Gbreak: ne abbiamo parlato insieme a MisterGay 2017 Sergio Genna

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Si chiama Sergio Genna, viene da Erice, è docente in salute e sicurezza sul lavoro e non ha ancora trent’anni. Perché vi parlo di lui? Perché non è un ragazzo come tutti gli altri, lui è il Mister Gay in carica e come tale è anche il nuovo paladino della lotta contro l’omotransfobia.
Lo abbiamo intervistato perché sarà uno degli ospiti d’onore del Gbreak, che si terrà dal 7 al 10 dicembre sul Passo del Tonale.
Ciao Sergio, che emozione è stata vincere il titolo di Mister Gay Italia quest’estate?
«Ciao Mattlumine,
Come ho detto parecchie volte, ho partecipato al concorso per gioco, su consiglio e spinta di un amico, non avrei mai pensato che una sera il mio nome sarebbe stato associato per la prima volta alle parole: “Il Gay più bello d’Italia è…” . Fino a poco tempo fa non avevo ancora realizzato la vittoria, ma oggi ho maturato la consapevolezza che questa è stata e sarà una delle esperienze più gratificanti della mia vita, poiché è proprio grazie al concorso che sto conoscendo persone straordinarie in giro per l’Italia e non solo … Grazie ai vari inviti delle organizzazioni LGBTQ più importanti della nostra nazione, ho potuto scoprire che il mio paese non è così indietro come si pensa, è solo l’assetto civico-politico che dovrebbe aprire un po’ gli occhi e rendersi conto che una non indifferente fetta di cittadini Italiani appartiene a questa importante comunità, composta da persone che hanno tutto il diritto di non sentirsi trattati come cittadini di serie B. Ecco, il concorso mi ha dato questa grossa possibilità in più e non c’è emozione più grande che rappresentare la nostra comunità con accanto le persone meravigliose che, come dicevo prima, questa esperienza mi ha permesso di conoscere».

Vincendo questo titolo sei stato anche investito della responsabilità di essere il nuovo paladino della lotta contro le discriminazioni da orientamento sessuale e da identità di genere. Come vivi questo compito?
«Sicuramente non sono un paladino della legge e non combatterò l’ISIS con i pettorali, come scriveva qualcuno, ma approfitterò di tutte le opportunità che mi verranno date per dire la mia e fare in modo che anche le persone semplici che sono costrette ancora a vivere la loro sessualità nell’ombra a causa dei pregiudizi, abbiano finalmente una “voce”, facendomi portavoce delle esigenze dei miei fratelli e sorelle della comunità LGBTQ affinché tutti possano vivere la loro normalità nel nostro Paese, sentendosi tali».

Tu sei mai stato vittima di pregiudizio?
«Purtroppo la chiusura mentale e l’ignoranza, intesa come mancata conoscenza e rifiuto di guardare le cose secondo una prospettiva diversa dalla propria, la fanno ancora da padrone nel nostro paese, che comunque amo e di cui sono fiero, ma questa chiusura mi ha portato a vivere un’adolescenza in cui essere diverso non era una qualità, ma qualcosa da nascondere… Ho dovuto passare la fase della mia pubertà (età in cui inizi a sperimentare la tua sessualità) con i compagni di scuola e/o gli amici che mi ridacchiavano alle spalle perché non ero interessato alle ragazze (e non ero nemmeno troppo capace a fingere che non fosse così). Poi, finalmente, maturando sono stato io stesso a piccoli step a far capire alla mia famiglia e ai miei amici che nell’essere omosessuale non c’è nulla di anormale».

Che cosa sono il pregiudizio e l’omotransfobia? Come si combattono?
«Sono vere e proprie forme di razzismo, xenofobia, antisemitismo e sessismo che trovano le loro fondamenta nell’ignoranza radicata; essere gay, lesbica, trans, biondo, moro, rosso non è una scelta è una caratteristica, l’omosessualità non è una scelta l’omotransfobia lo è!!! Questa avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità, della bisessualità e della transessualità e quindi delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio, va combattuta nello stesso modo in cui va combattuta l’ignoranza, ovvero con l’informazione».

Cosa potrebbe fare la comunità LGBTQ per farsi conoscere meglio e spiegare al mondo le sue necessità?
«Si dovrebbe partire dalle scuole, poiché è la scuola a dare il più alto contributo nella formazione civica di un individuo, magari coinvolgendo anche le famiglie dei ragazzi, soprattutto, quelle più diffidenti. Oppure ancora attraverso campagne massive di sensibilizzazione, cercando il supporto delle Istituzioni poiché se i nostri problemi rimangono all’interno della nostra comunità, non avremo mai modo di combattere l’omotransfobia e di proteggere chi ne è vittima».

Quanto è orgogliosa di te la tua mamma? Abbiamo letto che è una delle tue più grandi sostenitrici.
«La mia supermamma è assieme a tutta la mia famiglia (nonna compresa) un punto saldo della mia vita perché: “UN ALBERO NON PUÒ NON AMARE IL PROPRIO FRUTTO, COSÌ COME LA TERRA NON PUÒ NON AMARE IL PROPRIO ALBERO”; mi ha sempre sostenuto in tutte le mie scelte, anche quando pensava che queste potessero essere sbagliate e mi ha donato uno dei valori più importanti: la libertà di decidere cosa essere nella vita, soffrendo con me per le mie sconfitte, ma soprattutto essendo orgogliosa per tutte le mie vittorie, tra cui questa, di cui, come avete potuto notare, va estremamente fiera».

Anche tu sarai al Gbreak. Perché questo appuntamento è così importante per la comunità LGBTQ italiana?
«Il GBreak sarà una straordinaria occasione di divertimento e aggregazione, occasioni come questa dovrebbero essere sempre più sostenute, poiché fanno in modo di creare coesione all’interno della comunità LGBTQ, e questo è molto importante poiché dobbiamo essere uniti se vogliamo far sentire la nostra voce. Una comunità disgregata non avrebbe la stessa forza e lo stesso impatto».

Che cosa ti aspetti dal GBreak?
«Mi aspetto tanto divertimento, nuove conoscenze, tantissimo relax e di imparare a sciare…»

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