Il sogno di vedere i Placebo a Taranto: il vento e una generazione appagata

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Comincerò come non si deve mai cominciare un articolo. Comincerò dicendovi che sognavo di assistere ad un concerto dei Placebo dal 2003, anno in cui pubblicarono Sleeping With Ghosts, un album meraviglioso che contiene tracce come Special Needs, The Bitter End e Protect Me from What I Want. Un album che, a me come a tantissime altre persone, cambiò il modo di ascoltare e aprì la mente.

 

 

Ieri il mio sogno si è avverato, ma non solo, si è avverato anche il sogno di non dover macinare chilometri su chilometri, affrontare un viaggio della speranza, “solo” per assistere ad un concerto. Già perché vedere Brian Molko e da Stefan Olsdal salire su un enorme palco, sulla rotonda del Lungo Mare di Taranto, proprio sotto al palazzo del governo, è stato impagabile.

Questo credo si debba solo al Medimex, International Festival & Music Conference, e a ciò che è riuscito a realizzare in questi quattro giorni.

È iniziato tutto con le note di Pure Morning, e poi una dopo l’altra una carriera snocciolata e cantata a squarciagola insieme al pubblico esultante. Special Needs, This Picture, Song to say Goodbye, Special K, Too Many Friends, Twenty Years, The Bitter End, una dopo l’altra fino a che tutti insieme abbiamo urlato a squarciagola Got no friends got no lover, poi una manciata di secondi di silenzio rotti da una chitarra e tutti insieme di nuovo “For what it’s worth”.

Un concerto bellissimo, semplice, senza fronzoli, che non sarebbero serviti per riportare gli spettatori alla loro adolescenza vissuta a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000. Quella generazione che li ascoltava pensando veramente fossero “qualcosa che tu credi ti faccia sentire meglio”, Placebo appunto.

Il vento di scirocco non è bastato a smorzare gli animi infiammati dalla voce di Brian Molko, così come l’entusiasmo di coloro, che lo adoravano da ragazzini e oggi, nonostante siano adulti, urlavano il suo nome, come si fa con un idolo.

Lui, Brian, porta qualche segno degli anni che sono passati, continua ad avere quella sua figura femminea, androgina quasi e resta sempre un simbolo di un epoca di buona musica, resta sempre il simbolo di quei ragazzini di provincia che cercavano di capire la loro sessualità. Resterà sempre l’uomo che già nel 2003 aveva capito “i sogni osceni” e i “bisogni speciali” delle generazioni a venire.

I Placebo continueranno per sempre a cantare l’aggressività, l’amore, la droga e soprattutto trasgressione. E lui, Brian, potrà anche invecchiare, ma per noi continuerà per sempre a cantare “Ricordati di me in mezzo ai flash e al clamore.

Ricordati di me… e di un bisogno speciale”

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