Carl Brave x Franco 126, tra canzoni e camere oscure

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In un’epoca digitalizzata, dove tutto scorre a velocità doppia e anche gli stessi rapporti tra le persone hanno subìto modifiche sostanziali, la vita non è più scandita dai minuti ma da frame, fermi immagine che diventano immortali. Mcluhanamente parlando è il contasto fra società acustica e società visiva.

A Roma, nel quartiere Monteverde, queste istantanee raccontano del disagio generazionale, attraverso le canzoni visive di Carl Brave e Franco 126 riusciamo quasi a toccare con mano la vernice delle scritte A.C.A.B. che imperversano sui muri. E dire che queste “foto” rischiavano di rimanere a impolverarsi in qualche cassetto, poi qualcosa si è rotto nella vita di Carlo Luigi Coraggio e Franco Bertolini, un lavoro lasciato per inseguire la loro vera passione, la musica.

Il primo album esce il 5 maggio del 2017, Polaroid già all’esordio fa parlare di sé tra gli addetti ai lavori, anche e soprattutto per la commistione di generi di cui è impregnato, un meltin’pot di hip hop, rap, indie, trap, fino a scomodare il cantautorato. Ma il successo non arriva subito. Questo concept album dovrà aspettare per avere la sua consacrazione, il tempismo però gioca a favore di Carl e Franco. Il 21 luglio infatti una loro collaborazione con Coez per il singolo “Barceloneta” permette una diffusione più ampia dei loro lavori. Da lì è tutto un crescendo. I due diventano tra i più ricercati su Spotify, vengono canticchiati da mezza Italia, nonostante la loro chiara inflessione romanesca, tanto che il 13 dicembre arriverà la certificazione Disco d’oro dalla FMI. A gennaio 2018 la nota rivista Rolling Stone piazza Polaroid al primo posto nella classifica dei migliori album italiani del 2017.

Ma cosa ha spinto milioni di giovani italiani a identificarsi nelle canzoni di Coraggio e Bertolini? Innanzitutto le tematiche sociali: le pennellate pasoliniane con cui dipingono Roma ci fanno apprezzare non solo i punti di forza della capitale più bella del mondo, ma anche le sue criticità, le sue falle. Un naturalismo quasi alla Emile Zola; il precariato lavorativo ed emotivo dei giovani, di quelli che spendono tutto a un all you can eat pur non avendo soldi, di quelli che si innamorano delle tipe con Iphone e Sauvignon, tutte di un altro pianeta. Anche il dialetto romano ha contribuito. Come ammesso dagli stessi Carl Brave e Franco 126 esso poteva risultare un impedimento alla fruibilità di più persone, invece proprio le stesse espressioni gergali della Roma bene, come “pellaria”, estrapolata da “tirasse pellaria”, hanno fatto breccia nella cuffiette di tutta Italia. Perché uno quando ce l’ha col mondo non ha tempo di sfogarsi in italiano.

Polaroid non ci racconta dei primi della classe, né di chi sta in basso. Polaroid è vincente perché abbraccia tutti quei giovani attanagliati dalla mediocritas borghese e li fa sentire capiti almeno per almeno 31 minuti, il tempo necessario per sentire tutte le 10 tracce. Pardon, foto.

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