Attraverso gli occhi dell’autismo. Jorit accoglie Niccolò nella sua Tribù Umana

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jorit

 

Fotografia: Vincenzo De Simone

Delicato e incisivo. Due aggettivi che stanno bene insieme perché ossimori e allo stesso tempo preziosi. La mano che impugna la bomboletta spray e scivola sulla parete, la leggerezza del tratto che lascia un solco sulla superficie, ma anche nell’anima di chi osserva il murale nella sua interezza.

Lo street artist Jorit Agoch ha raggiunto da tempo questo equilibrio fatto di iperrealismo e umanità. In giro per il globo dipinge volti e sguardi di ragazzi comuni o noti, tutti con un inconfondibile segno sul viso: un marchio tribale di appartenenza a una grandissima e infinita comunità. La tribù umana, per l’appunto.

C’è finito anche Diego Armando Maradona. Lui napoletano di origine (suo padre è di Napoli, sua madre è olandese) ha reso omaggio al “Dios umano” con un pezzo mastodontico su una facciata di un palazzo a San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale di Napoli. Periferia esistenziale anche, le palazzine popolari attraverso l’arte si sentono al centro di un disegno superiore, aggregate alla vita e non isolate.

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Fotografia: Vincenzo De Simone

Da Dio ai santi, Jorit nel quartiere di Forcella, tre anni fa, aveva dipinto un enorme volto di San Gennaro con il volto di un suo amico, un operaio di 35 anni. Gente comune che l’artista ha incrociato nella sua vita, dice «santifico le persone del popolo come Caravaggio» in un “continuus” semantico che porta ancora una volta la tribù e l’essere umano al centro del dialogo.

E poi gli occhi dei suoi ritratti hanno sempre una luce particolare. Anche “gli occhi bassi e lo sguardo sfuggente”, come lui stesso ha scritto su un post su Facebook, di Niccolò, il nuovo ragazzo accolto nella famiglia tribale. Anche lui gigantesco, sorge accanto al fuoriclasse argentino. Niccolò è un ragazzo di 15 anni affetto da autismo. La delicatezza e l’incisività dell’umanità (ancora una volta) di Jorit è tutta qui: far esplodere il suo talento e mostrarlo il 2 aprile, tra un’abbuffata e un’altra in italico stile da pasquetta, nella Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo.

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Fotografia: Vincenzo De Simone

La riflessione di Jorit si sposta anche su Facebook, dove, accanto all’impattante immagine, scrive:

«Vedendo Niccolò si prova una sensazione di totale chiusura occhi bassi e sguardo sfuggente ma passandoci anche solo poco tempo insieme ci si ritrova quasi subito immersi in un mondo totalmente diverso dal quotidiano, un mondo strano dove non si capisce bene il senso delle cose. Questo fa riflettere perché in fondo non è che sia molto dissimile dalla realtà “normale”. In effetti quanti di noi posso dire di aver capito davvero il senso dell’ esistere? E poi siamo sicuri che c’è davvero un senso? Comunque se mai ci dovesse essere è quello che si può percepire avendo un esperienza con una persona autistica o comunque con una qualsiasi persona “speciale” che più delle cosiddette persone “normali” ha necessità di affetto e di cure e trasmette quelle sensazioni molto forti, che si provano quando si riflette su ciò che è davvero importante. Forse il senso è proprio nella relazione con le persone che ci circondano, nel dare e nell’ avere; ne dare secondo le proprie capacità e nel ricevere secondo le proprie necessità. Le persone autistiche sono fragili e hanno bisogno di figure specializzate e competenti che si occupino di loro. Un paese progredito deve avere uno stato sociale forte che si prenda cura di ognuno dei componenti di questa società che dovrebbe essere un unica grande famiglia».

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Fotografia: Jorit Agoch

Nelle storie che passano attraverso l’empatia dello street artist ci sono lotte quotidiane di guerrieri con l’armatura di cartone per citare il video e il messaggio della canzone “Eroe” di Caparezza, volto che lo stesso Jorit ha immortalato e inserito nella sua grande famiglia. Manifesti di chi stringe quotidianamente i pugni e lotta tutte le ore. Sulla stessa facciata, qualche settimana prima, l’artista aveva scritto la poesia-filastrocca “Piccolo Principe” di Germana Bruno proprio sull’autismo e con una citazione del più famoso libro di Antoine Saint-Exupéry si chiude l’intervento dei genitori del ragazzo che ritroviamo nuovamente sul profilo di Jorit:

«Per il 2 aprile ormai da qualche anno è stata istituita la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, che ha avuto il merito di far conoscere ad un numero sempre maggiore di persone un mondo che molti, forse troppi, ancora ignorano. Per una strana ironia della sorte in un pomeriggio uggioso pressappoco negli stessi giorni esattamente il 4 aprile di 15 anni fa, uno specialista ci comunicò che quegli strani e buffi comportamenti di Niccolò che a volte tanto ci facevano sorridere e inquietare allo stesso tempo e i suoi silenzi o le poche paroline quelle si davvero buffe, avevano un nome non altrettanto buffo e invece molto inquietante: sindrome dello spettro autistico, inutile dire che 15 anni fa a parte la parola spettro che evocava di per sé scenari cupi, dell’ autismo non sapevamo nulla se non stupide idee e pregiudizi. Ci hanno ripetuto più volte che siamo dei genitori speciali ma vi confesso che ho desiderato per anni in ogni singolo giorno della mia vita di poter essere un genitore normale ma è negli stessi anni che ho capito che noi di speciale non abbiamo avuto niente se non Niccolò che con i suoi sorrisi e la sua presenza ci ha reso la vita migliore e ci ha dato la possibilità di incontrare persone meravigliose in questo lungo cammino che ci hanno aiutato e confortato; tenuti in piedi. Per qualche strana magia come per osmosi tutti quelli che hanno incrociato Niccolò sul loro percorso si sono lasciati contagiare da questa gioia, tra queste persone nell’ ultimo mese e mezzo si sono aggiunte altre persone, che negli occhi di Niccolò hanno colto tutto quello che di meraviglioso c’è solo per quelli che sanno guardare davvero: l’ essenziale invisibile agli occhi».

Gli occhi di Niccolò: delicati e incisivi.

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Fotografia: Vincenzo De Simone

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