AlterEgo: i pensieri diventano ricerche su Google

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alter ego
img credit:MIT

Qualche settimana fa abbiamo iniziato a parlare di intelligenze artificiali e di cyborg, prendendo come punto di partenza Neuralink, la società fondata da Elon Musk che si pone di creare un ponte di collegamento tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, integrando la seconda nella prima attraverso cip installati nel cervello umano.
Oggi parliamo di qualcosa sempre legato all’intelligenza artificiale e all’unione tra software umano e software artificiale. Però in questo caso è qualcosa di molto meno invasivo, almeno fisicamente, moralmente lascio ad ognuno la propria opinione.
Infatti si tratta di un dispositivo che non richiede nessun intervento chirurgico poiché si indossa esternamente.
Questo dispositivo si chiama AlterEgo, è stato sviluppato da Arnav Kapur e Pattie Maes, ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed esteticamente somiglia molto alle classiche cuffie con l’auricolare e il microfono.
Anche dal punto di vista del funzionamento, non risulta così invasivo come andare a leggere gli stimoli sulla corteccia celebrale, infatti AlterEgo si limita a leggere gli impercettibili movimenti neuromuscolari sul nostro volto, un procedimento che si chiama Subvocalizzazione.
Sostanzialmente, quando noi pensiamo di dire qualcosa, il nostro cervello invia le informazioni al nostro viso come se lo stessimo realmente dicendo e questo reagisce facendo dei movimenti minimi.
AlterEgo, basandosi su un’intelligenza artificiale interpreta questi piccoli movimenti riconoscendone il pensiero associato sottostante e li tramuta in una ricerca su Google.
Una volta avvenuta la ricerca, la risposta alla questione posta col solo pensiero, viene passata al nostro cervello utilizzando l’orecchio, però tramite la conduzione ossea, cioè bypassando il timpano, in modo che una persona possa fare sia ricerche su Google e sapere le risposte, sia sentire i rumori del mondo esterno allo stesso tempo.

Anche in questo caso, il prototipo è ancora in via di perfezionamento, ma le occasioni d’uso non sono solo quelle associate alla sola ricerca su Google.
Infatti un prodotto simile era quello che permetteva al grandioso Stephen Hawking di parlare attraverso un computer che interpretava i suoi piccoli movimenti, quel prodotto si chiamava Acal ed era stato sviluppato appositamente per lo scienziato da Intel.
Tornando ad AlterEgo, i due sviluppatori hanno fatto sapere che nei test finora l’accuratezza delle risposte si attesta intorno al 90%.
Un altro passo verso l’unione tra uomo e macchina o solo un altro gadget per impiegati super oberati di lavoro?
Non lo so, però a me farebbe molto comodo programmare su un dispositivo e nel frattempo fare le ricerche di cui necessito dimezzando i tempi, quello che non so è quanto possa diventare stressante… Per questo aspettiamo di poterli provare.

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