A star is Born: c’è chi nasce Gaga e chi dipinge Lady Gaga

Comments (0) Art & Culture

La sua può essere una Poker Face, ma potrebbe essere anche una “illusione perfetta”. Stiamo chiaramente parlando di una, nessuna e centomila Lady Gaga. È stata vestita di carne, è stata vestita interamente di pizzo, ma è stata anche una diva anni ’50, è la regina incontrastata del pop e dei travestimenti, paladina dei Little Monster e star miliardaria. Insomma con Gaga si sono divertiti a sperimentare stilisti e designer dal grande talento, come il compianto Alexander McQueen.
Proprio perché Lady Gaga gioca con la moda contemporanea e con quella del passato, creando un guardaroba che prende spunto dagli outfit delle Drag Queen e dagli abiti sfolgoranti delle star di Hollywood, mescolando abilmente i pezzi più eccessivi dei designer ai nude look.
Forse è anche per questo che milioni di Drag Queen al mondo vestono ogni giorni i panni di Lady Gaga. E lei, che fino ad oggi non aveva mai vestito i panni di nessun altro se non i suoi, vestirà i panni che, nel 1976, sono stati già indossati da Barbra Streisand, nel 1954 dalla leggendaria Judy Garland e nel 1937 da Janet Gaynor in “A Star is Born”.
Il remake del grande classico è stato prodotto da Clint Eastwood, l’attore protagonista nel ruolo di Norman, Bradley Cooper che debutterà anche nel ruolo di regista. E sembrerebbe che sia stato proprio Cooper a contattare la cantante e a proporle di interpretare il personaggio di Esther Blodgett, al secolo Vicki Lester, dopo una sua esibizione per una raccolta fondi per la ricerca contro il cancro.
Il film sarà nelle sale cinematografiche solo nel 2018, intanto sembra che Gaga abbia già terminato di incidere i nuovi arrangiamenti della colonna sonora. Non so voi, ma io non vedo l’ora di ascoltare il remake firmato da Lady Gaga di “The man that got away”, la canzone che ha reso iconico questo film.
Se siete dei Little monster certificati e non potete aspettare il 2018 per rivedere la Gaga del vostro cuore, dovete sapere che fino al 15 ottobre 2017, potrete vederla esposta nella collezione di Villa Panza, a Varese. La mostra è stata realizzata da Robert Wilson for “Villa Panza. Tales”.
Sembra che dopo la visita di Wilson a Villa Panza sia nato un progetto denso e complesso, ricco di rimandi più o meno espliciti alla storia dell’arte. Il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha scelto di dedicare una mostra al poliedrico artista di origini texane, maestro della cultura visuale e performativa contemporanea, per le sottili affinità che legano la sua poetica, visionaria e minimalista allo stesso tempo, alla visione etica ed estetica di Giuseppe Panza. “Panza – spiegano sul sito del FAI – aveva concepito la creazione e l’allestimento della propria collezione come un’avventura intellettuale e un percorso spirituale per poter accedere alla dimensione dell’infinito. Le grandi installazioni portate a Varese negli anni Settanta furono tra le più mature espressioni delle ambizioni idealistiche e universalizzanti del suo pensiero”. Proprio per questo la mostra si estende al parco con una suggestiva installazione permanente intitolata A House for Giuseppe Panza, aperto omaggio al collezionista milanese che abitò la villa e diede vita al museo”.
Ma torniamo a Lady Gaga. Già perché “il nucleo più numeroso, che occupa interamente l’ala sud del primo piano della villa, è costituito dalla serie dei Lady Gaga Portraits un importante progetto realizzato nel 2013, esposto nello stesso anno al Louvre di Parigi e ora presentato per la prima volta in Italia” spiegano sul sito del FAI.
Gaga da nuova vita a tre celebri dipinti del passato, che il FAI definisce “connessi in maniera diversa all’idea della morte”. Dal ritratto di Mademoiselle Caroline Rivière (1806) di Jean-Auguste-Dominique Ingres, effige di un’adolescente scomparsa prematuramente, al popolarissimo La morte di Marat (1793) di Jacques-Louis David, cruda rappresentazione del momento successivo all’assassinio del rivoluzionario francese. Da ultimo, alla Testa di San Giovanni Battista (1507) del leonardesco Andrea Solari, una piccola tavola oggi al Louvre giocata sul netto contrasto luce-ombra e sul virtuosismo dei riflessi luminosi.
Una inedita Lady Gaga? In fin dei conti Gaga è sempre Gaga.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.

[contact-form-7 404 "Not Found"]