Buffon saluta la Juve: la carriera di un superportiere tra ombre e tante luci

Comments (0) Sport

Ci siamo. Domani, alle ore 15, davanti a un Allianz Stadium gremito e di fronte all’Italia intera, Gianluigi Buffon giocherà l’ultima partita in carriera con la maglia della Juventus. Il portierone bianconero, accreditato da molti come “il miglior portiere di tutti i tempi”, oltrepassata la fatidica soglia dei 40 anni, non difenderà più i pali della Vecchia Signora. Non ci saranno più le sue urla da vero tifoso, i suoi rimproveri ai difensori poco attenti, non ci sarà più il suo carisma in mezzo al campo. O almeno a Torino.

E sì, perché, sebbene Buffon si sia espresso chiaramente sul fatto che sarà l’ultima partita con la Juventus, ancora non ha sciolto le riserve sul suo prossimo futuro: continuerà a giocare anche lontano dallo Stadium o appenderà definitivamente i guantoni al chiodo?

Le offerte non mancano e sono anche importanti, come lo stesso Buffon ha ammesso ai microfoni di una toccante conferenza stampa a fianco del presidente Andrea Agnelli. E ci sono sia offerte per il Buffon giocatore (si parla di una suggestiva tentazione PSG), sia per il Buffon dirigente (su tutte, la Juventus stessa), quindi la scelta per il numero uno di Carrara è davvero ampia.

Una carriera brillantissima, legata alle tre squadre della sua vita, Parma, Juventus e Nazionale, ma anche offuscata da alcune ombre che, per quanto non abbiano intaccato l’immensa bravura tra i pali, hanno sicuramente annebbiato la caratura morale di Gianluigi Buffon.

Nel ’99, ai tempi del Parma, fu deferito dalla commissione disciplinare per aver indossato una maglietta con su scritto “Boia chi molla”, frase di mussoliniana memoria. Nel 2001 rischiò addirittura il carcere per essersi iscritto all’Università di Parma dichiarando di essersi diplomato presso un istituto di ragioneria con voto di 42/60. Il diploma si rivelò un falso, addirittura non c’era nessuna traccia di Buffon in quell’istituto, e si parlò anche di 4 anni di reclusione. La pena verrà poi evitata dal patteggiamento. Nel 2006, poco prima che iniziasse la fortunata spedizione italiana ai Mondiali di Germania, il nome di Buffon venne associato anche ad un giro di scommesse illegali, soprattutto sul mondo dell’ippica, ma le accuse si riveleranno infondate e lo stesso portierone ammetterà che si trattava solo di “scommesse pulite”. Il 25 febbraio 2012, dopo la storica partita Milan-Juventus e il gol fantasma di Muntari che non venne convalidato, scatenando le ire dei tifosi rossoneri, Buffon ebbe a dire davanti alle telecamere che, se pure si fosse reso conto che il pallone aveva varcato di ben 70 cm la linea di porta, “non avrebbe aiutato l’arbitro”. Dichiarazioni che se vogliamo possiamo congelare e associare a quelle post Real Madrid-Juventus dell’11 aprile scorso, dove un rigore concesso dall’arbitro Oliver al 93′ ai padroni di casa (rigore peraltro abbastanza legittimo) scatenò le proteste veementi dello stesso Buffon: in partita fu espulso per frasi ingiuriose nei confronti del direttore di gara e a fine partita parlò di “mancanza di sensibilità”, “pattumiera al posto del cuore”, “un sogno infranto dall’arbitro”. Insomma, due pesi e due misure.

Ma, come detto, Buffon non è solo questo.

Buffon è soprattutto l’uomo dei 9 scudetti con la Juve, l’uomo dei 974 minuti di imbattibilità in Serie A (record della categoria), l’uomo che è sceso in Serie B pur di non abbandonare quel bianconero che ormai sentiva come una seconda pelle. E che dire delle gioie che San Gigi ci ha regalato in Nazionale? Nelle sue 176 presenze con la maglia azzurra (record assoluto) ha saputo far gridare ed esultare più volte milanisti, laziali, interisti, napoletani, romanisti, tutti uniti dal tricolore, a sperare che quei guantoni facessero il miracolo. E spesso lo faceva. Come dimenticare che la splendida cavalcata che ci ha resi Campioni del Mondo nel 2006 è passata anche dalle sue parate? E come dimenticare i tiri di Nedved neutralizzati, la smanacciata sul tiro violentissimo di Podolski ai supplementari con la Germania, il miracolo sul colpo di testa ravvicinato di Zidane in finale che evitò la capitolazione?

In attesa delle sue rivelazioni sul futuro, solo una cosa possiamo dire a Gianluigi Buffon: grazie. Grazie per 23 anni di carriera spesi a difendere quei pali, col sole, con la pioggia o la neve. Grazie per essere stato un’icona di un calcio da eroi, per essere stato d’esempio per tutti quei portieri amatoriali che avevano il tuo poster in camera e sognavano la Serie A. Grazie per tutte le emozioni che hai saputo darci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

Vai alla barra degli strumenti