HO HO HO: da Babbo Natale alla CocaCola

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Dagli spot pubblicitari – alcuni profondi e riflessivi altri totalmente kitsch – a cartoline, passando per film e pupazzoni che spaventano i passanti gridando “Oh-oh-oh merry Christmas!”, durante il periodo natalizio, l’immagine di Babbo Natale rimbomba in ogni aspetto della vita quotidiana. Con il suo sguardo saggio, paziente e l’inconfondibile cappello rosso a punta con pom-pom, l’immaginario costruito nella cultura moderna attorno alla sua figura ha subito un’evoluzione nel corso degli ultimi secoli.
Partendo dal nome, il nostro Babbo Natale nei paesi anglofoni è comunemente chiamato Santa Claus, un rimando, seppur con sfumature e accezioni differenti, a un unico personaggio storico della tradizione cristiana: san Nicola, vescovo di Myra, le cui reliquie furono in parte traslate da 62 marinai baresi e portate a Bari, in Italia, il 9 maggio 1087. Il culto del santo, rapidamente diffusosi in Europa, si è fatto largo anche nei Paesi Bassi: in Olanda, per esempio, San Nicola è considerato protettore della città di Amsterdam e viene chiamato Sinterklaas (da qui l’evoluzione linguistica e il più diffuso Santa Claus). In questa zona viene festeggiato annualmente il 5 e 6 dicembre, date in cui si distribuiscono doni. La forte matrice religiosa ha, nel corso degli anni, plasmato nell’immaginario collettivo un uomo con abiti vescovili, con in testa la mitra, un copricapo liturgico con croce dorata, e il pastorale, un bastone ricurvo in punta.
Una rappresentazione, con adattamenti necessari per uniformarsi al folklore locale, ancora oggi presente nel nord Europa accanto alla versione universalmente conosciuta del Babbo Natale allegro, grassottello e paffutello, veicolata nella cultura di massa a partire dal poema “A Visit from St. Nicholas” del 1823 dello scrittore americano Clement Clarke Moore. La poesia, conosciuta anche come “Twas the Night Before Christmas” o come “The Night Before Christmas”, ha infuso, negli occhi di genitori e bambini, l’immagine di un elfo buono, con barba bianca, vestito di pelliccia rossa e cintura di cuoio, alla guida di una slitta trainata da renne con un sacco pieno di giocattoli che consegna la notte tra il 24 e 25 dicembre. Dunque, nel giorno della nascita di Gesù secondo la maggior parte delle chiese cristiane occidentali e greco-ortodosse, fede e laicità si sono sempre più mescolate: con il progressivo secolarizzarsi dell’Occidente, il Natale ha assunto connotati festivi anche per i non cristiani, mantenendo aspetti affettivi legati alla famiglia o alla solidarietà assieme a “derive” consumistiche legate allo scambio di regali e alla figura di Babbo Natale.
La Coca Cola, alla quale erroneamente si attribuisce il passaggio al colore rosso del vestito dell’elfo, è dall’allegoria di Moore che costruisce il suo personale Babbo Natale: la compagnia della celebre bevanda gassata, in passato, aveva già introdotto nelle sue pubblicità Santa Claus che, però, assumeva un viso maligno e uno sguardo poco amichevole e severo. Quando nel 1931 l’azienda cominciò a fare pubblicità su riviste più popolari, anche i tratti dell’elfo iniziarono ad addolcirsi e a diventare più realistico. Fu il disegnatore Haddon Sundblom a scegliere, per le sue illustrazioni, la versione “dolce” e accogliente narrata da Clement Clark Moore: Sundblom scelse come modello il suo amico Lou Prentiss, un venditore in pensione; poi, dopo la sua morte, iniziò a usare se stesso come modello, ritraendosi allo specchio, prima di ricorrere a delle fotografie.
C’è un’altra versione, sempre nata sui fogli di carta, che vede un signore barbuto, vestito con un mantello verde lungo fino ai piedi e ornato di pelliccia, ripreso dallo scrittore Charles Dickens, nel “Canto di Natale” sotto il nome di Spirito del Natale presente. Animali volanti, un uomo con una folta barba bianca e il cappello ricordano, inoltre, la tradizione del dio germanico Odino. Prima della conversione al cristianesimo, infatti, tra i popoli germanici si narrava la storia di una divinità barbuta e misteriosa che, durante il solstizio invernale, andava a caccia. I bambini, secondo l’usanza, dovevano appoggiare i loro stivali accanto al caminetto e riempirli di cibo per sfamare Spleipnir, il cavallo volante di Odino. Come ricompensa, Odino avrebbe donato regali o dolciumi. L’eco di questa tradizione arrivò successivamente in America attraverso le colonie olandesi e rimane tutt’oggi ancora molto popolare. A voi, la calza piena di dolci cosa vi ricorda?

FROM JOINT HERE SOME OF LAST YEAR ILLUSTATION:

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