Bitcoins, BlockChain e ICOs

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La notizia finanziaria di questi giorni è il lancio sul Chicago Board Options Exchange dei derivati finanziari che permettono di scommettere sulla valutazione della criptovaluta più conosciuta al mondo, i Bitcoins.

La notizia è una bomba non solo perché il mercato finanziario, che ha sempre snobbato e anche un po’ deriso Bitcoin e fratelli, ha ora deciso di aprire a tale innovazione, ma anche perché sta avendo un successo eccezionale, infatti il sito del Chicago Board Options Exchange si è bloccato più volte per i troppi accessi.

Pensate che un Bitcoin a Maggio del 2012 valeva 2 Dollari, nel 2013 ne valeva già quasi 200, e al suo accesso sul mercato finanziario di Chicago è arrivato a toccare la soglia di 19000 Dollari, per poi assestarsi intorno ai 14500.

Bitcoin ha raggiunto un valore di mercato di 271 Miliardi di dollari, cioè più di 488 delle 500 Corporation dello Standard&Poor’s 500. Per intenderci, Bitcoin vale più di colossi come Goldman Sach.

Ora che sappiamo di cosa stiamo parlando in termini economi, bisogna fare un po’ di chiarezza su che cosa sono i Bitcoin. Ma prima ancora, bisogna sapere cosa è una criptovaluta, perché è sensazionale che ci sia il listino su un mercato finanziario e sopratutto cosa è la BlockChain, perché è quello su cui si basa tutto. E poi vi dico anche cosa sono le Ico, cioè la questione finanziaria più complessa e forse più importante del prossimo futuro finanziario globale.

Bitcoin è il nome di una criptovaluta, esattamente come Dollaro o Euro sono il nome di una valuta classica.
Perché questa specificazione così banale? Perché spesso si confonde il Bitcoin con il concetto stesso di criptovaluta, essendo la più famosa. É sì la più famosa, ma non è assolutamente l’unica.
Infatti oggi ci sono circa 1300 criptovalute, per un valore che si aggira intorno ai 400 Miliardi di dollari. Di queste criptovalute, però, solo 17 superano il valore di 1 Miliardo.

Tutte queste valute, si differenziano dalle valute classiche per due aspetti principali:
1- non dipendono da nessuno stato o confederazione di stati. Sono valute apolidi, esistono solo nella rete.
2- non sono sotto il controllo di nessun organo bancario, come Bce, Bankitalia, Federal Reserve, Fmi etc… L’unico organo che la gestisce è la domanda di mercato.

Ora la domanda da porsi è, chi emette i Bitcoin o le altre criptovalute? Bene, è qui che entra in campo la BlockChain, che si basa su un protocollo peer-to-peer.
Sostanzialmente si tratta di una Base Dati Distribuita, impossibile da manomettere. Essa si basa su Blocchi, Miners e Nodi.
Non c’è un modo semplice per spiegarlo, ma cercherò di esserlo il più possibile.
Ogni blocco della catena è formato da due codici alfanumerici che servono a collegarlo al blocco precedente e a quello successivo. Ogni blocco contiene anche il numero di transizioni.
I Bitcoin vengono estratti da questi blocchi dai Miners. I Miners sono software in grado di decriptare i blocchi risolvendo problemi matematici complessissimi. Ogni volta che un Miner risolve un problema, vengono liberati un certo numero di Bitcoin e il blocco si completa con l’informazione della transizione effettuata.
Infine ci sono i nodi, che sono computer collegati alla rete dei Bitcoin, i quali conservano e distribuiscono una copia di ciascun blocco. Se si dovesse rompere un nodo, nulla succederebbe di grave perché le informazioni di ogni blocco, di conseguenza di ogni transizione finanziaria, sono memorizzate da ciascun nodo e nessuna informazione può quindi essere persa.
Questo rende la BlockChain inattaccabile da hacker o incidenti informatici.

Per questo la BlockChain si presta ad essere usata anche per altre funzioni oltre a quella delle criptovalute.

Infine ci sono le Ico, acronimo di Initial Coin Offering.
Sono un metodo di approvvigionamento di capitali per le imprese basato sull’emissione di una propria criptovaluta. Si tratta di qualcosa simile ad un’ Opa, Offerta Pubblica d’Aquisto, ma con molte differenze.
Anzitutto le Opa vengono emesse da aziende consolidate, mentre le Ico le emettono le aziende in fase di Start-Up. Inoltre le Opa sono controllate da tutti gli organi preposti alla funzione di controllo che lavorano con il mercato finanziario e permettono di acquisire una parte delle azioni emesse dall’azienda.
Con le Ico invece l’azienda non emette azioni, ma Token di una propria criptovaluta, il cui valore è legato all’andamento dell’azienda stessa. Per cui chi compra dei Token, non ha potere di voto sull’azienda e non ne possiede “un pezzetto”, ma possiede un valuta legata all’andamento del valore di mercato della azienda stessa.

Anche se ancora agli albori ed è chiaramente criticata da tutti gli istituti finanziari, questa tipologia di investimento potrebbe davvero diventare la prossima singolarità nel mondo della finanza.
Infatti, fino a qualche anno fa tutti gli operatori finanziari screditavano anche i Bitcoin, e molti lo fanno ancora, spesso hanno ragione, perché il rischio d’investimento è alto e non tutti dovrebbero partecipare a questo gioco, ma spesso queste critiche nascondono la paura degli istituti finanziari di perdere la loro leadership di fronte alla emissione di moneta più democratica che si sia vista nella storia dell’uomo.

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