Herakut portano la questione sulla parità di genere su un muro di Amman

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Herakut

Quraysh street è una delle arterie principali di Amman che si prolunga serpeggiando tra le case bianche e basse diventando Al-Hashemi street nel punto in cui si affaccia maestoso il teatro romano della capitale giordana. L’architettura araba la si percepisce alzando un po’ lo sguardo e osservando il lungo porticato, prestando attenzione ad attraversare la strada nel traffico che continua incessante fino a notte inoltrata.

Gli odori e i suoni intervallati dai clacson stimolano due dei cinque sensi, ma scendendo la strada avendo alle spalle proprio il teatro, è la vista “chiamata in causa” dinanzi a un enorme murale che copre l’intera facciata destra del primo grande edificio che appare.

Herakut

Sfondo nero, sul lato sinistro una geometria scomposta con un azzurro elettrico, al centro un viso tagliato in due con metà volto maschile a sinistra e l’altra metà, a destra, un volto femminile. Accanto, la scritta in arabo “Noi siamo uno”. L’opera, ormai calata nel contesto quotidiano al punto che lì davanti un pick-up alla bell’e meglio vende frutta, è stata realizzata nel 2016 da Akut, del duo tedesco Herakut.

Il murale è il risultato di un dialogo sociale sulla questione di genere, promosso dal programma di integrazione UsAid e rientra nel progetto artistico aptArt. Sette giovani giordani si sono confrontati sul tema della parità attraverso il poetry slam: le loro opinioni, le loro idee sono convogliate all’interno di versi in cui si sosteneva un deciso cambiamento sociale, una tematica delicata in un paese a forte incidenza musulmana come la Giordania che però è aperto e accogliente verso nuove e differenti contaminazioni.

Un dialogo possibile come dimostra il lavoro di Akut che attraverso la street art prova a sensibilizzare Amman con i suoi quasi cinque milioni di abitanti. L’artista tedesco ha scelto come modelli d’ispirazione, l’artista Kevin Ledo, e Noor Issa, curatrice d’arte e designer di Amman.

Herakut

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