DREAM BOAT | l’amore ai tempi del fast food sentimentale

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Per puro caso ho guardato dream boat, di Tristan Milewski. Un film molto bello se leggi tra le righe.

Si tratta di un documentario, tutto girato durante una crociera dedicata solo ad uomini della comunità gay internazionale, 1000 uomini da 80 nazioni. Alcuni dei partecipanti arrivano da Paesi dove essere gay è facile e socialmente accettato, altri da paesi dove a causa di leggi, religioni e società è ancora illegale, realtà in cui essere se stessi non è tutelato.

Ne sono uscito triturato a dire il vero: ancora non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione di solitudine che pervade tutto il film.

La decisione di cercare l’amore della vita o un amore che duri solo per una notte, non garantisce di essere destinati ad incontrarsi o che la relazione sia destinata a continuare. Certo una crociera, con mille persone tra vecchi e nuovi amici è sicuramente un ottimo catalizzatore del fato!

Feste a tema tutte le sere, divertimento e un sacco di decisioni sbagliate in nome di quel drink di troppo.

Ho pensato di scrivermi addosso – Non giudicare dalla copertina, sforzati di leggere il libro -, si sono un sognatore, o parlo per la sensazione che mi hanno lasciato i protagonisti del documentario.

Il documentario racconta la storia di ragazzi di diverse nazionalità single e non, che hanno deciso di partire su questa bellissima nave, alla ricerca dell’amore o del solo divertimento. Parlano direttamente alla camera, che li segue continuamente. La fotografia, come la regia e le musiche hanno contribuito a lasciarmi questo mantello addosso, costringendomi a scrivere questo pezzo per provare a scrollarmelo di dosso.

A dire il vero Dream Boat è solo una scusa per affrontare un argomento più importante: la solitudine. Una solitudine cosmica di chi vive il nostro tempo, può derivare dall’estetica, dalla pienezza intellettuale, dalla tribe di cui fai parte. Troppi cluster per un un mercato fatto di persone che semplicemente vogliono essere liberamente se stesse.

In fin dei conti, dopo aver trovato il lavoro che ci riempia non solo di soldi, ma anche di dignità e soddisfazione (nel migliore dei casi), dopo esserci circondati di amici, tutti quanti, volontariamente o involontariamente, cerchiamo l’amore. Una ricerca che inevitabilmente ci fa soffrire per un motivo o per un altro. Chi non ha mai sofferto per amore, o è stato fortunato o semplicemente non si è mai innamorato.

 

 

Il film è un ottimo spaccato di una realtà, che molto spesso si evita di guardare.

Ho parlato con molte persone che mi hanno portato le loro esperienze, esperienze di mancanza, di disinteresse. Ciò che ho potuto dedurre superficialmente è che, in qualsiasi tribe ci si rispecchi, vettore di genere e tendenza sessuale con cui sei nato, l’amore ai tempi della sovraesposizione mediatica del sé spesso recita: “stiamo bene e condividiamo quelle poche ore che decidiamo di passare assieme”.

Mi chiedo: è possibile che al tempo del fast food anche l’amore sia diventato un hamburger?

La velocità con cui viviamo i nostri sentimenti è paragonabile a un bel panino mangiato in strada?

Da quello che ho avuto il piacere di sentire e vivere, un bell’appuntamento con diversi generi di consumazioni, può rimanere li fermo nel tempo ed unico. Si decide di passare quelle tre ore, o tutta la notte con una persona, per poi dirsi addio la mattina dopo?

Da questa brillantissima domanda ho dedotto la base della moderna filosofia sentimentale. È meglio fermarsi sino a che le cose sono perfette, se continuassimo potremmo rovinare il ricordo che abbiamo di noi. NOI?

Così un rapporto fast food rischia di diventare la storia migliore che abbiamo avuto! Sia che si tratti di noia, sia che si tratti di paura. Da questo deriva la solitudine nel tempo dell’amore dal consumo veloce. Hai condiviso momenti bellissimi con gente che quella notte ti amato, ma veramente, avete bruciato assieme, avete mangiato, riso, ma la mattina dopo si torna alla vita reale!

Siamo così impegnati a guardarci allo specchio per guardare che accanto non abbiamo nessuno?

È così difficile ormai imparare a condividere il proprio quotidiano, i propri segreti, le proprie manie, problemi e dolori come le gioie, che preferiamo dormire a quattro di bastoni piuttosto che abbracciati. Chi vi ha fatto soffrire così tanto da non volervi condividere più? Ovviamente sto generalizzando.

 

 

Ma quando parliamo di sentimenti e condivisione sembriamo tutti Gollum il personaggio del signore degli anelli spaventati, che il prossimo|a possa rubarci l’ennesimo pezzo di cuore.

Ma di cosa parliamo sostanzialmente, di una solitudine che ricerchiamo strenuamente, ci crogioliamo nella semplice malinconia derivante da una solitudine autoindotta, figlia dalla poca volontà o paura di ricondividere quello che abbiamo dentro gli occhi. Il terrore di farci viziare da una persona che non siamo noi, perché tanto – mi deluderai anche tu , lo so–, vi è mai capitato di pensarlo, sono sicuro di si!

Siamo talmente concentrati su quello che gli altri possono darci nel bene o nel male, all’inferno che potrebbero farci passare, da non pensare che per chi abbiamo di fronte il vero inferno potremmo essere noi? E poi siete così sicuri che sarebbe andata male?

I nostri telefoni sono diventati uno specchio univoco di quello che vogliamo vedere, senza mai consigliarci la verità degli altri! Dai dimmi una bugia, che oggi ho bisogno di avere ragione!

 

 

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