Il volo di Michael Jordan nello spazio compie 30 anni

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Ci sono immagini che entrano nella memoria collettiva e vi restano immutate nel tempo e nello spazio: la fiaccola della statua della Libertà, le braccia distese del Cristo Redentore, la sfinge di Giza, il volo di Michael Jordan. Quel secondo sospeso nell’aria prima di schiacciare la palla a canestro compie trent’anni.

6 febbraio 1988, Chicago stadium, Slam dunk contest, la gara delle schiacciate inaugurata quattro anni prima: Dominique Wilkins, ala di Atlanta sfida la canotta numero 23 dei Bulls, Jordan appunto, davanti a 18.403 appassionati in tribuna.

Micheal prende la rincorsa da fondo campo, tra meno di due settimane compie 25 anni, ha vinto l’edizione precedente, ma senza il suo avversario, vincitore nel 1985. E’ la sfida delle sfide. MJ è già campione di livello mondiale, quel «Dio travestito da Jordan», come lo definisce Larry Bird, è a caccia della consacrazione definitiva, del gesto atletico che lo proietti in un’altra dimensione, che gli faccia toccare il cielo con le cinque dita, e non solo con uno come nella creazione della Cappella Sistina.

Gioca in casa Michael, il pubblico è in visibilio solo per lui. Corre in palleggio per 28 metri, da una parte all’altra del campo, stacca in volo all’altezza della lunetta del tiro libero, seguendo il consiglio suggeritogli da Julius Erving “Doctor J”, il re delle schiacciate fino a quel momento. Jordan si alza in volo per un secondo netto, le sue braccia come ali protese verso il ferro del canestro. Va a schiacciare con una mano, la destra ed entra nella storia. Non solo perché vince quell’edizione dello Slam ma perché entra a far parte della vita di ognuno di noi. Come la statua della Libertà o il Colosseo. E’ quel fermo immagine, immortalato per sempre dalla Nike che lo lancia come nuovo marchio, Air Jordan. E’ una schiacciata monumento, sospesa senza tempo o età. E’ lo sport che si fa tempio nella storia.

Michael Jordan il 17 febbraio festeggerà 55 anni. Da trent’anni è fermo in volo, in quel movimento in aria, bissato nell’arresto e tiro degli ultimi secondi contro Utah Jazz nel 1998. Se Domenico Modugno spiegò le sue ali nel blu dipinto di blu, MJ è “Mr Volare” con una palla in mano verso un canestro.

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