Fashion and food. The dream goes on in the kitchen

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Dalle luci delle vetrine ai nostri salotti e cucine il passo è breve, anzi brevissimo.
Sono in tante ormai le maison che si sono lanciate nel tanto di tendenza mondo del food.
Una delle notizie più recenti è quella della collaborazione tra uno chef di fama internazionale, Chef Cracco, e uno dei personaggi più discussi del Fashion/Star System, l’italianissimo rampollo di casa Agnelli-Elkann, il Lapo dalle mille trasgressioni che ormai non fanno più notizia. L’uomo che in tempi pre-hipster già dimenticava i calzini a casa. Un brand che esporta l’italianità in tutto il mondo. Lui unirà i suoi sforzi con quelli dello Chef veneto, ma meneghino di adozione, in una boutique per quei gentleman possessori di giocattoli molto costosi. Verrà creato una RistOfficina dove le macchine di quei moderni dandy che con ispirazione sartoriale vogliono l’eleganza cucita anche sulla carrozzeria. Le loro macchine verranno coccolate e vestite amorevolmente, mentre i loro sani portatori si vizieranno con la cucina di Chef Cracco. L’apertura è prevista nell’Aprile 2016 dopo la ristrutturazione pensata dall’Arc. Michele De Lucchi che rimetterà a nuovo la stazione Agip del ’52 in Piazzale Accursio a Milano, progettata da Mario Baciocchi.
Ultimo esempio dopo una lunga lista di note case che si sono avvicinate al piacere impiattato.
Da Mark Jacobs, alla recente apparizione in verde salvia di Prada con Marchesi in una sempre affollata via Montenapoleone. Prima Gucci poi Burberry a Londra al 121 della sartorialissima Regent Street nel giugno 2015.
Altro esempio Meneghino è quello di Trussardi alla Scala, Ristorante e Caffè, nel palazzo in centro a che è ormai HQ/Negozio/ShowRoom e da un po’ ormai anche Ristorante dove la famiglia bergamasca ha voluto ricreare tutto il lifestyle della casa del levriero.
Non molto lontano dalla Scala e dal Trussardi, palazzo Armani ospita tra “tutto” anche due Caffè ed un Ristorante. Concept ripetuto in tutti gli alberghi voluti da Giorgio che ha creato uno spazio break anche nella sua permanente sfilata nell’Armani/Silos.
Tanti sono i brand che hanno deciso di fare questo salto, tanti sono italiani, come la casa della Medusa, che in Dubai sotto il sole cocente del deserto ha creato e presentato al mondo una visione dell’italianità che ha passato parecchi inverni a Miami pensando ad una Grecia antica da film Holliwoodiano anni ’50, tutto questo con Vanitas, il Ristorante del nuovo albergo Palazzo Versace. Qui viene sottolineata senza indugi una visione e una forte brandizzazione, quella storica ed univoca della Maison.
Differenziazione? Ritorno al Mondo Brand di memoria anni ’80? O semplice necessità di espressione attraverso una diversa forma d’arte?
Qualunque sia la motivazione è sempre buona se il Food & Beverage sono all’altezza delle confezioni in Boutique.
Un esempio imperituro di Mondo Brand che mai avrebbe potuto lasciarsi scappare la possibilità di definire ulteriormente il proprio lifestyle è Ralph Lauren a NYC con Polo Café che centra l’obiettivo creando un country club, o GastroPub, adornato da scure boiserie in pieno centro. L’essenza dell’America con forti radici è rappresentata alla perfezione.
Ma attenzione, dalla location strategy, al numero dei ristoranti e caffè, passando dall’arredamento sino al sale, tutto deve rientrare nella visione del brand. Un piatto come un abito è espressione di quel marchio e anche una sola nota dissonante può rovinare tutto.
La vena italiana in questo ambito si nota ed è forte, un po’ per cultura della tavola e del food in generale, il sentimento è sempre lo stesso: una bella tavola, una buona compagnia e del buon cibo,
tutto fasciato con abiti magari della stessa Griffe. Diciamolo è molto facile cadere nel classico cliché italiano, quello turistico da film almeno.
La realtà non che si discosti più di tanto dalla fantasia, Moda & Food sono un grande capo saldo nel BelPaese, e con giusta ragione le Maison e le grandi aziende dei gioielli come BVLGARI hanno creato dei luoghi che ricordano i loro prodotti, gioielli in questo caso che sono tradotti con un opulento minimalismo pieno di grigi e marroni scuri, colori che avvolgono sino ai verdi lucenti, attraverso pareti vetrate che fanno trasparire dei giardini geometrici dove il cibo è il completamento di un perfetto biglietto da visita.
Truman Capote suggeriva ormai parecchi anni fa una Colazione da Tiffany, Blake Edwards ci ha regalato una indimenticabile Hepburn cinta da un tubino nero di Givenchy che armata di occhiali, croissant e caffè iniziava, o meglio finiva la giornata sognante davanti alle vetrine del colosso americano dei gioielli, oggi magari non da Tiffany & co, ma da altri questo ora è possibile. Colazione, pranzo o cena che sia, l’importante che abbia il sapore della ricerca di una sfilata.
Da questo deduciamo che come le linee di design che in alcuni e non sporadici casi hanno creato confusione nel consumatore, con il food la moda ha azzeccato la portata. Il food che come mercato ha un potenziale ancora molto ampio, nonostante la sovraesposizione mediatica, è diventato terreno fertile per quelle aziende, dinastie e direttori creativi che si vogliono cimentare con una nuova richiesta di stile, e sino ad ora con pochi scivoloni. In cucina alla fine, la tendenza di stagione è forte, anzi inevitabile.

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