Il nuovo murale di Banksy dedicato a Zehra Doğan

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Zehra Doğan

Zehra Doğan è una giornalista e pittrice curda nata nel 1989 a Diyarbakır, in Turchia. E’ conosciuta soprattutto per essere redattrice, dal 2010, di Jinha, un’agenzia di stampa curda e femminista composta da sole donne. Dal febbraio 2016, Doğan vive e documenta la realtà di Nusaybin, una cittadina al confine siriano al centro di continui scontri tra l’esercito di Erdoğan e il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Ma forse sarebbe più corretto parlare al passato: il 21 giugno, mentre era in un bar, è stata arrestata. Ed è tutt’ora in carcere.
La storia è controversa: Zehra è stata arrestata con l’accusa di essere membro di un’organizzazione illegale e anti-sistema, con testimoni anonimi, dalla discutibile affidabilità, che hanno testimoniato contro di lei. Durante il processo, inoltre, sono state mostrate dall’accusa disegni e post apparsi sui social di Zehra con i quali critica l’operato dell’esercito turco.

Zehra Doğan

Il 2 marzo 2017 la giornalista è stata assolta dall’accusa di partecipazione a una organizzazione illegale, ma è stata condannata a scontare 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di detenzione per la pubblicazione dei disegni sui social. L’immagine al centro del caso è un dipinto che riprende una foto ufficiale dell’esercito turco nella distrutta città di Nusaybin con attorno le bandiere turche che sventolano. L’artista ha sostituito i tank dell’esercito tra le macerie con figure animalesche dai denti taglienti e insanguinanti dalle cui fauci escono i soldati.

Zehra Doğan

Banksy, il 15 marzo, ha voluto dire la sua dipingendo un nuovo murale, all’angolo tra Houston Street e Bowery a Manhattan, New York. Lungo 20 metri e realizzato a due mani assieme all’artista Borf, lo street artist dall’identità ignota ha dedicato l’ultimo lavoro proprio a Zehra Dogan. Tra le linee tracciate che rimandano al sistema classico che i carcerati usano per contare i giorni di prigionia, appare il viso della giornalista dietro le sbarre. Ma una delle sbarre che impugna, in realtà è proprio la matita, simbolo della sua arte e della sua “colpa”.

Sul suo profilo Instagram ha postato la foto con l’hashtag #FREEzehradogan, mentre intervistato dal New York Times, ha detto: «Mi dispiace molto per lei. Ho disegnato cose che avrebbero meritato molto di più una condanna».

banksy

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