Giornate FAI, a Taranto i tesori nascosti tornano a splendere

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TARANTO FAI

La cultura a disposizione di tutti, anche se a volte, per essere tutelata, viene conservata nei depositi. Questo weekend il FAI ha centrato quest’obiettivo, attraverso le ormai storiche Giornate di Primavera, vere e proprie occasioni per rimanere in contatto col patrimonio artistico nazionale. Mattlumine è andato a Taranto, al Museo Archeologico cittadino per un’esposizione d’eccezione: dieci reperti di materiali e datazione diversi che rappresentavano dei “tesori nascosti”, pezzi pregiati conservati e quindi “celati” al grande pubblico. Abbiamo incontrato la direttrice del museo, Eva Degl’Innocenti che ci ha illustrato meglio il progetto portato avanti dal MarTa e dal FAI per questa due giorni di cultura non stop.
Di che cosa si occupa il FAI e cosa sono le Giornate di Primavera?
Il fai è il Fondo Ambiente Italiano, si occupa di valorizzazione del patrimonio e sensibilizzazione alla salvaguardia dello stesso, ma con un approccio civico. È destinato quindi a dei volontari che contribuiscono alla tutela del patrimonio culturale italiano. Essi si occupano di valorizzare e sensibilizzare il cittadino alla tutela della cultura italiana, a far sì che il cittadino la senta come una cosa propria. Le Giornate di Primavera vengono organizzate dal FAI ogni anno e sono dedicate ai tesori mai visti. Per questo museo è la prima volta che aderisce alle Giornate di Primavera e quindi, rispettando la tematica, abbiamo deciso di valorizzare i “tesori mai visti di Taranto” e cioè dei reperti che teniamo conservati nei depositi.
Che affluenza avete avuto?
Sabato mattina sicuramente è stato di meno il pubblico, la domenica invece abbiamo recuperato, generalmente negli altri siti non sono mai di meno di 1500/2000 visitatori nel complessivo.
Cosa c’è tra i “tesori mai visti di Taranto”?
Abbiamo esposto dieci reperti che rappresentano un po’ tutti i materiali archeologici, ci sono reperti in marmo, in ceramica, addirittura esponiamo anche una corona aurea della famosa collezione degli Ori di Taranto, sono tutti tesori solitamente non esposti. La cosa interessante è che questi dieci reperti racchiudono un arco temporale che va dall’età arcaica alla Roma imperiale, li abbiamo scelti perché reputati altamente emblematici.
Che effetto ha questa iniziativa sui giovani?
Sicuramente per noi l’effetto è stato interessante, abbiamo lavorato con le scuole, il nostro staff ha formato i cosiddetti Apprendisti Ciceroni, e la presentazione dei reperti è stata fatta proprio da loro. Serve a loro per essere testimoni e ambasciatori di questo patrimonio e soprattutto è stato un esempio di buona pratica aver prodotto una co-progettazione tra museo nazionale, FAI, scuole e protezione civile.
Secondo lei al giorno d’oggi quanto è importante la cultura per sviluppare un’identità nazionale?
La cultura è fondamentale, rappresenta il nostro valore nazionale, soprattutto in una città come Taranto che sta rinascendo grazie a un elemento identitario che aveva perduto. Il MarTa sicuramente è uno degli elementi più importanti del patrimonio di questo territorio.
È appunto chiaro che la cultura non sia solo un passato da ricordare per qualche vecchio nostalgico, ma anche, e soprattutto, una fonte inesauribile di insegnamenti e di storie per tutti i giovani e i ragazzi. Gli Apprendisti Ciceroni del MarTa hanno svolto un lavoro eccellente nella spiegazione di materiali, tecniche, periodo storico dei dieci reperti esposti. Dopo aver seguito le loro esposizioni abbiamo deciso di parlare con uno di loro, cercando di capire il ruolo che occupano nella Giornate del FAI, e tutto il lavoro che c’è dietro. In particolare abbiamo chiacchierato con la giovane Veronica per sapere che impatto avesse avuto su di lei questa iniziativa.
Qual è il ruolo di un Apprendista Cicerone e qual è il percorso di formazione che fate?
Noi ci siamo formati attraverso i vari oggetti e le spiegazioni degli archeologi, poi abbiamo lavorato con i professori facendo anche molta pratica. Abbiamo studiato molto per poi presentare i reperti ai visitatori.
Quanto è stato emozionante per te avere a che fare con dei reperti così antichi?
È stata un’esperienza bellissima perché capisci veramente cosa si faceva in passato e quali oggetti facevano parte della quotidianità di allora, molto diversi da quelli che usiamo noi.
Quanto ritieni sia importante la cultura per voi giovani, anche attraverso queste iniziative?
Io penso che la cultura sia un valore da tramandare sempre, perché credo che anche i giovani del domani debbano conoscere le esperienze del passato. Non bisogna perdere questa cultura, altrimenti poi tutto diventa senza senso.
Vedi la cultura come protagonista di una tua esperienza lavorativa un domani?
A questa domanda non so ancora risponderti, sarebbe bello provare qualche concorso in quest’ambito però è ancora presto per maturare degli obiettivi di vita così grandi.
E chissà che proprio la cultura non sia di ispirazione per la creazione di obiettivi, desideri, sogni, per far sì che ogni “tesoro nascosto” venga riportato alla luce, ad occupare il posto che meritava da sempre.

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