in quanto il target è il più infedele che ci sia.
Però in tutto questo gioca ancora un ruolo fondamentale la differenza tra il sito internet di un quotidiano o di un magazine e un blog che invece esiste solo online.
Questa è la linea invisibile di cui parlavamo sopra. Infatti oggi su tutti i siti è possibile lasciare commenti e dire la propria, cosa che prima differenziava chiaramente i blog dai siti. Ma a fare ancora di più la differenza era il fatto che i blog esistevano quasi esclusivamente come piattaforma per lo scambio di informazioni sotto forma di commenti appunto, non avevano belle impaginazioni con tanto di immagini e trattavano solo informazioni strettamente di settore, cioè erano solo blog verticali.
Oggi invece il blog più famoso del mondo, l’Huffington Post, è un blog orizzontale, dà le stesse notizie di un quotidiano generalista e in questa ottica capire quale è un sito di un giornale e quale un blog, soprattutto per navigatori non esperti risulta complicato se non impossibile da capire.

L’Huffington Post ha usato addirittura una font per il suo nome tipiche di un quotidiano (quelle alla Gutenberg per intenderci) anche se è nato direttamente sul web.
La differenza sostanziale quindi tra un sito e un blog è che in uno scrivono giornalisti e in un altro dei blogger. I primi sono iscritti all’albo e sono pagati, i secondi non sono iscritti e non sono pagati a meno che non riescano a monetizzare con la pubblicità sui propri blog.
Infatti per molti blog non può più esistere il fatto di dire che si tratta solo di opinioni su argomenti, perché, esattamente come facciamo noi, i blogger usano le agenzie di stampa, i comunicati stampa o fanno cronaca per esperienza vissuta, esattamente come farebbe un giornalista, inoltre, nei casi migliori sono esperti che lavorano nel settore di cui scrivono.
Già da tempo si sta parlando di creare un albo dei blogger, per dare maggiore importanza e istituzionalizzare questo lavoro, il che porterebbe di sicuro maggiore valore al brand dei vari blog.
Infatti ai blog, manca proprio la brand reputation che invece hanno i siti on line dei vari quotidiani o magazine che si portano dietro come eredità da quello che avevano costruito attraverso il cartaceo.
I blog che oggi riescono a fare introiti infatti si avvalgono del fatto che i blogger che ci scrivono non sono pagati, in questo modo riescono a generare profitto e mantenersi in concorrenza con le testate giornalistiche che invece pagano i giornalisti, ma hanno maggiori introiti pubblicitari e in alcuni stati sono anche sovvenzionati dai governi per la pubblica informazione.
Detto ciò, risulta chiaro che i blog necessitano di creare una loro brand identity in grado di avvalorare il lavoro che in tanti stanno facendo, in una continua ricerca di bilanciamento tra legami col passato rassicuratore che genera utenti più sicuri sull’affidabilità delle notizie e il futuro di cui devono essere vessillo della nuova informazione che nasce dalla Mente Alveare!

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