Il ballo è severamente proibito durante il concerto

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Immaginate di andare ad un concerto e di non poter ballare o “ondeggiare”. Impossibile?
Immaginate che sia vietato per legge. No non vi sto raccontando la storia degli abitanti di Beaumont, il paese di provincia che ha bandito la musica rock, nel film Footloose.
Quella che vi sto raccontando è una storia vera, ma non è la storia di un fallimento, più che altro si tratta di una svolta storica.
Ci troviamo in Arabia Saudita.
Il concerto in questione è il primo concerto pop concesso nel paese islamico. Il 30 marzo a Jeddah, nell’ovest del Paese, potranno ascoltare la musica del cantante pop Tamer Hosny, sia gli uomini che le donne. Si tratta di una svolta incredibile per il regno ultraconservatore sunnita wahhabita che solo di recente ha aperto alla musica, ai cinema e agli spettacoli dal vivo. Ma sul biglietto acquistato da tantissime persone c’è scritto: “Dancing is strictly prohibited during the concert”.
Su Twitter qualcuno ha scritto: “Vietato ballare e ondeggiare a un concerto! Come mettere il ghiaccio sotto il sole e chiedergli di non sciogliersi”.
Ma come ho detto prima, bisogna contestualizzare la vicenda. Il regno del re Salman dell’Arabia Saudita, è un Paese ultraconservatore sunnita wahhabita, in cui vige una netta divisione fra i sessi e viene applicata in modo rigoroso la sharia, la legge islamica. Si tratta di una monarchia assoluta il cui sovrano è posto a capo dello stato, assumendo in sé anche la funzione di primo ministro e di massima carica religiosa.
Nei mesi scorsi il governo, grazie alle indicazioni del principe ereditario e uomo forte del Paese, Mohammed bin Salman, ha lanciato un piano di riforme e sviluppo chiamato “Saudi Arabia Vision 2030”, che prevede una serie di progetti ambiziosi in campo economico ed energetico, e soprattutto in campo sociale e culturale.
Obbiettivo cardine è lo sviluppo dell’industria del turismo e dell’intrattenimento, cercando di non violare la rigida osservanza dei costumi e della tradizione islamica.
Ad ogni modo, nel 2018 si sono tenuti una serie di concerti, fra i quali l’artista libanese Hiba Tawaji e il compositore greco Yanni. E sempre più spesso è possibile vedere uomini e donne partecipare agli eventi “live”, una scena impensabile fino a poco tempo fa.
Non è solo una riforma socio culturale dovuta al cambiamento d’epoca. Fino ad oggi molti cittadini sauditi, soprattutto i giovani, spendevano miliardi di dollari per assistere a spettacoli cinematografici o visitare parchi di divertimento nei centri turistici della regione, come Dubai. Pensare di ampliare tutto ciò all’interno Paese, apre la possibilità ad un giro di affari non indifferente.

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