Addio allo scrittore Alessandro Leogrande, la voce di un mondo dimenticato

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Se n’è andato senza un perché, come i protagonisti delle sue inchieste, vittime del caporalato, di scafisti senza scrupoli, del capitalismo che uccide. Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore, è morto a 40 anni nella sua abitazione di Roma, stroncato da un malore.

Originario di Taranto, Leogrande ha ben presto superato confini e barriere nella sua opera letteraria, dedicandosi agli ultimi, ai migranti in mare, agli uomini senza nome che affollano le strade delle nostre città, ai lavoratori Ilva costretti a scegliere tra lavoro e salute, ai braccianti sfruttati delle campagne pugliesi.

Ha scritto per la rivista “Lo Straniero”, di cui è stato vicedirettore, ha collaborato con diversi periodici e quotidiani (“Internazionale”, “Minima&Moralia”, “Corriere del Mezzogiorno”, “Il Riformista”). Ha lavorato anche con Radio 3, ma è con la produzione editoriale che lo scrittore ha raccontato a piene mani quel mondo così vicino a noi, ma che rifiutiamo di vedere e spesso anche raccontare. Le vittime del mare sono i protagonisti dei suoi romanzi “Il naufragio” (2012) e “La frontiera” (2015), vincitori dei premi giornalistici Kapuscinsky e Carlo Marincovich. In “Uomini e caporali: viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud” (2008) ha denunciato la vergogna dei lavoratori schiavi nel Tavoliere foggiano.

Umile e disponibile nonostante fosse ormai un punto di riferimento sul tema immigrazione, Leogrande lascia un ricordo pieno di straordinaria umanità in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Detestava l’indifferenza, più di una volta ha paragonato le vittime del mare alla tragedia della Shoah. Negli ultimi tempi era stato in Argentina perché si stava occupando della storia dei desaparecidos, le vittime delle dittature militare sudamericane.

L’annuncio della sua morte è stato dato dal padre su facebook: «Alessandro, per me, era bellissimo. Alessandro era la Gioia, Che entrando in casa , ci coinvolgeva e travolgeva, roboante e trascinante; ma era anche il lavoro fatto bene, analitico e profondo; tutto alla ricerca della verità; ed era anche la denuncia; fatta con lo stile dell’annuncio, che, nonostante tutto, un mondo migliore, è ancora possibile. Ho sempre percepito, orgogliosamente, che la Sua essenza fosse molto, ma molto migliore della mia. Oggi questo padre si sente orfano. Sento pesantemente scendere le ombre nella mia vita», ha scritto Stefano Leogrande.

Sui social in molti hanno voluto lasciare un pensiero in memoria dello scrittore. I suoi amici, le case editrici con cui ha lavorato, le istituzioni come il sindaco di Bari, Antonio Decaro (“Era un giornalista acuto, attento osservatore, legato alla sua Taranto e alla sua terra”) e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (“Una perdita irrimediabile”).

Commosso il messaggio postato su Instagram da Roberto Saviano: «Addio amico mio, addio anima che aveva il coraggio della bontà e dell’indignazione. Questo mondo di merda l’hai davvero cambiato, perché con le parole hai agito sui tuoi lettori e su chi, come me, ti ha ascoltato, letto e voluto bene. Sei stato luce di baleno, ma restano i tuoi libri. I tuoi grandi libri. I tuoi immensi libri».

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