Vaccini, la task force del governo italiano contro psicosi e fake news

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Il governo italiano in difesa dei vaccini. Con un decreto legge, Palazzo Chigi ha deliberato l’obbligatorietà di dodici vaccini per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne: solo i bambini vaccinati potranno così accedervi, mentre il testo prevede delle sanzioni economiche ai genitori che decideranno di non vaccinare i propri figli dalla scuola elementare in poi. L’esecutivo di Gentiloni vara così un provvedimento eccezionale e urgente, così com’è un decreto legge da convertire in legge dal Parlamento entro 60 giorni, per mettere un freno alla diminuzione dei vaccini in Italia, conseguenza diretta dell’ampio dibattito sollevatosi nel Paese sui presunti effetti collaterali della vaccinazione.
I dodici vaccini, di cui alcuni erano già obbligatori, sono: poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, haemophilus di tipo B, anti meningococco B, morbillo, rosolia, parotite, varicella, antimeningococco C. Prima del governo centrale, già alcune regioni italiane si erano mosse per combattere il sempre più crescente scetticismo (pericoloso e ingiustificato) contro i vaccini, antidoto irrinunciabile per contrastare e vincere numerose malattie. Era già accaduto in Emilia Romagna, ad esempio, in cui bisogna essere già vaccinati per potere frequentare gli asili nido.

La psicosi anti vaccini, sospettati secondo i giudizi più superficiali e improvvisati di avere una connessione con l’autismo, ipotesi destituita di ogni fondamento scientifico, aveva provocato le preoccupazioni del Ministero della Sanità: le vaccinazioni antimorbillo, ad esempio, sono indispensabili per evitare possibili complicazioni, come le polmoniti e le meningiti.

La task force a favore dei vaccini sembra però una battaglia solo italiana: nell’Ue, solo 14 paesi su 29 (compresi Islanda e Norvegia) hanno almeno una vaccinazione obbligatoria. I restanti 15 (tra cui Spagna, Germania, Portogallo e Regno Unito) non ne prevedono l’obbligo, ma consigliano espressamente di sottoporsi ai principali vaccini. Duecentoottanta milioni di cittadini europei hanno libertà di scelta sul tema: l’obiettivo è quello di convincere i propri cittadini attraverso campagne informative, una decisione forse eccessivamente arbitraria visto quante vittime ci sono state nel corso della storia in Europa a causa di malattie, come la poliomelite. Tuttavia, va sottolineato che questa strategia non ha causato alcun aumento di epidemie o minacce alla salute pubblica ma solo piccole flessioni delle coperture vaccinali. Informare, raccomandare, consigliare: è su questi binari che si muovono i Paesi europei che non prevedono l’obbligo di vaccinazione.
Nello specifico, secondo un’indagine di Eurosurveillance, i vaccini contro la polio sono obbligatori in 12 Stati, quelli contro la difterite e il tetano sono prescritti in 11 Paesi, la vaccinazione anti epatite B è prevista in 10 nazioni. Così come accade in Germania, Stati Uniti e Canada hanno adottato una strategia mista: non sono previste sanzioni per la mancata vaccinazione, ma l’ammissione a scuola è accettata attraverso una certificazione medica.

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